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Berthe Morisot, la pittrice dimenticata sulla sua stessa lapide: la storia simbolo della condizione delle donne

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Sulla tomba della grande pittrice impressionista Berthe Morisot non compare alcun riferimento alla sua arte: solo la scritta “vedova di Eugène Manet”. Un dettaglio che racconta molto della condizione delle donne nell’Ottocento.

Nel giorno della Giornata internazionale della donna, spesso ricordiamo le conquiste femminili attraverso grandi nomi della storia. Ma a volte è una semplice frase, incisa su una lapide, a raccontare più di tanti discorsi quanto fosse difficile per una donna essere riconosciuta per ciò che era davvero.

È il caso di Berthe Morisot, una delle figure centrali dell’Impressionismo, pittrice raffinata e innovativa, protagonista della rivoluzione artistica della seconda metà dell’Ottocento.

Eppure, sulla sua tomba non si parla della sua arte.

La frase sulla lapide

Nel cimitero di Cimetière de Passy, a Parigi, la lapide di Morisot riporta semplicemente:

“Berthe Morisot, veuve d’Eugène Manet.”
(Berthe Morisot, vedova di Eugène Manet)

Nient’altro.

Nessun riferimento al fatto che fosse una delle più grandi pittrici del suo tempo.
Nessuna menzione delle sue opere esposte accanto ai giganti dell’Impressionismo.
Nessuna parola sulla sua influenza artistica.

Solo il suo stato civile.

Il suo nome, nella memoria ufficiale, viene ridotto al ruolo di vedova di Eugène Manet, fratello del celebre Édouard Manet.

Un’artista tra i fondatori dell’Impressionismo

Questa riduzione appare ancora più paradossale se si considera il ruolo reale di Morisot nella storia dell’arte.

Fu:

  1. una delle poche donne del gruppo impressionista
  2. l’unica donna presente alla prima mostra impressionista del 1874
  3. una pittrice stimata da Monet, Degas e Renoir
  4. una figura chiave nello sviluppo della pittura moderna

Le sue tele — intime, luminose, piene di movimento — raccontano il mondo domestico e la vita quotidiana con una libertà pittorica sorprendentemente moderna.

Molti storici dell’arte oggi la considerano una delle più radicali innovatrici del gruppo impressionista.

Eppure, alla sua morte nel 1895, la società dell’epoca preferì ricordarla come la moglie di qualcuno.

La lapide come simbolo della condizione femminile

Quella lapide è diventata negli anni un piccolo caso simbolico.

Non è solo un dettaglio funerario: è uno specchio della mentalità del XIX secolo, quando l’identità di una donna — anche se artista, scienziata o scrittrice — veniva spesso definita attraverso il marito.

Persino per una pittrice esposta nei più importanti salotti artistici di Parigi, l’identità pubblica rimaneva subordinata.

In altre parole: l’artista scompare, resta la moglie.

Rileggere la storia

Oggi i musei di tutto il mondo — dal Musée d’Orsay al Metropolitan — espongono le opere di Morisot come capolavori dell’Impressionismo.

La storia dell’arte le ha finalmente restituito il posto che merita.

Ma quella frase incisa sulla sua tomba resta lì, immobile, come un promemoria.

Non solo della vita di Berthe Morisot, ma di quanto sia stata lunga la strada per il riconoscimento delle donne nella cultura, nell’arte e nella società.

Ed è proprio per questo che, ogni 8 marzo, vale la pena fermarsi a leggerla.

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