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Milano, Ultima Generazione: richiesti 117mila euro per l’azione all’Arco della Pace
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Montanari: “Monumenti e ambiente sono messi in pericolo non dagli atti di Ultima Generazione ma dal cambiamento climatico”
24 aprile 2026 Milano. 97 mila euro di danni patrimoniali e 20 mila di danni non patrimoniali per l’azione all’Arco della Pace compiuta il 15 novembre 2023. Nel corso dell’azione era stato lanciato del colorante delebile sull’Arco, una sostanza atossica e facilmente eliminabile con l’acqua, infatti l’opera non ha riportato danni.
Queste le cifre chieste dal Ministero della Cultura, che si è dichiarato parte civile nel relativo processo, nell’udienza tenutasi lunedì 20 aprile. Questa cifra è stata chiesta nonostante durante il processo sia emerso che i lavori di ripulitura sono iniziati con mesi di ritardo, a giugno del 2024, permettendo quindi al colore di “fissarsi” sulla pietra; nonostante sia stato riconosciuto che il monumento – come pressoché tutti i monumenti esposti all’aria aperta, soffra fortemente gli effetti dannosi dell’inquinamento e dello smog e pertanto sia sottoposto periodicamente ad operazioni di restauro e pulitura.
Questo ultimo aspetto era stato sollevato anche dal professor Tomaso Montanari, sentito come teste della difesa: ” “Gli atti di Ultima Generazione– ha ribadito il professore in una dichiarazione alla stampa dopo la l’udienza – non hanno il fine di danneggiare i monumenti, fanno di tutto per evitarlo, hanno il fine di denunciare il fatto che monumenti e ambiente sono messi in pericolo non dai loro atti ma dal cambiamento climatico”.
Non solo. Montanari nella sua perizia ha riconosciuto come attraverso questa e azioni simili, le opere d’arte coinvolte subiscono un processo di risignificazione: le opere tornano a essere protagoniste dello sguardo delle persone, non più orpelli scenografici dati per scontati. Questo riguarda in particolar modo l’Arco della Pace, un’opera che viene sfregiata non dal colore lavabile, ma da chi la pace non la vuole perché non può guadagnarci sopra.
L’azione fu compiuta nella fase iniziale del genocidio in Palestina – in cui l’Italia vestiva i panni, mai abbandonati di complice di Israele e si parlava di aumento delle spese militari, mentre i territori italiani erano – e sono – devastati dalla crisi climatica e le persone lasciate sole a contare i danni e in alcuni casi i morti. Mentre nel tribunale si discute del colore su un monumento i motivi che hanno spinto le persone all’azione sono, purtroppo ancora e sempre più attuali. L’azione venne condotta nell’ambito della campagna per l’istituzione del Fondo Riparazione necessario per proteggere i territori dagli effetti della crisi climatica e non lasciare sole le persone che in quei territori ci vivono. Se un fondo del genere fosse stato istituito forse gli abitanti della città di Niscemi non starebbero aspettando l’elemosina del governo.
La sentenza doveva essere emanata proprio il 20 aprile, ma la giudice l’ha rinviata al 18 maggio. Per l’altra azione di cui si discute nello stesso processo – l’imbrattamento con la farina della BMW dipinta da Andy Warhol la pm ha chiesto l’assoluzione.
PROCESSI IN CORSO
- Milano 28 aprile ore 12.00 udienza preliminare per diverse azioni – imbrattamento alla Scale, imbrattamento statua di Vittorio Emanuele, imbrattamento alla sede del PD e violazioni di FVO – avvenute tra 2022 e 2023
- Roma 28 aprile ore 14.00, udienza dibattimentale con sentenza per il blocco sul GRA (complanare Bel Poggio) avvenuto il 16 dicembre 2021

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