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Violenza giovanile e bullismo al femminile: un fenomeno sommerso
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Analisi del bullismo al femminile e della violenza giovanile, con riferimenti a teorie criminologiche, giurisprudenza e strategie di prevenzione
Il bullismo tra ragazze: una realtà nascosta ma pericolosa
La violenza giovanile e il bullismo al femminile sono fenomeni sempre più presenti nella società contemporanea, ma spesso sottovalutati rispetto alle manifestazioni maschili. L’idea stereotipata che la violenza sia prerogativa dei ragazzi porta a ignorare o minimizzare comportamenti aggressivi e persecutori tra le ragazze. Tuttavia, gli studi dimostrano che il bullismo al femminile esiste ed è particolarmente insidioso.
Dalla violenza psicologica a quella fisica: le diverse sfaccettature del bullismo femminile
Spesso si pensa che le ragazze siano meno inclini alla violenza fisica rispetto ai ragazzi, ma la realtà è più complessa. Anche tra le giovani esistono episodi di aggressioni che si manifestano attraverso spinte, schiaffi, tirate di capelli o vere e proprie risse. Questa forma di violenza è spesso associata a dinamiche di gruppo, dove l’aggressione serve a consolidare un ruolo dominante o a umiliare pubblicamente la vittima.
Oltre agli episodi più evidenti, il bullismo femminile si esprime anche attraverso comportamenti più subdoli, come l’isolamento sociale, la diffusione di false informazioni e la manipolazione emotiva. L’offesa si sposta dai corridoi della scuola agli schermi dei dispositivi elettronici, con il cyberbullismo che amplifica il danno, rendendolo pubblico e difficilmente arginabile.
Cosa spinge le ragazze alla violenza? Le teorie criminologiche
Il peso dei modelli sociali e familiari
Secondo la teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura, i comportamenti violenti vengono appresi osservando e imitando modelli di riferimento. Nel contesto giovanile, le ragazze possono riprodurre dinamiche aggressive viste in famiglia o nei media, normalizzando il bullismo come strumento di affermazione personale.
Il gruppo come terreno fertile per l’aggressività
La teoria della subcultura deviante di Albert Cohen evidenzia come alcuni gruppi giovanili legittimino il bullismo come mezzo per ottenere status e potere. Nelle scuole e nei social network, le dinamiche di prevaricazione tra coetanee possono essere incentivate dalla ricerca di approvazione e dall’adesione a regole non scritte del gruppo.
La pressione sociale e il bisogno di conformarsi
Robert Merton, con la sua teoria della tensione, spiega come l’impossibilità di raggiungere determinati standard sociali possa portare alcune giovani a deviare. Il bullismo può diventare una valvola di sfogo per chi si sente oppresso da aspettative irrealistiche o da un senso di insicurezza profonda.
Come risponde la legge al fenomeno del bullismo femminile
In Italia, il bullismo e la violenza giovanile sono regolamentati da diverse normative che mirano a tutelare le vittime e a prevenire comportamenti aggressivi. La Legge 29 maggio 2017, n. 71, disciplina la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, mentre l’Art. 612-bis del Codice Penale riguarda il reato di stalking, spesso applicabile anche ai casi più gravi di bullismo.
La giurisprudenza ha riconosciuto l’importanza di sanzionare questi comportamenti attraverso diverse sentenze della Corte di Cassazione. Nel 2019, una decisione della Corte di Cassazione ha confermato che atti ripetuti di bullismo possono configurare il reato di stalking. Nel 2021, un’altra sentenza della Corte di Cassazione, sez. III ha riconosciuto il cyberbullismo come una forma di violenza psicologica reiterata, con effetti devastanti sulla vittima.
Sentenza del Tribunale per i Minorenni
In un caso emblematico del 2022, il Tribunale per i Minorenni di Milano ha emesso una sentenza di messa alla prova per tre ragazze coinvolte in episodi di bullismo reiterato ai danni di una compagna di scuola. Le giovani, accusate di atti persecutori e diffamazione, avevano creato un gruppo online per denigrare la vittima, oltre a isolarla socialmente e aggredirla verbalmente e fisicamente. La sentenza ha imposto un percorso rieducativo obbligatorio, che includeva incontri con psicologi e assistenti sociali, attività di volontariato e il divieto di contattare la vittima. Questo caso dimostra come la giustizia minorile punti alla rieducazione più che alla punizione, cercando di recuperare le giovani responsabili e prevenire recidive.
Educazione e prevenzione: la chiave per contrastare il fenomeno
Per affrontare il problema del bullismo e della violenza tra ragazze è fondamentale un approccio educativo che aiuti le giovani a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri comportamenti. Le scuole possono giocare un ruolo essenziale attraverso programmi di educazione emotiva e affettiva, che favoriscano relazioni sane e rispettose tra coetanei.
Anche il dialogo con le famiglie è cruciale per individuare segnali di disagio e intervenire tempestivamente. Il monitoraggio dei social network e l’attivazione di percorsi di mediazione tra pari possono rappresentare strumenti efficaci per arginare il fenomeno prima che si trasformi in una spirale di violenza.
Un fenomeno da non sottovalutare
Il bullismo femminile, sebbene meno visibile rispetto a quello maschile, può avere conseguenze altrettanto gravi. Dietro comportamenti apparentemente innocui si nascondono dinamiche complesse che possono segnare profondamente la crescita di una ragazza. Affrontare il problema con consapevolezza, strumenti educativi adeguati e una giusta applicazione delle normative è essenziale per proteggere le vittime e costruire una società più attenta al benessere delle nuove generazioni.
Se vuoi saperne di più vai al seguente link: https://letiziadilaurocriminologa.wordpress.com/2024/12/17/la-violenza-dei-giovani-e-le-baby-gang/

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