Quantcast
Connettiti con noi

News

Funerali di Stato per B.

Pubblicato

il

Funerali di stato per b.

Funerali di Stato per B. “Quel Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice accanto a lui posò.”

Ciò che Manzoni scrisse Napoleone io lo riscrivo per Berlusconi, lungi dall’assolverlo dai suoi peccati, dal legittimare le sue azioni amorali, dal considerare che la sua azione politica e culturale possa avere avuto un qualsivoglia minuscolo effetto positivo sull’Italia e sugli italiani. Semplicemente riconosco l’importanza, la storicità, l’indissolubilità della figura mastodontica e ingombrante di Silvio Berlusconi, già sfumata e iconizzata in vecchiaia, ora finalmente mitizzata dalla morte.

I funerali di Stato, decisi dalla premier Meloni, si sono tenuti nella cattedrale del Duomo di Milano e sono terminati da pochi minuti. La cerimonia è stata solenne e particolarmente sobria nonostante l’enorme affluenza, interessante poiché eterogenea come forse mai, prima d’ora, si è vista a un funerale. Sfilavano, infatti, lungo la navata centrale, personaggi di spicco di tutti gli ambiti in cui il versatile presidente ha navigato. Da Maria de Filippi a Ignazio La Russa, Da Aurelio De Laurentiis all’emiro del Qatar accanto al quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivato in chiesa pochi minuti dopo Giorgia Meloni come forse da protocollo, ha deciso di sedere.

L’omelia è stata accompagnata dai lunghissimi applausi che si innescavano nella piazza gremita intorno al Duomo, scivolavano come un domino fin dentro la cattedrale e come un’onda ritornavano in piazza per poi estinguersi. Qualche nota di vivacità e colore l’hanno data i tifosi del Milan, anch’essi compostamente accalcati in piazza, con le loro bandiere rimaste chiuse fino a quando il carro funebre marchiato Mercedes non ha condotto il fu cavaliere davanti al duomo, e, solo allora, aperte e sventolate al grido del coro “un presidente, c’è solo un presidente…”

È giusto un funerale di Stato?

Probabilmente abbassare a mezz’asta la bandiera italiana nel lutto di Silvio Berlusconi vuol dire trascinarla nel fango, imbrattarla e disonorarla, anche al netto di ciò che in questi giorni la stampa estera scrive sui principali quotidiani, sempre più oggettiva di quella italiana sulle questioni che riguardano i singoli leader, nel bene e nel male. C’è anche da dire che, forse, se non avessimo avuto Forza Italia e i suoi alleati di destra al governo i funerali di Stato non si sarebbero neanche tenuti. Tuttavia credo sia giusto che le cose alla fine siano andate in questo modo.

Perché…

I politici italiani, rappresentanti del popolo italiano, hanno fatto gli interessi di B., per amicizia o convenienza (o entrambe), quando egli era un semplice imprenditore di successo.

Il popolo italiano stesso ha fruito poi delle televisioni di Berlusconi, fino ad acclamarlo come salvatore della patria e collocarlo a capo del governo.

Rapporti con la mafia, evasione fiscale, reati condonati o prescritti, conflitti d’interesse, scandali, incidenti diplomatici scansati per miracolo e tanto, tanto altro. Nulla di tutto ciò ha minato significativamente B., che ha continuato ad essere la figura più importante di tutta la politica italiana e che si è dimesso solo nel 2011, solo perché aveva ormai trascinato l’Italia in bancarotta, accumulando oltre 500 miliardi sul debito pubblico, costringendoci a delle misure di austerità di cui non si è neanche assunto la responsabilità, scaricandola a Monti che, in modo ancora più sconsiderato di B., decise che tali leggerezze del “caimano” dovevano essere ripagate dai più deboli, dai più bisognosi.

B. è rimasto a galla, si è evoluto, trasformato, si è ritagliato nuovi spazi politici via via che il panorama politico si modificava. L’Italia, le sue istituzioni, le sue piazze e buona parte dei suoi abitanti non lo hanno mai rigettato completamente.

Tutti i presidenti della Repubblica in carica lo hanno sempre ricevuto senza mai opporsi, ultimo Mattarella, nonostante abbia perso un fratello per mano della stessa Mafia che Berlusconi finanziava.

Silvio Berlusconi sarebbe potuto addirittura diventare presidente della Repubblica all’ultimo rinnovo, e nessuno avrebbe fatto la rivoluzione per liberare il Quirinale qualora fosse successo.

Probabilmente, se non fosse morto, la terribile riforma costituzionale in senso presidenziale indicata nel programma dell’attuale governo avrebbe avuto proprio lui come primo fruitore, una volta realizzata.

Al netto di tutto questo, l’Italia è anche Berlusconi. Sarebbe stato facile cedere all’ipocrisia con cui la nostra nazione avrebbe potuto tenersi B. per tutto questo tempo e poi rinnegarlo nel momento della morte.

L’Italia lo ha voluto, l’Italia lo ha scelto e lo ha tenuto ed è giusto che, oggi, l’Italia lo saluti. Auguriamoci solo che al saluto non si accompagni la beatificazione di un uomo che dall’Italia ha preso tantissimo ma ha restituito veramente poco.

Lascia un like su Facebook e seguici su Twitter

Pubblicità
Pubblicità