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Inverno 2026-2027, sarà stravolto da El Niño? Cosa dicono le previsioni per l’Italia

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inverno 2026 27 del nino

El Niño si sta rafforzando e potrebbe diventare molto intenso proprio tra autunno e inverno. Copernicus vede per l’Europa un trimestre invernale mediamente mite, ma sull’Italia piogge, freddo e neve restano molto più difficili da prevedere

Che inverno ci aspetta nel 2026-2027? E soprattutto: El Niño potrebbe davvero stravolgere il tempo in Italia?

A metà settembre una risposta definitiva sarebbe impossibile. Ma i principali centri climatici internazionali stanno iniziando a delineare uno scenario interessante.

Il primo dato è ormai piuttosto solido: El Niño è pienamente sviluppato e continua a rafforzarsi.

La World Meteorological Organization indica una probabilità vicina al 100% che il fenomeno persista fino al trimestre dicembre 2026-febbraio 2027, proprio nel cuore dell’inverno dell’emisfero settentrionale.

La NOAA statunitense è ancora più esplicita: nell’aggiornamento del 10 settembre stima una probabilità superiore al 90% che El Niño raggiunga un’intensità molto forte durante l’autunno e l’inverno 2026-2027.

Ma da qui a dire che l’Italia avrà un inverno eccezionale il passo è troppo lungo.

Cosa prevedono oggi i modelli per l’inverno europeo

L’indicazione probabilmente più interessante arriva dall’ultimo aggiornamento del Copernicus Climate Change Service, pubblicato il 10 settembre.

Le prime proiezioni per l’inverno europeo favoriscono temperature mediamente superiori alla norma praticamente su tutte le terre emerse del continente.

Copernicus intravede inoltre una stagione più piovosa della media su diverse aree europee, pur con segnali meno definiti verso gli estremi settentrionali e meridionali del continente.

Tradotto in termini semplici: allo stato attuale dei modelli, l’ipotesi di un inverno europeo complessivamente mite appare più probabile di quella di una stagione persistentemente fredda.

Ma attenzione alla parola “mediamente”.

Un inverno mite non significa tre mesi senza freddo

È probabilmente l’aspetto più importante da chiarire.

Una previsione stagionale non può stabilire che tempo farà a Napoli, Milano o Roma in una determinata giornata di gennaio.

Indica soltanto quale scenario ha maggiori probabilità di verificarsi sulla media di settimane o mesi.

Un inverno con temperatura media superiore alla norma può quindi contenere tranquillamente:

  • irruzioni di aria artica;
  • alcuni giorni molto freddi;
  • nevicate anche abbondanti;
  • temporali e fasi di maltempo;
  • periodi miti molto lunghi alternati a bruschi cali termici.

Basterebbero, per esempio, due mesi relativamente miti intervallati da una forte ondata di freddo per ottenere comunque un inverno complessivamente sopra media.

È quindi sbagliato tradurre “inverno mite” con “non farà mai freddo”.

E la neve?

Qui le certezze diminuiscono ulteriormente.

A settembre non è scientificamente possibile prevedere quanta neve cadrà sulle città italiane durante l’inverno, né indicare quando arriverà la prima nevicata.

La neve dipende da configurazioni atmosferiche che possono essere previste con affidabilità soltanto molto più vicino all’evento.

Per l’Italia contano soprattutto la disposizione delle alte e basse pressioni sull’Atlantico e sull’Europa, la traiettoria delle perturbazioni, la posizione delle correnti a getto e l’eventuale arrivo di masse d’aria fredda continentale o artica.

Un inverno più caldo della media può quindi avere meno occasioni favorevoli alla neve alle basse quote, ma non esclude singoli episodi nevosi anche importanti.

El Niño può davvero cambiare l’inverno italiano?

Sì, ma non in maniera semplice e diretta.

El Niño nasce a migliaia di chilometri dall’Italia, nel Pacifico equatoriale, dove modifica la temperatura dell’oceano e successivamente la circolazione atmosferica su scala planetaria.

In alcune regioni del mondo, soprattutto intorno al Pacifico e in Nord America, il rapporto tra El Niño e determinate anomalie climatiche è relativamente evidente.

In Europa la situazione è decisamente più complessa.

La stessa WMO ricorda che l’intensità di El Niño non determina automaticamente l’intensità degli effetti in ogni singolo Paese. Entrano in gioco anche altri fattori, compreso lo stato dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano.

È per questo che non possiamo scrivere:

“El Niño porterà questo inverno in Italia”.

Possiamo invece dire:

“El Niño modifica il contesto climatico globale nel quale si svilupperà il nostro inverno”.

Ed è una differenza fondamentale.

Il ruolo dell’Atlantico potrebbe diventare decisivo

Per capire davvero l’inverno italiano bisognerà osservare soprattutto cosa accadrà più vicino a noi.

