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Entertainment

L’opera dei contrasti

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Il visconte dimezzato: una fiaba sulla complessità umana e sulla coesistenza di bene e male

Nonostante si presenti come una fiaba raccontata con un linguaggio chiaro, semplice e lineare, Il visconte dimezzato è un’opera complessa e profonda nella sua analisi della umana società. Pubblicato nel 1952, primo della trilogia de I nostri antenati, seguito da Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959), è la storia del visconte Medardo di Terralba, narrata in prima persona dal nipote, un bambino di circa otto anni, figlio di sua sorella. Egli descrive e racconta ciò che accade davanti ai suoi occhi, tranne che per alcuni flashback che servono a narrare ciò che non segue la linea cronologica degli eventi.


La storia racconta la strana vicenda del visconte Medardo di Terralba, che parte per la guerra contro i Turchi e, alla prima battaglia, viene colpito da una palla di cannone e spaccato in due. Una parte viene recuperata sul campo e incredibilmente guarita dal medico che vi si trova, mentre l’altra metà, come si scoprirà in seguito, viene recuperata dagli eremiti che sono lì intorno e curata con balsami e unguenti, prima di rientrare definitivamente a Terralba molto dopo.


Le due metà sono l’una molto cattiva, l’altra molto buona, tanto che vengono ribattezzati, dagli abitanti del paese, il Gramo e il Buono. Il Gramo è perfido con chiunque, anche con il proprio padre ed il proprio nipote; il Buono, invece, è caritatevole con tutti, anche con quelli che lo offendono e perfino con la sua metà cattiva. Entrambi si innamoreranno della stessa contadina, Pamela, e, alla fine, si batteranno a duello per il suo amore. Sarà soltanto la riapertura della vecchia ferita di separazione che permetterà al dottor Trelawney finalmente di ricucirli e di ottenere finalmente un visconte completo.


Innegabile l’ispirazione a Stevenson e al Dottor Jekyll e Mr Hyde, come lo stesso Calvino ebbe a precisare, nella separazione, o nel suo tentativo, tra il tutto buono e il tutto malvagio. Però la trattazione dell’argomento è completamente diversa. Calvino, infatti, tende a sottolineare come entrambe le metà di Medardo siano moleste per chi si rapporta a loro: non solo il Gramo arreca fastidio ai popolani che abitano a Terralba, ma anche il Buono, con le sue prediche e le sue raccomandazioni, diventa insopportabile, tanto che gli abitanti evitano accuratamente entrambi. Questo modo di approcciare la questione vuole sottolineare la complessità dell’animo umano e affermare che è proprio la coesistenza tra bene e male negli individui a renderli delle persone complete.


L’esistenza di elementi fantastici rende il romanzo più simile ad una fiaba o ad un genere fantasy, che l’arguzia e le doti umoristiche dell’autore rendono più che credibili. Inoltre, la scorrevolezza dello stile fa riflettere il lettore su temi molto più complessi, quali la lotta tra il bene ed il male e l’incompletezza dell’uomo. Anche l’ambientazione nel passato (siamo intorno al XVII secolo) dà la possibilità all’autore di esplorare a fondo temi come la moralità o la perdita di identità, che affliggono la società contemporanea.


Ma il tatto più peculiare di questo romanzo è certamente la caratterizzazione dei personaggi. Personaggio principale è ovviamente Medardo, giovane ed inesperto visconte che subito viene contraddistinto come un uomo nella “prima giovinezza: l’età in cui i sentimenti stanno tutti in uno slancio confuso, non distinti ancora in male e in bene”. La prima metà che il lettore incontra è la metà cattiva, quella a cui manca il cuore, e che dimezza ogni cosa al suo passaggio; dal suo atteggiamento, dalle sue decisioni perfide, tutti comprendono quale sia la metà presente, soprattutto la balia Sebastiana che conosce Medardo fin dalla tenera età. Il cattivo Medardo se la prende con tutti, per pura perfidia: dai contadini, agli ugonotti che vivono nei pressi, dai briganti ai lebbrosi, perfino suo padre, suo nipote, la sua balia ed il suo stesso castello non sono al sicuro: “la sua natura era votata ad un’irreparabile, insana crudeltà”.


Ad un certo punto della storia appare il Medardo buono; la sua comparsa dapprima getta tutto il paese in una gran confusione, poi ognuno capisce che si tratta dell’altra metà del visconte che ha fatto ritorno a casa. Ma nemmeno questa metà va bene da sola, perché compie azioni insensatamente ed esageratamente caritatevoli, che a volte rasentano la follia ed altre volte la noia. Riesce perfino a non condannare l’altra sua metà perfida e a giustificare il suo comportamento perché dice che ora, da metà, riesce a comprendere la pena che ogni essere umano porta in sé per la sua incompletezza. Gli abitanti di Terralba, però, sono stufi di entrambe le metà, non sanno cosa fare in quanto si sentono “perduti tra malvagità e virtù ugualmente disumane”.


Sarà la voglia di sposare Pamela a portarli verso il ricongiungimento. Combatteranno l’uno contro l’altro e, alla fine, riapriranno l’antica ferita che li ha separati, permettendo così al sangue di una metà e dell’altra di fondersi nuovamente e al dottor Trelawney di ricucire le due parti, riportando a Pamela un unico Medardo, finalmente completo, un miscuglio di bontà e cattiveria come ogni uomo è nella realtà.


Anche gli altri personaggi, va detto, sono caratterizzati da un senso di incompletezza: il dottor Trelawney, ad esempio, è un medico ma disprezza la scienza; preferisce occuparsi di elementi naturali piuttosto che dei suoi pazienti. Allo stesso modo, il carpentiere Pietrochiodo è eccezionale nel concepire e creare nuovi mezzi di tortura, ma, per il suo animo gentile, vorrebbe invece creare macchinari utili al prossimo; gli ugonotti sono ciechi nella loro credenza religiosa e tuttavia, quando si offre loro la possibilità di aiutare gli altri, si rifiutano e pensano solo al guadagno; perfino i lebbrosi, nonostante la malattia e l’isolamento, vengono presentati come personaggi allegri, gioiosi, perfino lussuriosi.


Insomma, si tratta di un mondo imperfetto, diviso a metà tra bene e male e che va bene così proprio per questo. Nemmeno la riunione delle due metà di Medardo porterà ad un cambiamento in meglio perché “non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo”.

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