Quantcast
Connettiti con noi

Entertainment

Donne e artiste del Seicento napoletano: la nuova mostra tutta al femminile delle Gallerie d’Italia

Pubblicato

il

Diana de Rosa "Santa Cecilia e un angelo"

Pittrici, scultrici, cantanti e attrici in una rassegna che riscopre il fondamentale ruolo delle donne nella stagione barocca del viceregno spagnolo

Fino al 22 marzo 2026, le Gallerie d’Italia di Napoli ospiteranno “Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento”, la prima mostra interamente dedicata all’opera e alla figura di alcune tra le non poche donne che hanno partecipato attivamente alla vita culturale della Napoli seicentesca, esplorando i campi più disparati dell’arte e ricercando forme espressive inedite secondo modi che non differiscono affatto da quelli degli uomini loro contemporanei.

Il nuovo evento organizzato dalle Gallerie d’Italia di via Toledo raccoglie capolavori poco o per nulla conosciuti, realizzati da donne talentuose, presto dimenticate dalla storia. Non solo pittrici e scultrici, ma anche miniaturiste, ceroplaste, attrici e cantanti giunsero nella capitale del viceregno spagnolo e qui si cimentarono nell’elaborazione di un proprio linguaggio artistico autonomo, attirando l’attenzione dei contemporanei e guadagnando una fama e un prestigio quasi impensabili per l’epoca.

Nonostante vadano ancora approfonditi gli studi intorno alla produzione culturale femminile del passato (anche a causa del fatto che molte opere sono andate perdute o recano un’attribuzione incerta), sono numerosi i nomi delle donne che, grazie alla loro determinazione e alla loro formazione intellettuale (pari o addirittura superiore a quella conseguita dagli uomini), venivano chiamate da prestigiosi committenti a realizzare opere di vario genere ed erano ospitate nelle corti, dove godevano di onori e stima.

Artemisia Gentileschi “Santa Cecilia”

È questo il caso, oltre che della ben più nota Artemisia, di cui sono presenti in mostra opere raramente esposte come la “Santa Cecilia”, di due eccezionali pittrici “forestiere”, la bolognese Lavinia Fontana (1552-1614) e la milanese Fede Galizia (1578-1630). Entrambe le artiste, di cui risulta difficile ricostruire l’intero percorso biografico e creativo, operarono agli inizi del Seicento a Napoli, dove furono in contatto con famosi pittori ed eseguirono dipinti per committenti locali. Già affermate e ricercate come ritrattiste – la prima, in particolar modo, era nota per l’abilità con cui rendeva i dettagli più minuti dell’abbigliamento e delle acconciature femminili –, Lavinia Fontana e Fede Galizia furono tra le prime donne a riprodurre soggetti religiosi, episodi biblici e figure di eroine.

Carlo Sellitto, “Andreana Basile”

Rientra fra le “forestiere”, cui è dedicata una sezione specifica, anche la marchigiana Giovanna Garzoni (1600-1670), ritrattista, miniaturista e apprezzata autrice di nature morte che, dopo aver lavorato in diverse città d’Italia, si trasferì per breve tempo a Napoli sotto la diretta protezione del Viceré spagnolo, Fernando Afán de Ribera y Enríquez, III duca di Alcalá. Successivamente, a Torino ritrasse i regnanti della casata dei Savoia, per poi spostarsi a Firenze, presso la corte medicea. A Roma, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, fu ammessa all’Accademia di San Luca, privilegio concesso soltanto di rado alle donne.

A Napoli nacque e si formò, invece, Diana De Rosa (1602-1643), nota anche come Annella di Massimo, che, proveniente da una famiglia di artisti, diventò allieva di Massimo Stanzione, grande esponente della pittura barocca napoletana. Nelle pochissime opere rimaste di Annella si riscontra l’influenza dello stile caravaggesco, come rivela chiaramente la sua “Santa Cecilia e un angelo”.

Lavinia Fontana, “Ritratto di Antonietta Gonzales”

Una sezione a parte del percorso espositivo è riservata alle “dive”, alle donne che a Napoli ottennero fama e successo grazie alle eccellenti doti del canto e della recitazione. Cantante e musicista ammirata oltre i confini del viceregno fu, dal 1586 al 1642, Adriana Basile (sorella dello scrittore Giambattista), la quale esercitò la propria arte presso le corti dei Gonzaga e dei Medici, arrivando a esibirsi anche a Milano e a Venezia. Attrice e impresaria teatrale diventò Giulia De Caro (1646-1697), a cui la musica e il teatro avevano permesso di riscattarsi da un oscuro e difficile passato di meretrice.

L’ultima tappa della rassegna, infine, presenta alcuni esempi interessanti della produzione scultorea femminile del tardo Barocco. In primo luogo, vi è l’opera di Teresa Del Po (1649-1713), pittrice e miniaturista celebre per le numerose incisioni prodotte per illustrare libri religiosi e per la finezza dei suoi ritratti in miniatura (tecnica pittorica molto popolare nel Settecento); in secondo luogo, le sculture di genere orrido della ceroplasta Caterina De Julianis (1670-1742) dialogano con quelle religiose in legno policromo dell’andalusa Luisa Roldán (1652-1706), nominata “scultrice di Camera” alla corte dei sovrani di Spagna.  

Pubblicità
Pubblicità