Esteri
Gaza, drone israeliano uccide civili: 10 morti in fila per acqua, 6 i bambini
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11 mesi fail

Missile su civili in fila per l’acqua a Nuseirat nella striscia di Gaza. IDF: “errore tecnico” Netanyahu avverte: assedio riprenderà dopo tregua di 60 giorni se Hamas non deporrà le armi
NUSEIRAT, Gaza – Stamattina, decine di persone erano in fila con taniche d’acqua vicino al campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, quando un drone dell’esercito israeliano ha lanciato un missile su un punto di distribuzione. L’IDF (Israel Defense Forces) ha spiegato l’accaduto come un “errore tecnico” del munizionamento, che invece di colpire un militante di Jihad islamica ha centrato civili innocenti.
Quanti “errori tecnici” il civilissimo e democratico occidente sopporterà prima di elargire qualche sanzione seria? La situazione è diventata praticamente insostenibile e mentre si parla a vuoto, bambini, donne e uomini sono assassinati senza alcuna pietà. Siamo davanti ad un conflitto dove l’umanità è completamente svanita nel nulla, semmai fosse stata presente.
Secondo le autorità sanitarie locali, dieci persone sono state uccise, tra cui sei bambini, e almeno dieci sono rimaste ferite . Immagini drammatiche mostrano la disperazione delle famiglie e della gente che attendeva acqua, in un territorio ormai senza servizi di base .
L’attacco evidenzia la drammatica carenza d’acqua a Gaza, dovuta all’interruzione di impianti idrici e servizi igienici, ormai distrutti per mancanza di energia .
Nel frattempo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che, concluse le trattative per una tregua di 60 giorni, l’assedio su Gaza riprenderà se Hamas non si sarà smilitarizzata e i suoi membri non avranno accettato le condizioni di unilateralità imposte.
Netanyahu ha precisato: “Se entro 60 giorni Hamas non deporrà le armi, riprenderemo con la forza militare”.
Intanto, le negoziazioni a Doha restano in stallo, con i mediatori internazionali che faticano a chiudere un accordo definitivo . Le pressioni internazionali crescono, mentre le condizioni umanitarie precipitano: l’UNRWA e altri osservatori stimano oltre 58.000 vittime dall’inizio del conflitto, con numeri in crescita
Questa ennesima tragedia sottolinea come, anche durante la carenza d’acqua, i civili siano vulnerabili ai colpi dell’escalation bellica. A nulla valgono le promesse di cessate il fuoco, se le parti non rispettano i tempi e le condizioni stabilite.

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