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Esteri

UNICEF: a Gaza un neonato su dieci nasce sottopeso, allarme malnutrizione

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UNICEF/UNI879993/El Baba

Dati UNICEF: aumento dei neonati sottopeso, mortalità in crescita del 75% e 38% delle donne incinte in malnutrizione acuta tra luglio e settembre 2025

UNICEF: a Gaza un neonato su dieci nasce sottopeso

Il nuovo allarme arriva da Tess Ingram, Communication Manager dell’UNICEF, durante la conferenza stampa del 9 dicembre 2025 al Palazzo delle Nazioni di Ginevra. I dati diffusi delineano una crisi sanitaria profonda che colpisce madri e neonati nella Striscia di Gaza, con effetti drammatici sulla sopravvivenza infantile.

Neonati sottopeso: raddoppiati rispetto al periodo prebellico

Secondo l’UNICEF, nel 2025 circa il 10% dei bambini nati a Gaza è sottopeso, pari a 300 neonati al mese. Prima della guerra, nel 2022, questa percentuale era del 5% — circa 250 bambini al mese.

La situazione è peggiorata ulteriormente nei tre mesi precedenti il cessate il fuoco (luglio-settembre 2025), quando il numero dei neonati sottopeso è salito a una media di 460 al mese, ovvero 15 al giorno, quasi il doppio rispetto ai livelli prebellici. Ingram racconta di aver incontrato in ospedale neonati di meno di un chilogrammo “con i loro piccoli petti che ansimavano nello sforzo di sopravvivere”.

Mortalità neonatale in aumento del 75%

Il numero di bambini morti nel primo giorno di vita è aumentato del 75%, passando da una media di 27 decessi al mese nel 2022 a 47 al mese tra luglio e settembre 2025. Non tutti i casi sono legati alla prematurità o al basso peso alla nascita, ma secondo i medici si tratta di un fenomeno comune e aggravato dall’aumento delle anomalie congenite.

Il quadro è aggravato dalla distruzione degli ospedali, dalla carenza di personale sanitario e dai limiti all’ingresso di attrezzature e forniture mediche essenziali.

Madri malnutrite: il 38% in condizioni acute

Tra luglio e settembre 2025, il 38% delle donne in gravidanza sottoposte a screening dall’UNICEF ha mostrato malnutrizione acuta. Solo nel mese di ottobre, l’UNICEF ha ricoverato 8.300 donne incinte o in allattamento, circa 270 al giorno, per curarle dalla malnutrizione.

Ingram descrive un “effetto domino devastante”: madri malnutrite danno alla luce bambini sottopeso o prematuri, che rischiano di morire nelle unità di terapia intensiva o di sopravvivere con complicazioni permanenti.

Impatto generazionale del conflitto

Ingram sottolinea la dimensione umana di questa crisi: “Ho perso il conto del numero di genitori che hanno pianto mentre raccontavano ciò che era accaduto”. Le famiglie vivono un trauma costante, spesso in condizioni di privazione estrema.

Nonostante il cessate il fuoco, più di 70 bambini sono stati uccisi nelle otto settimane successive all’accordo, segno che la violenza non si è fermata.

Le risposte dell’UNICEF: incubatrici, screening e cure nutrizionali

L’UNICEF sta cercando di fronteggiare l’emergenza fornendo:

  • 20 nuove incubatrici, 30 ventilatori e apparecchiature salvavita;
  • integratori per 45.000 donne incinte e in allattamento;
  • screening nutrizionali per 150.000 bambini sotto i 5 anni;
  • cure contro la malnutrizione acuta per oltre 14.000 bambini;
  • supporto psicologico e consulenze per l’allattamento a più di 14.000 caregiver.

Ma, avverte Ingram, tutto questo non basta senza un aumento degli aiuti umanitari e il ripristino dei beni commerciali essenziali nei mercati locali.

“Nessun bambino dovrebbe essere segnato dalla guerra al primo respiro”

Secondo l’UNICEF, la crisi che colpisce madri e neonati a Gaza “si poteva evitare”. Le restrizioni agli aiuti e la distruzione del sistema sanitario hanno aggravato gli effetti del conflitto, rendendo impossibile alle famiglie proteggere i propri figli.

Ingram conclude: “Questo effetto domino – dalla madre al bambino – è stato causato dal conflitto ed esacerbato dalle restrizioni. È una sofferenza che si sarebbe potuta evitare, se fosse stato rispettato il diritto internazionale umanitario”.

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