Politica
Iscritto al Pd mentre era in coma: il caso di San Martino Valle Caudina scuote la politica locale
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Un errore di iscrizione al Pd solleva polemiche a San Martino Valle Caudina: un uomo in coma risulta tesserato
Un caso che sta facendo molto parlare di sé arriva da San Martino Valle Caudina, un piccolo comune irpino di poco meno di 5.000 abitanti, dove una vicenda legata al tesseramento del Partito Democratico ha scatenato polemiche e indignazione.
A finire nel mirino è Giovanni Mista, il cui nome è apparso tra i tesserati del Pd, nonostante l’uomo fosse ricoverato in ospedale, in coma, al momento della presunta iscrizione.
La denuncia è arrivata dalla moglie di Mista, che, infuriata, ha raccontato come il marito, già da due mesi in coma a causa di un attacco cerebrale, fosse stato iscritto al Partito Democratico senza che avesse mai firmato la tessera. Secondo la donna, qualcuno aveva utilizzato i dati personali del marito per sottoscrivere la tessera, forse per scopi politici legati al proprio tornaconto.
La vicenda è emersa quando la moglie ha appreso, per caso, che il marito risultava iscritto al Pd. La sua reazione è stata immediata: “Non so chi ha firmato e pagato la quota della tessera, ma qualcuno a nostra insaputa ha utilizzato i suoi dati“, ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno. Non solo: la donna ha anche ricordato che, in passato, a suo marito era stata proposta un’assunzione come operaio interinale, sempre senza il suo consenso, e che questa nuova iscrizione sarebbe stata la seconda volta che qualcuno aveva approfittato della sua condizione.
Quando la donna ha chiesto spiegazioni ai vertici del Pd locale, ha ricevuto risposte evasive e la proposta di “chiudere amichevolmente la vicenda con una telefonata di scuse“, una soluzione che, però, non ha placato la sua indignazione. “Ci siamo sentiti usati“, ha aggiunto, evidenziando anche altri casi simili in cui persone vicine a lei si sarebbero trovate iscritti al partito senza il loro consenso.
La notizia ha rapidamente suscitato l’interesse della politica locale e nazionale, con il senatore Antonio Misiani, commissario del Pd in Campania, che ha immediatamente preso posizione. “I signori delle tessere li abbiamo mandati via”, ha dichiarato Misiani, sottolineando che il partito “contrasterà e continuerà a contrastare qualunque forma di abuso o irregolarità” nel tesseramento. Il senatore ha anche espresso solidarietà alla famiglia Mista e ha promesso che l’accaduto sarebbe stato approfondito con tutte le verifiche del caso.
Poche ore dopo, la segreteria provinciale del Pd ha emesso una nota di chiarimento. “Dalle verifiche effettuate – si legge nel comunicato – abbiamo accertato che Giovanni Mista è stato iscritto al nostro partito fino al 31 dicembre 2022, ma non risulta esserci adesione per il 2023 e nemmeno per il 2024″. La segreteria ha attribuito l’errore a un “refuso” legato alla confusione tra i cognomi simili di Giovanni Mista e un altro tesserato, G.N. La nota precisa che Mista non ha mai firmato per l’iscrizione e che non può essere considerato un tesserato per l’anno in corso.
Nonostante la spiegazione, il Pd ha ribadito di aver attivato tutte le commissioni competenti per accertare i fatti e ha minacciato azioni legali contro chi avrebbe diffuso “notizie infondate” che rischiano di danneggiare l’immagine del partito.
Quella che inizialmente sembrava essere una piccola disavventura locale si è così trasformata in un caso politico che ha messo sotto i riflettori il delicato tema delle irregolarità nel tesseramento politico. La vicenda resta ancora aperta e potrebbe portare ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.

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