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Esteri

Tel Aviv, arresti durante lo sciopero generale in Israele

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Proteste, blocchi stradali e 32 fermi in diverse città: lo scontro politico si accende. Per Netanyahu lo stop “aiuta Hamas”

In Israele la giornata di sciopero generale del 18 agosto si è trasformata in un terreno di scontro politico e sociale. La mobilitazione, che ha visto blocchi stradali e sit-in a Tel Aviv e in altre città, si è conclusa con almeno 32 arresti e numerosi fermi da parte della polizia.

Secondo quanto riportato dalla CBS News e dall’Associated Press, gli agenti hanno sgomberato le principali arterie stradali occupate dai manifestanti, con l’intervento di reparti antisommossa.

Il premier Benjamin Netanyahu, affiancato da diversi ministri, ha accusato i promotori della protesta di “rafforzare Hamas” e di “indebolire Israele in un momento critico”. La linea dura del governo è stata rilanciata dai media israeliani e confermata dalle dichiarazioni ufficiali diffuse nelle ultime ore.

Sul fronte opposto, opposizioni e sindacati hanno respinto con fermezza le accuse. L’obiettivo della protesta — hanno sottolineato — non è sostenere Hamas, ma contestare la gestione dell’esecutivo su sicurezza, crisi interna e stato di diritto.

Secondo quanto riportato da The Jewish Chronicle, le manifestazioni hanno interessato in particolare Tel Aviv, dove gli attivisti hanno occupato snodi strategici costringendo la polizia a effettuare decine di controlli e sanzioni per “disturbo dell’ordine pubblico”.

Il bilancio provvisorio

  • Replica delle opposizioni:“La protesta è contro il governo, non contro Israele”.
  • Arresti: almeno 32 manifestanti fermati, la maggior parte a Tel Aviv.
  • Modalità di protesta: blocchi di autostrade, cortei e sit-in nei principali snodi urbani.
  • Linea del governo: Netanyahu e ministri parlano di una mobilitazione che “aiuta Hamas”.

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