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Sulla Via delle Streghe

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In viaggio tra le città italiane legate al fenomeno della stregoneria.

Nuvole di zolfo, polvere di teschi e di ossa, occhi di drago e sangue di pipistrello.

Che sparisca subito tutto ciò che attiene alla fantasia infantile e al folklore consumistico da Halloween.

Anche se le cronache medievali riportano di qualche raro caso maschile, qui si tratta soprattutto di donne.

Donne che “giocavano” col fuoco della vita e della passione e che, nel fuoco, trovarono la morte.

Secoli prima degli incidenti in fabbrica avvenuti nei primi anni del secolo scorso, un misto tra leggenda e realtà che ha sancito la proclamazione dell’08 marzo come Giornata Internazionale dei Diritti della Donna. Non  si trattava di incendi accidentali, ma condanne a morte sul rogo per accusa di stregoneria.

In tutta Europa sono tantissime le località legate a questo fenomeno che  ha attraversato anche l’Italia dal Nord al Sud.

Milano Basilica S. Eustorgio

Milano Basilica S. Eustorgio

Lombardia, Milano.

In zona Porta Ticinese, la Basilica di S. Eustorgio invita a varcare il suo portale prima di immergersi nella vivace movida milanese dei Navigli e della Darsena poco distanti. Le antichissime origini paleocristiane, di cui ancora sono visibili i resti,  e la presenza della prima fonte battesimale di Milano ne fanno, dopo il Duomo e S. Ambrogio, una delle chiese più importanti della città. I suoi interni, custodiscono, tra l’altro, il sarcofago che ha contenuto le spoglie dei Re Magi, prima che fossero traslate nella Cattedrale di Colonia, in Germania.  Un grande onore che ha la scia da stella cometa, così splendente da mettere in ombra il fatto di esser stata la sede dell’Inquisizione, dopo l’affidamento nel 1234 all’ordine dei Domenicani.

monti del Trentino

Trentino-Alto Adige, Fiè allo Sciliar.

Nella provincia di Bolzano, attorniato da fitti boschi, prati e pascoli, il Castello di Presule è un maniero lucente che si erge nel cuore delle Dolomiti. Al suo cospetto, fascino e timore  continuano ad alternarsi.  Durante i temporali, le vette rocciose riecheggiano minacciose e i fulmini, dal cielo al suolo, rendono l’atmosfera ancor più spettrale.  Questi fenomeni naturali, frequenti e violenti, un tempo inspiegabili, venivano attribuiti ad un intervento maligno ad opera delle streghe, ritenute  invocatrici di tempeste e dominatrici  del clima. Per questo, nel 1506 e nel 1510, alcune sale del castello testimoniano di due grandi processi che, attraverso atroci metodi coercitivi, sentenziarono la morte di 30 persone. Quante furono le accuse di stregoneria resta ancora un mistero; altissima, invece, la probabilità che fossero tutte donne.

Todi 

Umbria, Todi e Perugia.

In tutta l’Umbria, numerose sono state le imputazioni di stregoneria dibattute dal tribunale laico: la città di Perugia ha intitolato alle streghe uno dei vicoli più suggestivi del centro, ai margini di Corso Vannucci, ma è a Todi che si focalizza la storia della stregoneria in Italia.

Percorrendo Via delle Mura Antiche, c’è un piccolo belvedere che dà sul verde sfumato delle valli umbre, incorniciato dai rustici tetti in pietra della città. Proprio lì sotto, tra le case silenti, si apre Piazza del Montarone. In realtà, è poco più di uno slargo, simile a tanti altri. Qui, il 20 marzo 1428, fu arsa viva Matteuccia Di Francesco, una delle prime donne, dichiarate ufficialmente streghe in Europa.

Todi  Piazza del rogo

L’accusa si fondava sulla ricerca di cadaveri, perfino corpi di neonati e bambini ancora vivi, che Matteuccia profanava per produrre i suoi unguenti e infusi magici.

 Dopo due anni di processo, i cui verbali sono ancora conservati negli uffici dell’archivio storico della città, il “Tribunale dei Malefici” decretò la fine sul rogo per la “Signora delle Erbe”; tuttavia la formula “magica” che accompagnava gli incantesimi di Matteuccia riecheggia ancora oltre i confini del tempo.

Campania, Benevento.

“Unguento, unguento/ mandame a la noce de Benivento/

supra acqua et supra ad vento / et supra omne malte tempo.”  

E’ con la formula magica di Matteuccia da Todi che vengono accolti i visitatori di “Janua” il Museo delle Streghe di Benevento. Proprio come in un filtro magico, storia, folklore, tradizioni, superstizioni e credenze ancestrali si mescolano, in grammature differenti, per fornire oggi qualche notizia sulle origini storiche delle Janare, donne che veneravano Diana come ispirazione alla natura, e del magico noce sul fiume Sabato, ritenuto il luogo dove le streghe si univano al demonio.

 La formula di matteuccia allo Janua museo delle streghe

Non manca un pizzico di fantasia, certo, ma quel tanto che basta a non togliere fascino ai reperti della tradizione contadina e soprattutto ai racconti degli anziani. Un patrimonio culturale fatto di voci che altrimenti si sarebbe perso nel tempo.

copia del Malleus Maleficarum, la guida degli Inquisitori

Del tempo invece, non ha timore l’elisir dalla formula segreta (oltre 70 ingredienti tra erbe e spezie) e dal tipico colore giallastro ispirato alla janara: dal 1860, è simbolo di gusto italiano nel mondo e anche marchio fondatore di uno tra i più ambiti premi letterari per gli scrittori, anch’essi moderni incantatori, capaci di ammaliare con le parole, dosando perfettamente realtà, fantasia e suggestione.

 Scope, falcetti e calderoni Gli strumenti delle streghe

Ad ogni latitudine dunque, storie di donne comuni, molte perse nei secoli, la cui “arte magica” consisteva spesso in una profonda conoscenza di medicina fitoterapica: distinguevano ciò che in natura era benefico o malvagio, studiando il dosaggio per passare da rimedio a veleno. Consultate per ottenere rimedi per la fertilità o al contrario causare aborti, dominavano la fiamma della vita e della passione con filtri d’amore o repulsione.

Corpi di donne, nuvole di fumo, ceneri di storie. Frammenti di vite perdute che si possono ritrovare mettendosi in viaggio sulla Via delle Streghe, magari anche su scope volanti.   

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