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Detenuto di 25 anni si suicida nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
Pubblicato
8 mesi fail

Secondo suicidio nelle carceri italiane dall’inizio del 2026. I garanti Ciambriello e Saggiomo: “Dietro i numeri ci sono persone, il carcere non può essere un luogo di oblio”
Tragedia nella notte nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
Un detenuto di 25 anni, di origine marocchina, identificato con le iniziali E.M., si è tolto la vita nella notte tra il 17 e il 18 gennaio all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Secondo quanto comunicato, il giovane si sarebbe impiccato nella propria cella.
Si tratta del secondo suicidio nelle carceri italiane dall’inizio del 2026, un dato che riporta drammaticamente l’attenzione sulle condizioni di detenzione e sul disagio psichico che attraversa il sistema penitenziario.
La nota dei garanti dei detenuti
A dare notizia dell’accaduto sono stati Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania, e don Salvatore Saggiomo, Garante dei detenuti della Provincia di Caserta, attraverso una nota congiunta dai toni duri e accorati.
“Oltre l’anonimato dei numeri, ci sono le persone”, sottolineano i garanti, denunciando come suicidi e morti in carcere vengano spesso ridotti a mere statistiche, senza una reale assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni.
“Non è una fatalità, ma il grido di un sistema senza risposte”
Secondo Ciambriello e Saggiomo, la morte del giovane detenuto non può essere archiviata come una tragica fatalità.
“Questo non è che la punta di un iceberg di una condizione di disagio e sofferenza presente in tutti gli istituti di pena italiani”, affermano, parlando di carceri che “da Nord a Sud scoppiano”, mentre la politica continua a rispondere con logiche definite populiste.
Nel comunicato si evidenzia come, negli ultimi dieci anni, non siano state attuate riforme strutturali in grado di affrontare i problemi reali del sistema carcerario.
L’appello al Presidente della Repubblica
I garanti esprimono l’auspicio che possa intervenire direttamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché l’attenzione istituzionale torni sui “problemi reali del pianeta carcere”.
“Quando muore una persona in cella, si ferisce la democrazia di tutti”, si legge nella nota. Un richiamo forte al principio secondo cui il carcere è e deve restare parte integrante dello Stato di diritto.
Salute mentale, misure alternative e dignità: le richieste
Come Garante dei detenuti della Provincia di Caserta, don Salvatore Saggiomo rinnova un appello chiaro alle istituzioni:
“Servono scelte politiche concrete, investimenti sulla salute mentale, misure alternative, dignità e umanità. Subito”.
Il suicidio del giovane di 25 anni viene descritto come una vita che chiedeva ascolto, rimasta senza risposte in un contesto dove le fragilità rischiano di essere abbandonate.
“Santa Maria Capua Vetere piange, ma il silenzio va rotto”
“Santa Maria Capua Vetere oggi piange un giovane di 25 anni”, conclude il comunicato. Ma il dolore, sottolineano i garanti, deve trasformarsi in presa di coscienza collettiva, per rompere il silenzio che da troppo tempo avvolge il mondo carcerario.
“Il carcere non può continuare a essere il luogo dell’oblio”, è il monito finale, che accompagna una tragedia destinata a riaprire il dibattito pubblico sulla tutela dei diritti, la salute mentale e la dignità delle persone detenute.

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