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Nisida, miraggio partenopeo con il “Maar” fuori

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Nisida: Tra mito e realtà, l’isola vicina e remota che sogna di liberarsi dall’ingiusta prigionia

Dall’alto di capo Posillipo o dalla spiaggia di Coroglio, proprio di fronte, Nisida, la più piccola isola dell’arcipelago partenopeo, appare così vicina, al punto che sembra quasi possibile sfiorarla con le dita.

“Nesis”, piccola isola, era il suo nome antico e recava in sé la sua dimensione territoriale. Ninfa di tufo permeabile dal corpo impenetrabile: proprio come al tempo del mito, protagonista di quell’amore impossibile che provava il giovane Posillipo (che, per lei, si tolse la vita), mantiene intatta, ancora oggi, la sua leggenda.

Pietra grezza di un gioiello lasciato volutamente ossidare, come la costa su cui si affaccia, arrossita “per questa vergogna” e per i sedimenti di ferro dell’attività metalmeccanica, ormai dismessa da tempo immemore. La sua origine vulcanica viene esaltata dalla perfetta mezzaluna del suo porto naturale e viene definita “Maar”: si tratta di una caldera a più livelli, parzialmente riempita d’acqua che, ricordando l’apertura della spettacolare coda di un pavone, prende il nome di “Porto Paone”.

Invisibile dalla costa, il suo approdo naturale è servito, nei secoli, sia per rendere l’isola meta di piacere per facoltosi patrizi romani, sia per ricovero di pirati, contrabbandieri e trafficanti del mare. Da isola selvaggia, ricoperta di ulivi e vegetazione mediterranea, abitata da capre e conigli, è stata nei secoli invasa per scopi diversi.

Il suo antico molo, che oggi non esiste più, chiamato “Chiuppino”, da locanda di delizie divenne, in seguito, un lazzaretto: sia gli equipaggi che le merci, potenzialmente infetti e contaminati, affrontavano lunghi periodi di quarantena, un purgatorio che terminava con il rilascio della “Patente della Salute”, una sorta di “Green Pass” dell’epoca.

La grande costruzione sulla sommità dell’isola è stata casino di caccia, castello, dimora contesa tra ricche famiglie che controllavano i traffici commerciali marittimi, centro monastico, avamposto militare, base NATO e sede dell’Accademia Aeronautica (trasferita a Pozzuoli) e, oggi, ospita l’istituto penitenziario minorile.

Nisida è, di fatto, uno dei grandi paradossi partenopei: così vicina, eppure, così lontana, da sembrare un miraggio. Il collegamento alla terraferma, costruito nel 1934, quel ponte, che per definizione, dovrebbe consentire la raggiungibilità e la fruizione della sua bellezza, ha finito solo per privarla della sua natura di isola, senza di fatto donarle nulla in cambio; la presenza del carcere minorile la rende, praticamente, inaccessibile ma, avendo ispirato gli sceneggiatori della famosa serie “Mare Fuori”, la televisione le sta parzialmente restituendo una grande notorietà.

Come nelle parole della famosa canzone, è da tanto tempo, per molti, “l’isola che non c’è”; soprattutto per quei “Peter Pan” che, eccedendo in arroganza e impavidità, hanno scambiato un atteggiamento troppo “disinvolto” e irrispettoso dei confini della legalità, con il loro diritto alla libertà e alla giovinezza. Se da un lato, l’isolamento nella bellezza del luogo costituisce un meraviglioso incentivo al cambiamento, alla riabilitazione giuridica e morale dei minori detenuti, dall’altro condanna Nisida ad una pena ingiusta: quella di non vedere realizzata la sua naturale vocazione turistica.

Da sempre presente sulle carte geografiche proprio per la sua importanza strategica, anche il suo fascino naturale è stato tramandato, in prosa e in versi, da Omero, Cicerone, Seneca, Boccaccio, Dumas padre, Matilde Serao, Benedetto Croce.

Da qui, prende spunto, oggi, il “Parco letterario di Nisida”, un percorso di trekking tra citazioni e scenari naturali, le cui tappe sono segnalate da maioliche decorate, realizzate proprio dai ragazzi del penitenziario, nella fabbrica di ceramica dell’isola. Anche il teatro, fortemente voluto da Eduardo De Filippo per aiutare i ragazzi attraverso la nobile arte della recitazione, versa in gravi condizioni.

Poche, dunque, le iniziative volte a riabilitare, parallelamente, sia i detenuti che la natura del territorio e rarissime le occasioni in cui è possibile metter piede sull’isola. In attesa di sostegno, anche le strutture della vecchia Lavanderia Borbonica, ancora presenti sull’isola, che faticosamente mal resistono al tempo e all’incuria: esse sono state oggetto di interesse da parte del FAI, “Fondo Ambiente Italiano”, che ha inserito Nisida tra le destinazioni accessibili ai soci, eccezionalmente e purtroppo non ogni anno, nelle “Giornate FAI”.

Tra l’altro, Nisida è inserita tra “I luoghi del Cuore” da votare sul sito www.fondoambiente.it, per sollecitarne la dovuta valorizzazione. Un piccolo, ma concreto aiuto per Nisida, che, dopo essere stata contesa e offesa, aspira al giusto risarcimento: quello di vedere, in un futuro non troppo lontano, ormai estinta la sua immeritata pena.

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