Politica
Nordio si assume la responsabilità politica della sconfitta del referendum sulla giustizia
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Carlo Nordio ammette gli errori comunicativi e politici dopo la netta sconfitta del referendum del 22‑23 marzo, confermando di non voler lasciare l’incarico di Guardasigilli
Roma — In un’intervista a Sky Tg24 all’indomani della netta sconfitta del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha pubblicamente dichiarato di assumersi la “responsabilità politica” per l’esito elettorale, riconoscendo sia i limiti della riforma sia gli eventuali errori nella campagna referendaria.
Nordio, figura centrale nella promozione della cosiddetta “Riforma Nordio” — un insieme di modifiche costituzionali volte a separare le carriere dei magistrati, riformare il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e istituire nuove istituzioni disciplinari — ha ammesso che la legge porta il suo nome e che, se ci sono stati difetti di comunicazione o di impostazione, “sono stati anche i miei”.
Il referendum, che ha visto la netta prevalenza del No con oltre il 53 % dei voti, è stato interpretato da molti analisti come una sconfitta politica della maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni.
Nonostante l’assunzione di responsabilità, Nordio ha escluso l’ipotesi di dimettersi dall’incarico, ribadendo la propria intenzione di restare al ministero e di guardare al futuro con un approccio più disteso, anche dedicandosi agli studi personali.
L’analisi e l’autocritica
Nel suo intervento, il Guardasigilli ha sottolineato che la riforma — concepita per modernizzare e rendere “più efficiente” l’ordinamento giudiziario — è stata percepita diversamente dagli elettori e ha generato divisioni profonde nel dibattito pubblico.
Nordio ha inoltre criticato quelle che considera posizioni politiche «anomale», come l’influenza di associazioni di magistrati nel dibattito pubblico, in particolare citando l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) come un soggetto che ha finito per rafforzare la propria posizione politica nel corso della campagna.
Nessun passo indietro, ma un punto di partenza
Contrariamente ad alcune aspettative, il ministro non ha annunciato né dimissioni né un passo indietro dalla scena politica. La sua linea resta quella di affrontare la sconfitta come un momento di riflessione, non di resa, con l’obiettivo di mantenere stabilità all’interno del governo.
La dichiarazione di Nordio chiude così un capitolo politico delicato per l’esecutivo italiano, segnando un riconoscimento formale dei limiti della campagna referendaria e delle scelte comunicative adottate, senza però tradursi in un addio alla scena pubblica.
La sconfitta referendaria rimane infatti un banco di prova per il futuro della maggioranza e della leadership di Fratelli d’Italia nei prossimi appuntamenti elettorali.

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