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Federico e Castel del Monte

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Il Castello del Monte: un’icona di architettura e cultura sotto Federico II

Lo scorso fine settimana ho deciso di concedermi una visita veloce in Puglia. Ovviamente, non potevo esimermi da una sosta al favoloso Castel del Monte ad Andria, gioiello voluto da Federico II, imperatore potente ma illuminato, amante della giustizia, dell’uguaglianza, della verità e dell’arte. Avvicinandosi, il castello si staglia contro il cielo su un’alta collina ed è ben visibile dalla strada e da lì domina le Murge e le città di Andria, Trani e dintorni.

La prima menzione dell’edificio si trova nella lettera che lo stesso Federico II inviò nel 1240 a Riccardo di Montefuscolo, giustiziere di Capitanata, perché si preparassero i materiali per costruire un castrum, un castello, di cui non specificò la funzione e la destinazione d’uso.

Il castello ha una pianta ottagonale, così come ottagonali sono anche le otto torri che la contornano. Presenta una corte interna scoperta che pare avesse la stessa funzione di un impluvium romano. Le stanze interne sono trapezoidali ed i muri congiungono gli spigoli degli ottagoni. I costoloni presenti in ogni stanza non hanno una funzione portante ma soltanto decorativa, tanto che in alcune stanze sono mancanti, e all’incrocio sono decorati con volti di personaggi mitologici o foglie.

Nel cortile interno, si possono trovare resti di bassorilievi che fanno pensare ad una sorta di Colonna Traiana che si sviluppava tutto intorno alle pareti.

Sotto il cortile e sotto le torri Federico II fece costruire delle cisterne che potessero contenere l’acqua piovana in modo che il castello fosse autonomo per l’approvvigionamento. Il materiale con cui il castello fu costruito è, come si direbbe oggi, a chilometro zero: la pietra calcarea bianca, famosa in tutta la Puglia e utilizzata per la maggior parte degli edifici, e la breccia del Gargano, o pietra corallina, con le sue venature rosse arancio, che dona ad alcune parti del palazzo un colore inconfondibile. Sfortunatamente, questo tipo di pietra si autodistrugge, nel senso che, con il passare del tempo, l’ematite contenuta si sbriciola, provocando dei solchi che, a loro volta, ne provocano altri, inficiando la struttura.

La forma del castello, come dicevo, è particolare; l’ottagono è infatti considerato una forma a metà tra il quadrato, che rappresenta la terra, ed il cerchio, che rappresenta l’infinito del cielo. La sua funzione primigenia non era certamente difensiva; lo dimostrano le finestre troppo ampie, la mancanza del fossato e del ponte levatoio e perfino le scale a chiocciola delle torri che salgono in senso antiorario, il che avrebbe permesso agli assalitori di impugnare l’arma correttamente e ai difensori di doverla impugnare con la sinistra.

E non si trattava nemmeno di un castello abitabile, in quanto mancavano le cucine e gli alloggi dei servitori. Qualcuno ha ipotizzato che potesse trattarsi di una sorta di “accademia”, nelle cui stanze si discuteva e dissertava di vari argomenti, letterari, scientifici e perfino tecnici.

Visto dall’alto, il castello sembra una corona perfetta e geometrica, nella quale il numero otto ricorre costantemente; a parte la forma ottagonale, vi sono otto torri, anch’esse ottagonali, ed otto stanze interne. Anche il cortile interno è ottagonale e lo è perfino la vasca interna. Le foglie sui capitelli delle stanze sono otto, così come sono otto anche i quadrifogli sul portale d’ingresso e le foglie sulle chiavi di volta delle varie stanze.

Nonostante al castello sia stato dedicato un posto d’onore solo sulla moneta da un centesimo, l’UNESCO l’ha reso patrimonio dell’Umanità nel 1996 per la sua bellezza e perfezione.

E chi se non Federico II poteva concepire una tale meraviglia? L’imperatore del Sacro Romano Impero, nipote del Barbarossa, colui che riuscì ad amalgamare e far convivere diverse culture, come quella araba, cristiana, greca e latina, che, con la sua lungimiranza, riuscì a tenersi fuori dalle guerre e dalle crociate e a coltivare la bellezza e i vari saperi umani, come la letteratura, le scienze, l’astronomia, le lingue, colui che sfruttò il suo potere per emanare leggi che tutelassero i più deboli, perfino gli animali, e che permettessero a tutti di convivere in armonia e pace, rispettandone le usanze, le tradizioni, il culto, e cercando di limitare i privilegi e lo strapotere di pochi. In tempi assolutamente precoci, proibì il matrimonio riparatore, la vendetta privata e la differenza di ceto davanti alla legge.

Federico si circondò di personaggi colti e saggi, tra cui il matematico Fibonacci e Pier delle Vigne, creò la scuola poetica siciliana e collezionò opere antiche e cimeli del passato. Alla

sua corte ospitò personaggi di enorme cultura, incentivò la traduzione di opere filosofiche greche e arabe e compose poesie amorose egli stesso.

A Napoli, fondò la prima università statale che ancora oggi porta il suo nome. D’altronde, se lo chiamarono lo Stupor Mundi una buona ragione doveva pur esserci.

Gioia Nasti

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