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Femminicidio, Bufera su Nordio: “Alcune etnie hanno sensibilità diverse sulle donne”. Scattano le critiche

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Di European Union, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=149787323

Le parole del Ministro della Giustizia accendono il dibattito sulla violenza di genere e sollevano accuse di razzismo e strumentalizzazione. Pioggia di critiche dal PD e dai centri antiviolenza

​Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha recentemente suscitato polemiche con le sue dichiarazioni riguardo alla violenza di genere. Durante un evento a Salerno, commentando i recenti femminicidi di Sara Campanella e Ilaria Sula, Nordio ha affermato che tali atti “si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”.​

Queste parole hanno immediatamente scatenato reazioni critiche. Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, le ha definite “inaccettabili”, sottolineando che la maggior parte dei femminicidi avviene in ambito domestico per mano di uomini italiani. Braga ha inoltre accusato Nordio di “razzismo strisciante” e ha esortato la Premier Meloni a prendere le distanze da tali affermazioni.​

Anche i parlamentari del PD membri della commissione Femminicidio hanno espresso disappunto, affermando che i femminicidi non si fermano “agitando odio etnico” e che la maggior parte delle violenze contro le donne è perpetrata da uomini italiani che non accettano la fine di una relazione.​

Antonella Veltri, presidente dei centri antiviolenza D.i.Re, ha criticato le dichiarazioni di Nordio, sottolineando l’importanza di un piano di prevenzione efficace che coinvolga l’intera società, le scuole e i centri antiviolenza. Ha inoltre messo in dubbio l’utilità del recente disegno di legge sul femminicidio promosso dal governo, chiedendo misure più concrete e preventive.​

In precedenza, il Ministro Nordio aveva evidenziato l’importanza dell’educazione nel contrastare la violenza di genere, affermando che “le leggi ci sono, la magistratura opera bene e il codice rosso funziona”, ma che ciò che manca è “la rieducazione al rispetto dei diritti dei soggetti cosiddetti deboli e al rispetto dell’uomo nei confronti delle donne”.​

Queste dichiarazioni hanno sollevato un acceso dibattito sull’approccio del governo alla prevenzione della violenza di genere e sull’importanza di evitare generalizzazioni che possano alimentare stereotipi etnici.


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