Uno degli elementi importanti sarà la circolazione sull’Atlantico settentrionale e, in particolare, l’evoluzione della NAO, la North Atlantic Oscillation.

La disposizione delle pressioni tra Atlantico, Groenlandia ed Europa può favorire oppure ostacolare l’ingresso delle perturbazioni e delle masse d’aria fredda verso il Mediterraneo.

Ci sarà poi da osservare il comportamento del vortice polare.

Un vortice molto compatto tende generalmente a mantenere l’aria più fredda confinata alle alte latitudini. Eventuali importanti perturbazioni della circolazione stratosferica possono invece creare configurazioni favorevoli alla discesa di masse d’aria molto fredde verso latitudini inferiori.

Ma oggi è ancora troppo presto per sapere come si comporteranno questi elementi nei momenti cruciali dell’inverno.

El Niño sarà probabilmente molto forte

Su un punto, invece, le previsioni stanno diventando sempre più concordi.

Secondo NOAA, le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale si sono ulteriormente intensificate durante agosto. Nell’area Niño 3.4, uno degli indicatori principali utilizzati per monitorare ENSO, l’anomalia ha raggiunto circa +1,8 °C.

La WMO prevede un ulteriore rafforzamento nei prossimi mesi, con il fenomeno che dovrebbe raggiungere una intensità molto forte verso la fine del 2026.

Anche Copernicus conferma che le condizioni di El Niño sono già fortemente consolidate e che un ulteriore rafforzamento è probabile fino alla fine dell’anno.

Quindi l’inverno 2026-2027 si svilupperà certamente in presenza di uno dei principali fenomeni climatici naturali del pianeta in una fase molto intensa.

Il Mediterraneo resta il grande punto interrogativo

Ed è qui che arriviamo all’Italia.

Gli scenari stagionali sono generalmente più affidabili nel descrivere le tendenze delle temperature rispetto alle precipitazioni.

Per il Mediterraneo sapere se un inverno sarà più o meno piovoso dipende dalla traiettoria delle perturbazioni atlantiche, dalla posizione delle aree di alta pressione e dalle temperature dei mari che circondano l’Europa.

Per questo oggi è più corretto affermare che il segnale verso temperature superiori alla media appare abbastanza chiaro, mentre quello relativo alle precipitazioni italiane è molto meno netto.

Alcune aree potrebbero attraversare lunghi periodi asciutti e poi ricevere molta pioggia concentrata in pochi episodi.

Ed è proprio questa variabilità che una semplice media stagionale rischia di nascondere.

Che cosa potrebbe succedere al Sud e in Campania

Per il Mezzogiorno sarebbe ancora più azzardato trasformare una previsione stagionale europea in una previsione locale.

Al momento non possiamo sapere se Napoli e la Campania avranno un dicembre piovoso, un gennaio particolarmente mite o un febbraio con qualche irruzione fredda.

Il quadro generale suggerisce però che il Mediterraneo partirà verso la stagione fredda all’interno di un sistema climatico globalmente molto caldo e condizionato da un El Niño particolarmente intenso.

Questo può aumentare l’energia disponibile nel sistema atmosferico, ma non permette di prevedere oggi singoli eventi estremi sulla Campania.

Quindi sarà davvero un inverno “stravolto”?

La risposta, almeno per ora, è non necessariamente.

El Niño sarà quasi certamente uno dei grandi protagonisti climatici dei prossimi mesi, ma non possiede un interruttore capace di decidere da solo l’inverno italiano.

Le indicazioni disponibili al 14 settembre 2026 suggeriscono:

🌡️ Temperature: aumenta la probabilità di un inverno europeo complessivamente più mite della media.

🌧️ Piogge: segnale molto più incerto sull’Italia e sul Mediterraneo.

❄️ Neve: impossibile prevederne oggi quantità e localizzazione; un inverno mite non esclude episodi nevosi.

🌊 El Niño: molto probabilmente resterà intenso durante tutto l’inverno.

🥶 Ondate di freddo: restano possibili e dipenderanno soprattutto dalle configurazioni atmosferiche euro-atlantiche.

La fotografia più seria, quindi, non è quella di un inverno già scritto.

È quella di un inverno 2026-2027 particolarmente interessante da monitorare, perché si svilupperà mentre nel Pacifico sarà attivo un El Niño eccezionalmente intenso.

E nei prossimi due mesi, con gli aggiornamenti dei modelli e i primi segnali provenienti dalla circolazione atmosferica dell’emisfero settentrionale, il quadro diventerà molto più chiaro.

Fonti: NOAA Climate Prediction Center, World Meteorological Organization, Copernicus Climate Change Service. Previsioni stagionali aggiornate a settembre 2026: indicano scenari probabilistici e non previsioni meteorologiche puntuali.

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