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Tomar, viaggio lento nel cuore del Portogallo tra Templari e storia
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Dal Convento di Cristo al Caffè Paraiso, un racconto di viaggio a Tomar tra cavalieri templari, tradizioni popolari e lentezza.
Taccuino di viaggio del Portogallo lontano dalla folla: un invito alla lentezza tra cavalieri templari, navigatori e tradizioni popolari.
Una sosta al “Paraiso” di Tomar ha il profumo di un’epoca più lenta, non solo di crema e di caffè.

È dal 1911 che le sue rosse colonne fingono un corpo di marmo, nascondendo la loro anima di ferro, come le armature di quei cavalieri templari che dal 1160 fecero del “Convento do Cristo” la loro fortezza.

Sulle ali della curiosità e di un volo turbolento in ritardo per il maltempo, sono arrivata in questo angolo tra le colline dell’entroterra portoghese, distante un’ora e mezzo di macchina a nord di Lisbona, portando con me un suggestivo proposito di contornare una classica visita turistica di un’aura affascinante, e un po’ esagerata, da ricerca del leggendario tesoro dei Cavalieri. Superfluo annotarlo, ma anche per me, niente Graal, né sacre reliquie e nemmeno manoscritti segreti!

Nell’intrigante ambivalenza del Convento, una fortificazione abitata da religiosi, tra mura merlate sfidate nei secoli da venti avversi e nemici ormai invisibili, ho trovato però vertigini di scale elicoidali che uniscono la luce dei chiostri al buio umido delle cisterne, dove l’eco cadenzato di una lacrima del soffitto risale le arcate gotiche, dissolvendo il silenzio.

Ho conosciuto le vicende intrecciate di monaci guerrieri in sella ai loro destrieri e regnanti viaggiatori imbarcatisi su flotte di caravelle, sotto il comune sigillo rosso della croce patente.
Storie raccontate dagli affreschi della “Charola”, l’antro più sacro del Convento, dove fortificare la fede e combattere la nostalgia di una Gerusalemme troppo lontana e troppo complicata; storie scolpite nelle minuzie “manueline” di una finestra, difesa da una cotta di ferro e da annodate cime di vela, eppure aperta sul mondo come lo sguardo dei naviganti portoghesi verso il mare.

Le declinazioni del culto cattolico in Portogallo assumono diverse declinazioni: la celebrazione della vittoria a Batalha, il misticismo di Fatima, la penitenza di Braga e l’esaltazione e la potenza di Tomar, dove lo stesso nucleo cittadino si fonda sull’incrocio tra quattro luoghi di culto.

L’aroma di mandorla della queijada, il dolce tipico che avevo ordinatoperò, mi riporta al“Paraiso”.
La fretta di riempire al meglio il vuoto del mio taccuino di viaggio mi ha fatto dimenticare perfino del caffè ormai tiepido.
«Siga devagar.» Vai piano, rallenta.
Chi mi parla è lo stesso ragazzo che mi ha portato il caffè al tavolo, ma io nemmeno mi ero accorta di lui, del suo grembiule nero, della croce templare tatuata sul polso. Il suo suadente portoghese si fa perdonare un consiglio un po’troppo invadente.
“Ci risiamo. Maledetta fretta!”, penso.
Condensare troppe cose in pochi giorni è una modalità di viaggiare che non si addice più a chi, come me, vuole tornare ad assaporare intensamente il diverso, il nuovo, il meglio di ogni luogo.
«È il paradosso di chi volendo vedere tutto finisce per non notare nulla! – gli rispondo – Hai ragione, è tempo di cambiare.»
«Allora, comincia subito. Assapora il tuo caffè anche se freddo.
Conta quante briciole di dolcezza stai lasciando sul tavolino.
Quando esci, copriti se il vento dovesse diventare molesto, ma fermati nel parco Mouschão per un po’. Ascolta i discorsi immaginari delle statue sulla panchina in riva al Nabão e il richiamo d’amore delle anatre. Osserva la pigra Roda idraulica del vecchio mulino sospinta dal fiume: fai come lei, vai avanti e lascia scorrere. Tomar è un invito alla lentezza,a regalarsi qualche giorno di vita tranquilla.»

«Già che ti piace fare la guida turistica, mi dici cosa sono quelle vistose decorazioni cilindriche conservate nell’ Igreja de São João Baptista?»
Mi racconta di un rituale di mezza estate le cui origini si perdono nel tempo: l’usanza di benedire e condividere il raccolto dei campi diventava anche l’occasione di incontri per trovare moglie o marito. In quei giorni di festa, le donne in abito bianco sfilavano per le strade del paese, reggendo sulla testa ornamenti grandi, pari alla loro altezza.

È il tradizionale corteo dei Tabuleiros, svettanti “corone” di pane, spighe di grano e fiori di carta colorata fatti a mano, che da secoli unisce la gente in un’unica festa esagerata che si ripete ogni quattro anni. Il prossimo evento è previsto per il nuovo anno e mi esorta a tornare per vivere i giorni più euforici di Tomar.

“Siga devagar”: mentre faccio mie le sue parole, per me è davvero tempo di andare; gli chiedo il conto e anche il nome.
«Mi chiamo Vasco.»
«Wow! Come Vasco Da Gama, il più importante esploratore portoghese e come Vasco Rossi, il più grande rocker italiano!»
Dal suo sguardo, realizzo subito che non sa chi sia il secondo e, insieme alla mancia, gli lascio un messaggio e un titolo scritto su un tovagliolino.
«Obrigada dello scambio,Vasco. A me, il gusto ritrovato di un ritmo più lento. A te, un assaggio di “Vita Spericolata”. »


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