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Confapi Sanità, Conflavoro PMI Sanità e Fifo Sanità scrivono alla Presidente Meloni: “Urgenti modifiche al decreto payback”
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Le associazioni chiedono l’introduzione di una franchigia, la dilazione dei pagamenti e la sospensione delle azioni esecutive
Roma, 24 giugno 2025 – Le principali associazioni rappresentative delle piccole e medie imprese del settore dei dispositivi medici – Confapi Sanità, Conflavoro PMI Sanità e Fifo Sanità Confcommercio – hanno trasmesso una nota congiunta indirizzata alla Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, al Ministro della Salute, Orazio Schillaci e al Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga.
Nella comunicazione, le associazioni esprimono profonda preoccupazione per l’impatto che l’articolo 6 del decreto-legge sul payback, nella formulazione attuale, potrebbe avere sull’intero tessuto produttivo nazionale, con particolare riferimento alle PMI del comparto.
“Pur riconoscendo lo sforzo compiuto in merito allo stanziamento delle risorse – dichiarano i Presidenti Michele Colaci, Gennaro Broya de Lucia e Sveva Belviso – il provvedimento risulta carente di tre elementi fondamentali, già oggetto di interlocuzione nel corso del tavolo tecnico istituito presso il MEF, senza i quali il rischio di una crisi sistemica del settore diventa concreto“.
In particolare, le associazioni ribadiscono la necessità di: introdurre una franchigia minima pari a 5 milioni di euro, volta a salvaguardare le micro, piccole e medie imprese più esposte; prevedere un contributo economico da parte delle Regioni, chiamate a concorrere alla copertura degli sforamenti rispetto ai tetti di spesa; disporre una dilazione pluriennale dei pagamenti, al fine di garantire sostenibilità e continuità operativa alle imprese coinvolte.
“Non è sostenibile – proseguono le tre sigle – che aziende che hanno operato a servizio del Sistema Sanitario Nazionale, fornendo dispositivi salvavita su richiesta delle strutture pubbliche, si trovino ora esposte a gravi rischi economico-finanziari, senza che vi sia stata una chiara assunzione di responsabilità da parte dei soggetti decisori”.
Secondo le proiezioni condivise, senza interventi correttivi il decreto potrebbe determinare una crisi a catena, con conseguenze rilevanti sul piano occupazionale, sulla concorrenza e sulla continuità nell’erogazione delle forniture sanitarie essenziali.
“Il contributo delle piccole e medie imprese – concludono – è strategico per l’innovazione, la qualità e l’equilibrio del mercato. Un eventuale ridimensionamento strutturale dell’offerta si tradurrebbe in una pericolosa deriva oligopolistica, con effetti negativi sull’intero ecosistema sanitario. Per questo chiediamo un intervento tempestivo: riaprire il confronto istituzionale, sospendere le procedure esecutive e apportare le necessarie modifiche in sede di conversione”.

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