Cronaca
Ponte Morandi, 32 condanne: 12 anni a Castellucci nel processo
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Il Tribunale di Genova emette la sentenza di primo grado sul crollo del Ponte Morandi: 32 condanne, 25 assoluzioni e ricorsi già annunciati
A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, il Tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di primo grado in uno dei processi più complessi e rilevanti della storia giudiziaria italiana. Il procedimento, che ha richiesto circa quattro anni di dibattimento e centinaia di udienze, si è concluso con 32 condanne e 25 assoluzioni o proscioglimenti per alcuni capi d’imputazione, segnando una tappa fondamentale nella ricerca delle responsabilità per il disastro del 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone.
Le principali condanne del processo
Tra i principali imputati figura Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e di Atlantia, condannato a 12 anni di reclusione. La pena è inferiore rispetto ai 18 anni e sei mesi richiesti dalla Procura, ma rappresenta comunque la sanzione più severa pronunciata dal collegio giudicante. I giudici hanno inoltre inflitto una condanna a 11 anni a Michele Donferri Mitelli, già responsabile delle manutenzioni di Autostrade per l’Italia, mentre altri ex dirigenti della società, tecnici di Spea Engineering e funzionari del Ministero delle Infrastrutture hanno ricevuto pene differenziate in relazione alle responsabilità accertate nel corso del processo.
Le accuse contestate dalla Procura
Secondo l’impostazione accusatoria accolta in larga parte dal Tribunale, il crollo del viadotto non sarebbe stato un evento imprevedibile, bensì la conseguenza di una gestione della manutenzione ritenuta inadeguata. La Procura ha sostenuto che i segnali di degrado della struttura, in particolare degli stralli in cemento armato precompresso, fossero noti da tempo e che gli interventi necessari siano stati rinviati o non eseguiti con la tempestività richiesta dalle condizioni dell’infrastruttura.
Nel corso del dibattimento sono stati esaminati migliaia di documenti, consulenze tecniche e testimonianze per ricostruire lo stato del ponte prima del cedimento. Le accuse hanno riguardato, a vario titolo, i reati di omicidio colposo plurimo, crollo colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti e falso, contestati ai diversi imputati in base ai rispettivi ruoli nella gestione e nel controllo dell’opera.
La linea difensiva degli imputati
Le difese hanno invece sostenuto una ricostruzione differente, attribuendo il cedimento principalmente a presunti limiti progettuali originari del ponte realizzato dall’ingegnere Riccardo Morandi e contestando l’esistenza di responsabilità penali riconducibili agli imputati. Al termine della lettura della sentenza, diversi legali hanno annunciato l’intenzione di proporre appello.
La reazione dei familiari delle vittime
In aula erano presenti numerosi familiari delle 43 vittime, che hanno seguito con attenzione la conclusione del lungo iter processuale. Per molti di loro il verdetto rappresenta un passaggio significativo nel percorso verso l’accertamento delle responsabilità, pur nella consapevolezza che il procedimento non si conclude con la sentenza di primo grado.
La sentenza non è definitiva
La decisione del Tribunale di Genova non è definitiva. I condannati potranno impugnare il verdetto davanti alla Corte d’Appello e, successivamente, ricorrere in Cassazione. Fino all’esaurimento di tutti i gradi di giudizio resta pienamente valido il principio della presunzione di non colpevolezza.
La sentenza rappresenta comunque uno dei momenti più importanti nella vicenda giudiziaria seguita al crollo del Ponte Morandi, una tragedia che ha profondamente segnato il Paese e che continua a essere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica per le sue implicazioni sul tema della sicurezza delle infrastrutture e della responsabilità nella loro gestione.

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