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UNICEF: Chaiban in missione a Gaza e Cisgiordania, bambini ancora a rischio

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Foto: immagine generata con IA

Gaza: cessate il fuoco fragile porta primi miglioramenti, ma oltre 100 bambini uccisi da ottobre, 100mila malnutriti e 1,3 milioni senza riparo. Il punto dell’UNICEF

La quinta missione del Vicedirettore generale dell’UNICEF Ted Chaiban a Gaza e in Cisgiordania arriva in un momento di grande fragilità, ma anche di cauto ottimismo. Per la prima volta dopo mesi di violenze, si registrano segnali che il cessate il fuoco, seppur “imperfetto, fragile ma vitale”, sta migliorando concretamente la vita di oltre un milione di bambini.

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Una crisi che resta letale: oltre 100 bambini uccisi e 100.000 in malnutrizione acuta

Nonostante il rallentamento dei combattimenti, la situazione rimane drammatica. Dall’inizio di ottobre:

  • sono stati segnalati più di 100 bambini uccisi a Gaza,
  • 100.000 bambini continuano a soffrire di malnutrizione acuta, una condizione che richiede cure continuative e strutturate,
  • oltre 1,3 milioni di persone – molte delle quali minori – vivono senza un riparo adeguato.

Con l’arrivo dell’inverno, le condizioni si aggravano ulteriormente. Famiglie intere vivono in tende precarie, edifici bombardati e costruzioni danneggiate, esposti a piogge, venti violenti e temperature gelide. Almeno 10 bambini sono già morti per ipotermia.

Chaiban racconta scene di devastazione quotidiana: genitori costretti a bruciare plastica e legno per provare a riscaldare i propri figli.

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10.000 camion di aiuti: l’80% dei carichi umanitari arriva da UNICEF e WFP

Nonostante i rischi, il flusso degli aiuti migliora.
Dall’inizio del cessate il fuoco:

  • UNICEF e WFP hanno fatto entrare oltre 10.000 camion di aiuti, pari all’80% di tutto l’aiuto umanitario consegnato,
  • nei mercati sono ricomparsi alimenti essenziali come frutta, verdura, pollo e uova,
  • la carestia è stata temporaneamente scongiurata,
  • 196 strutture nutrizionali sono ora operative in tutta la Striscia.

Inoltre, l’UNICEF ha garantito:

  • acqua potabile a oltre 1,6 milioni di persone,
  • coperte e abbigliamento invernale a 700.000 individui,
  • la riattivazione della terapia intensiva pediatrica dell’ospedale al‑Shifa, uno dei più colpiti del conflitto.

L’istruzione come ancora di salvezza: 250.000 bambini tornano a imparare

In un contesto devastato, il ritorno all’istruzione rappresenta molto più di un semplice diritto negato: è un bisogno di sopravvivenza psicologica.
L’UNICEF e i partner stanno permettendo a 250.000 bambini di accedere a spazi didattici temporanei e programmi educativi non formali.

Queste attività offrono:

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  • routine quotidiana,
  • supporto psicologico,
  • protezione,
  • un luogo sicuro in cui tornare a essere bambini.

Nonostante ciò, oltre 700.000 bambini rimangono esclusi dall’istruzione formale dal 2023. Nei prossimi giorni sarà annunciata una grande campagna per il ritorno a scuola.

Rischio paralisi: le ONG internazionali bloccate

Chaiban esprime forte preoccupazione per la possibile cancellazione delle ONG internazionali, che rischierebbe di paralizzare le operazioni umanitarie: “Ci sono attori chiave senza i quali gli aiuti non possono arrivare a chi ne ha più bisogno”.

Tre condizioni indispensabili per salvare i bambini di Gaza

Chaiban indica tre priorità essenziali:

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  1. Mantenere e consolidare il cessate il fuoco, aprendo corridoi sicuri e più valichi, tra cui Rafah, Kerem Shalom, Kissofim, Erez East ed Erez West.
  2. Rendere pienamente operativo il National Committee for the Administration of Gaza, strumento chiave per la ripresa e la ricostruzione.
  3. Garantire prevedibilità alle operazioni umanitarie, facilitando l’ingresso di materiali per acqua, igiene, educazione e ripari.

UNICEF e WFP sono già pronti alla fase due: forniture accatastate, personale formato e piani operativi immediatamente attivabili.

“Non compassione, ma decisioni”: l’appello finale

Chaiban conclude con parole nette: “I bambini di Gaza e della Cisgiordania non hanno bisogno di compassione, ma di decisioni che garantiscano loro calore, sicurezza, cibo, istruzione e un futuro. Abbiamo una finestra per cambiare il loro destino. Non possiamo sprecarla”.

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