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Ultima Generazione: Roma, Eni contro un professore di storia. Continua il processo

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Il reato? Aver detto la verità sulle politiche distruttive e neo coloniali di Eni

Roma, 9 giugno 2025: Domani, 10 giugno alle ore 9.00, presso l’Aula 6 del Tribunale di Roma, si terrà l’udienza dibattimentale del processo a carico di Michele Giuli, professore di storia in un liceo romano, imputato per diffamazione in seguito a dichiarazioni critiche rivolte a Eni e pubblicate sui social. Nel corso dell’udienza si procederà alla discussione sull’ammissione delle prove e dei testi. L’udienza è aperta alla stampa.

Michele Giuli si rende disponibile per interviste e interventi pubblici, con l’intento di denunciare quella che definisce una grave prevaricazione del diritto e una forma di repressione del dissenso.

L’attività di testimonianza e di resistenza prosegue nei tribunali, nei mezzi di informazione e nello spazio pubblico.

LE AFFERMAZIONI CONTESTATE

Quali sono le affermazioni contestate? Sono due:

  1. “Eni continua a portare avanti affari illeciti dettando politiche energetiche all’Italia e sfruttando in modo coloniale le risorse di paesi come Nigeria e Mozambico”
  2. Eni è “colpevole e criminale” affermando che “non sta rispettando alcun accordo internazionale e invece sta aumentando gli investimenti in combustibili fossili” e ancora ” Eni sapeva fin dagli anni settanta perché aveva pubblicato degli studi privati che dicevano, testuali parole che ci sarebbero state delle conseguenze devastanti se avessero continuato ad immettere anidride carbonica nell’atmosfera”

LA VERITÀ È UNA SOLA

Cominciamo dall’ultima affermazione (Eni conosceva i rischi delle emissioni). Da un’ inchiesta di ReCommon infatti sono emersi report del centro di ricerche di Eni che, già negli anni settanta, avvertiva dei rischi derivanti dalle emissioni. Avvertimenti che evidentemente sono stati ignorati. Ancora, dire che Eni: “… sta aumentando gli investimenti in combustibili fossili” è dire la verità. L’organizzazione Oil Change International basandosi su documenti ufficiali di Eni, pubblica un rapporto che riporta che il 90% del capitale investito di Eni riguarda progetti di estrazione ed esplorazioni di nuove fonti fossili.

In più, veniamo a scoprire come nell’anno 2022 Eni, a fronte di un miliardo investito in Plenitude (il segmento “rinnovabile delle sue attività”) ha investito 15 miliardi nel segmento legato ai combustibili fossili. Dunque dire che Eni “sta aumentando gli investimenti in combustibili fossili”, fregandosene dei parametri stabiliti in sede internazionali per arrestare la crisi climatica, è dire la verità. 

Quanto all’accusa di “colonialismo“. Eni ha forti interessi in Africa, nei paesi citati dal Prof. Giuli, Nigeria e Mozambico, interessi a cui corrispondono gravi danni per le comunità e gli ecosistemi locali, come lo sversamento di 4.1 milioni di litri di petrolio nella sola area del delta del Niger, mente in Mozambico l’impianto di produzione di GNL (gas naturale liquefatto) di Coral South (produzione iniziata a partire dal 2022), non solo l’impianto emette gas climalteranti 7 volte di più di quanto stimato originariamente, ma non apporta nessun beneficio economico alla comunità locale al paese: come riportato da ENI stessa, l’ammontare netto versato nelle casse dello stato del Mozambico derivante da questo progetto per gli anni 2022 e 2023 è di 0 dollari.

Oltre ciò, il cane a sei zampe ha proficui rapporti anche con l’Egitto, cioè con un regime dittatoriale e spietato che, tra i tanti crimini, si è reso responsabile della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni; è stata proprio la denuncia di questi rapporti a portare alla denuncia per diffamazione di Antonio Tricarico.

Per questo Michele si rende disponibile per interviste e interventi pubblici, per raccontare anche questa, ennesima prevaricazione del diritto; lo sciopero della fame è terminato prima del previsto, ma l’opera di testimonianza e lotta continua nei tribunali, nei media e in strada, ovunque serva.    

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