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Zagabria, vibrante pausa d’autunno
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8 mesi fail

Piccoli impulsi per ripartire alla scoperta del cuore della capitale croata.
Zagabria, città “interrotta”, come sospesa in una lunga pausa. Una parentesi aperta che non sembra trovare chiusura, proprio come la durata di certi cantieri. Da quando, nel primo giorno di primavera del 2020, un importante sisma sconvolse la capitale croata, ovunque giri ci sono ponteggi, impalcature, lavori di ristrutturazione in corso; molti musei sono chiusi e i monumenti avvolti in armature metalliche di sostegno e protezione.
Si potrebbe temporaneamente ribattezzarla “Za…gabbia”. La sua storia ci racconta di una città sfregiata dalla guerra e scossa dai sussulti della terra, ma quando si attraversano i suoi viali, si passeggia tra le sue stradine, si scopre una colorata, quanto inaspettata, energia vitale.

Il cuore vibrante della città, il suo centro storico, ha un’anatomia suddivisa in una zona superiore e una inferiore. La Donji Grad, la città bassa, è più “moderna” con un disegno urbano a “ferro di cavallo”: enormi spazi aperti con viali, giardini e palazzi di fattura ottocentesca, come il Teatro Nazionale Croato, l’elegante galleria dell’Oktogon, i Giardini dello Zrinjevac, con grandi fontane e l’inusuale stazione meteorologica.

Ilica, la via più lunga della città, con il tram azzurro che costeggia un numero infinto di negozi, transita per Ban Jelacic, lo spiazzante “atrio” della città, storicamente soggetto a cambi di toponomastica, con la statua equestre del Bano, eroe nazionale, che punta la sua spada contro i nemici, provenuti in tempi e direzioni diverse. Intorno al suo collo, la fascia di seta rossa, un tempo simbolo identificativo dei soldati dell’esercito croato, oggi emblema universale e distintivo di eleganza e formalità del mondo maschile: la cravatta.

Sotto gli iconici ombrelloni rossi del Mercato Dolac si alternano le stagioni, si incontrano cittadini e contadini; i profumi di fiori e frutta cambiano, ma l’organetto che suona è sempre lì. Intorno, negozietti di dolci e souvenir che espongono insieme piccolo artigianato e paccottiglia: centrini, guanti di lana, calamite e biscotti a forma di cuore. Sono i “Licitar”, fatti da un impasto semplice di acqua, farina e miele, dono ambivalente di umiltà e generosità, divenuto simbolo universale della Croazia e della sua capitale.

La Cattedrale dell’Assunzione, dedicata ai santi Stefano e Ladislao è un’epopea infinita, fatta di pietra e numeri impressionanti. La sua costruzione, cominciata intorno all’anno 1000, ha richiesto oltre un secolo, ma seguendo le vicissitudini della città, è sempre oggetto di lavori di consolidamento o ripristino e la sua sagoma originale, ormai sconosciuta anche ai suoi abitanti, non risulta mai libera da impalcature.

66 metri in 64 secondi. Dal 1890, la funicolare di Zagabria, dalla corsa più breve del mondo, è determinata a mantenere la sua operatività, in contrasto con l’era della velocità in cui viviamo, ma, per gustarsi la lentezza della sua velocità, bisogna attenderne la riapertura, fissata per la primavera 2026.
Il fascino medioevale della Gornji Grad ha diverse sfumature. La città alta è presidiata dalla Torre fortificata di Lotrščak, sentinella attiva che, con il fragore del cannone di mezzogiorno, dà un vero colpo al cuore, ma solo se non si è preparati.

In piazza S. Marco, oltre al Parlamento, la basilica dal tetto in maioliche ispirate dai colori nazionali è probabilmente l’icona di Zagabria stessa, della sua vita pubblica. A pochissima distanza, un luogo di intimo raccoglimento. Nella penombra del varco sotto la Torre di Pietra, ultima porta rimasta delle antiche fortificazioni, un’effige sacra, scampata miracolosamente ad un incendio, viene illuminata dalle fiammelle di centinaia candele votive, lasciate costantemente da fedeli o da viandanti casuali.

Ed è forse proprio in autunno, con la luce calda e morbida dei giorni di sole o con il picchiettio della pioggia sui tetti, dall’alto della Gornji Grad, che si percepisce tutta la naturale inclinazione romantica e un po’ misteriosa che avvolge Zagabria, che ha ispirato storie d’amore (non sempre a lieto fine, come illustrato nel “Museo delle Relazioni Interrotte”) e di stregoneria, e che rende la vista della Donji Grad ancora più suggestiva.

La capitale croata rende omaggio alle sue personalità illustri attraverso un itinerario cittadino fatto di statue: queste, in silenzio (o comunicando tramite QR code da inquadrare con lo smartphone) riescono,con il loro bronzeo riflesso di scultura, a restituirle un po’ di luce. Tra questi, Nikola Tesla, ingegnoso inventore croato, a cui è stato intitolato un museo sulla scienza e tecnologia.

Zagabria oggi guarda ad ogni visitatore consapevole in arrivo, come ad una sorta di defibrillatore. Piccoli, ma fondamentali impulsi per ripartire. La sua fisionomia urbana potrebbe essere ingessata in un piano terapeutico prolungato, ma la sua anima resiliente non ci sta ad essere imbrigliata tra le bende per una temporanea aritmia, perché il suo cuore vuole continuare a battere forte.

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