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“World Press Photo Exhibition”: le fotografie che raccontano il lato oscuro del mondo
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2 anni fail

A Roma il “Palazzo delle Esposizioni” ospita, la “Word Press Photo Exhibition”,uno dei contest fotografici più famosi del mondo
A Roma, il “Palazzo delle Esposizioni” ospita, in anteprima nazionale fino al 09 maggio, la “World Press Photo Exhibition”, mostra che celebra i vincitori del contest fotografico più famoso al mondo. La “World Press Photo” è un’organizzazione no-profit con sede ad Amsterdam che, dal 1955, istituisce un concorso annuale che premia coloro i quali, attraverso la fotografia, mettono in risalto temi di attualità universalmente rilevanti.

Foto singole, reportage, istantanee colte abilmente durante lo svolgimento dei fatti, ma anche lavori “costruiti” per una narrazione che affianca le immagini ad altri strumenti (come le vernici o supporti audio), arrivano da tutto il mondo per essere esaminate da una commissione di esperti: la valutazione riguarda sia la tecnica che il contenuto, al fine di selezionare i lavori fotografici più rappresentativi per il sostegno del fotogiornalismo e per documentare le tematiche mondiali più difficili e urgenti.

Una mappa del mondo mostra come la libertà di circolazione e di accesso all’informazione risulti un diritto dato per scontato e non globalmente acquisito, per il quale costantemente operano giornalisti e fotoreporter, il cui lavoro viene celebrato anche attraverso questa mostra.
Come l’apertura del “Vaso di Pandora”, le foto raccontano il grido, la disperata richiesta di aiuto del pianeta e dei popoli. L’inesorabile progressione della devastazione ambientale, causata dai cambiamenti climatici, ma anche dall’instabilità politica e dall’incapacità di governi corrotti che sprecano le risorse sono tangibili.

Latitudini diverse, tanti scatti, un allarme comune: un “ramo” del Rio delle Amazzoni trasformato dalla siccità in un deserto; interi arcipelaghi, come quello delle Fiji, che rischiano di scomparire per l’innalzamento del livello del mare; il pericolo di estinzione delle farfalle “Monarca” tra Canada, Usa e Messico; gli incendi che devastano ogni anno l’Australia; il Venezuela che si avvelena, sversando e sprecando il petrolio nell’acqua del suo mare.

Le immagini si fanno portavoce di tragedie internazionali, ma anche di drammi personali e familiari. La longevità globale si accompagna all’aumento dei malati di demenza e al dramma silente dei loro familiari, costretti al ruolo di “caregiver”, senza alcuna forma di sostegno sociale e con lo stigma inopportuno delle comunità di appartenenza: un fenomeno dilagante e trasversale, come dimostrato dalle foto, dalle coste del futuristico Giappone a quelle africane del Madagascar.

Così come le violenze fisiche e sessuali, condannano le vittime, soprattutto donne, ma anche membri della comunità LGBTQI+, alla pena aggiuntiva e ingiusta dell’isolamento. Come un tempo la lettera impressa sulla fronte, petali scarlatti celano un viso di donna per la vergogna.

Di fronte al pericolo, la duplice scelta dell’istinto umano non è più “fuga o lotta”, ma diventa “fuga o rassegnazione”: corpi senza vita su barche alla deriva e corpi addormentati, sopraffatti dalla stanchezza, sono immagini forti di viaggi disperati.

Le calamità e la guerra incombono e sono il tema dominante: far esplodere la diga di Kakhovka, in Ucraina, per allagare e sommergere i territori circostanti e le conseguenze dell’attacco terroristico al “Festival Supernova” in Israele dello scorso 12 ottobre, raccontano le diverse declinazioni della guerra. Il dolore, quello acuto e straziante della perdita, è uguale ovunque.

Nello sguardo perso di un padre avvinto, che continua a stringere la mano senza vita di sua figlia, ancora sotto le macerie del terribile terremoto avvenuto in Turchia a febbraio dello scorso anno.


In un obitorio di Gaza, una torsione estrema che unisce in un ultimo abbraccio, una donna palestinese e il corpicino esanime della sua nipotina di cinque anni, avvolto in un panno bianco: una rappresentazione universale di “Pietà” che, non necessitando di connotazioni temporali, religiose e geografiche, si è aggiudicata il titolo di “World Press Photo of the Year” per l’anno 2023

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