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Ponti in primavera: attraversare l’Europa, col fiato sospeso
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2 anni fail

I vari ponti di diverse città e paesi: dall’Italia fino ad arrivare all’estero. I ponti ricongiungono tutta l’Europa
Strumento di continuità territoriale. Struttura edile utilizzata al fine di dare continuità ad un attraversamento stradale. Opera mirabile per ingegneria ed estetica, fondamentale al confronto, allo scambio, all’unione.
Ad arco, a trave, a capriata, a sbalzo, strallato, continuo, mobile, sospeso, girevole. In pietra, in cemento, in acciaio, in vetro. Il ponte non è più soltanto un’infrastruttura edile fondamentale, ma si carica anche di significati simbolici. Il dominio sugli ostacoli naturali, la resistenza al tempo, la sfida continua alle forze della Natura: il vento, l’acqua, il fuoco, le vibrazioni date dall’utilizzo e gli eventi sismici. La sua essenza paradossale fatta di forza e stabilità di fatto include elasticità e dinamicità.
Tutte queste caratteristiche rendono i ponti affascinanti attrazioni turistiche, soprattutto quando, essendo indissolubilmente connessi ad una città, ne diventano perfino icona. Nel mondo, se ne costruiscono sempre nuovi e sono sempre più incredibili da un punto di vista ingegneristico, per le sfide incredibili che affrontano, assicurando la continuità territoriale, per semplificare e velocizzare gli itinerari. Anche se, poi, da un punto di vista turistico, sono proprio i ponti che rappresentano l’epoca e la complessità strutturale del tempo in cui sono stati costruiti ad esercitare un grande potere attrattivo.

Se per l”Harbour Bridge” di Sydney, per lo “Skybridge” che unisce i due grattacieli Petronas Tower di Kuala Lumpur o per i miti americani del “Golden Gate” di S. Francisco e del “Brooklyn Bridge” di New York sono necessari viaggi sicuramente più impegnativi, per le iconiche infrastrutture europee si può approfittare dei proprio dei “ponti” che il calendario primaverile mette a disposizione.
Per sfruttare i grandi fiumi quali vie di comunicazione e di scambi commerciali, molte delle capitali e delle grandi città europee hanno costruito ponti con i quali adesso sono praticamente identificabili.

Se dici “Tower Bridge”, ad esempio, dici Londra. Se la classica opulenza parigina, di cui non si ha mai abbastanza, è identificabile nel maestoso “Pont Alexander III”, con i gruppi scultorei in bronzo verde e oro, il suo lato cinematografico moderno è rimandato al “Bir Hakeim” che il regista Cristopher Nolan ha oniricamente manipolato nel suo “Inception”, con protagonista Leonardo DiCaprio.

Il titanico “Viaduc Du Milleu”, nella regione francese dei Midi-Pyrenees, è il detentore europeo dei record e si affianca al “Pont Du Gard”, al “Pont de Normandie” e allo spezzato “Pont d’Avignon”, nell’antica città dei Papi.


Se al grande ponte “dei Martiri” sul Bosforo si deve il congiungimento tra Europa e Asia nella città turca di Istanbul, e, in Ungheria, al “Széchenyi”, più conosciuto come “Ponte delle Catene”, ha permesso la formazione dell’odierna capitale, tra le città di “Buda” e “Pest”, il piccolo “Stari Most” di Mostar, in Bosnia, rappresenta materialmente la speranza che sia possibile ovunque la convivenza pacifica tra etnie e religioni diverse.


Il Portogallo vanta esempi molto importanti: sul fiume Douro, il bellissimo “Dom Luis I”, struttura ad arco in ferro, costruito da un allievo di Gustave Eiffel, unisce la città di Porto a Vila Nova de Gaia, per pedoni, auto e tram; nella capitale Lisbona, il “Vasco da Gama” ha detenuto fino al 2018 il record di ponte più lungo d’Europa, anche se, il rosso “25 Abril che attraversa il fiume Tago, resta di fatto il simbolo della città.

In Svizzera, la romantica passeggiata ammirando i cigni sul fiume Reuss è possibile grazie al “Kapellbrucke” di Lucerna: risalente al 1300, è il ponte di legno coperto più antico d’Europa che, quasi totalmente distrutto da un incendio, è riuscito a conservare parte del suo soffitto a pannelli dipinti. Magico è, senza dubbio, il “Ponte Carlo” di Praga: il percorso tra “Stare Mesto” e “Mala Strana” è silenziosamente “sorvegliato” dalle trenta statue di santi a tutte le ore, anche se l’atmosfera ovattata delle sue albe sulla Moldava è impareggiabile.


Recentissimo invece, il ponte pedonale girevole sul canale della Motlava, nel pieno centro di Danzica in Polonia, che alterna, ad orari stabiliti il transito delle barche a quello delle persone.
Nella Storia dell’Arte, come nella realtà, il piccolo ponte giapponese sul laghetto delle ninfee, nella casa museo di Monet a Giverny, ricorre in dipinti e attira migliaia di visitatori. Accade così anche in Italia. Impossibile separare Venezia dal suo “Rialto” e dal marmoreo ponte chiuso che accoglieva, un tempo, quelli dei condannati, mentre, oggi, i sospiri degli innamorati. Dai macellai di un tempo agli orafi e argentieri di oggi, il “Vecchio” di Firenze, tra gli oli dei pittori, la pellicola dei fotografi e le pubblicazioni istantanee sui social, resta il soggetto preferito dei turisti sull’Arno.

Incredibile, solo come noi Italiani sappiamo fare, è la fama, assoluta e paradossale, di quello di “Messina”, sullo stretto braccio di mare che separa la penisola italiana dalla Sicilia: discusso, conteso, progettato e riprogettato, un ponte che, di fatto, ancora non esiste! Il valore assoluto e simbolico di quest’opera edile entra nell’immaginario collettivo
anche attraverso i modi di dire: “gettare un ponte” è una forma di iniziativa solidale; “tagliare i ponti”, al contrario, è allontanarsi da un contesto; e, se ognuno si adopera per non “finire sotto i ponti”, nessuno si augura mai di veder, metaforicamente o realmente, come purtroppo qualche volta accade, “crollare un ponte”.
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