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Ennesima strage di migranti: 63 i morti e 30 mancano all’appello

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Ennesima strage di migranti in mare

Ennesima strage di migranti in mare 63 morti tra cui minori: adesso il cordoglio ma dopo? Non serve a nulla se dopo non ci sono soluzioni politiche

Di fronte all’ennesima strage di migranti in mare scatta il cordoglio nazionale di tutti a reti unificati e poi, dopo cosa avviene? Nulla assolutamente nulla. La colpa di costoro? Essere nati nella parte sbagliata del mondo e avere la velleità di scappare per cercare fortuna – che il più delle volte – non è difficile da trovare. 

Sono 63 al momento le vittime del naufragio del caicco partito dalla Turchia e distrutto terribilmente a largo di Steccato di Cutro in Calabria a causa del mare. Arrestati anche tre presunti scafisti, una consolazione magra vista la vergogna che ognuno di noi porta addosso, anche se i più non se ne rendono conto. Tra i deceduti anche minori.

Questi disperati erano migranti che giungevano dalla Siria, Afghanistan, forse Iraq tutte zone dove non si attraversa un buon momento. Si tratta di una rotta non battuta dalle ONG, si tratta di gente che scappa da terremoti e guerre. Tant’è che li hanno avvistati il giorno prima della tragedia a 40 miglia dalla costa. Qui, infatti, c’entra nulla tutta la polemica sui salvataggi e quant’altro. In questo caso se non si interviene subito si rischia un nuovo problema umanitario.

Una rotta che vede la Grecia e l’Italia molto esposte. Si tratta di una rotta che anziché proseguire via terra, prende il mare in Turchia, a causa delle restrizioni e delle difficoltà create dai paesi europei e dalla quantità di denaro data alla Turchia per tenerseli. 

Il 26 febbraio 2022 esce una nota – aggiornata questa mattina alle ore 9:15 sul sito del Viminale – del Ministro Piantedosi nella quale è riportato quanto segue. 

Nota del Viminale 

Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha presieduto oggi a Crotone, in prefettura, un incontro convocato a seguito del gravissimo naufragio di migranti avvenuto a Steccato di Cutro. Al vertice hanno, tra gli altri, partecipato il Sottosegretario all’Interno, Wanda Ferro, e il comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana. 

«Una tragedia immane che dimostra come sia assolutamente necessario contrastare con fermezza le filiere dell’immigrazione irregolare» ha dichiarato il titolare del Viminale. 

«Mi chiedo come sia possibile che vengano organizzate traversate di questo tipo, spingendosi fino al punto di coinvolgere donne e bambini in traversate che si rivelano tragicamente pericolose», ha aggiunto il ministro Piantedosi. 

Piantedosi ha visitato il luogo della tragedia e la camera ardente che accoglie le vittime al momento recuperate. 

Resterà attivo durante la notte nella zona delle operazioni di ricerca dei dispersi il presidio dei Vigili del Fuoco, con una squadra di soccorritori acquatici pronti a intervenire. 

La polemica si accende violentemente a Non è l’Arena

Prima serata va in onda un collegamento da Steccato di Cutro della trasmissione condotta da Massimo Giletti “Non è l’Arena” che apre un altro scenario. 

Le immagini che precedono il collegamento sono agghiaccianti superstiti infreddoliti e poi un cadavere che viene trascinato fuori dall’acqua dai soccorritori. In studio Giletti – a commento delle immagini – dà la colpa all’Europa, dello stesso avviso anche Mentana, precisando che anche l’Italia ha i suoi interessi e la sua quota di responsabilità in quanto parte della UE. Poi il collegamento con Steccato di Cutro. L’inviata sul posto racconta brevemente quanto accaduto. Giletti però taglia corto ed introduce un ospite. Si tratta di Orlando Amodeo, soccorritore con esperienza trentennale di salvataggio in mare. 

“Questa tragedia si poteva evitare. È come se sia quasi voluta se io so dal giorno prima che una nave è in difficoltà, le vado in contro. Perché non è stato fatto? Noi abbiamo imbarcazioni che tranquillamente affrontano il mare forza 7, io c’ero, ero lì, ho visto il mare” Così il soccorritore. Giletti a quel punto da lettura di una nota della Guardia di Finanza e del Viminale che affermano che l’intervento di salvataggio non è avvenuto a causa del mare “forza sette” ed hanno potuto constatare “solo lo spezzamento del barcone”. La trasmissione continua e poco dopo giunge una altra nota del Ministero dell’Interno annunciando che “sottoporrà all’avvocatura dello Stato le gravissime affermazioni diffuse da alcuni ospiti in occasione della trasmissione Non è l’arena al fine di promuovere in tutte le sedi la difesa dell’onorabilità del Governo, del ministro Piantedosi, di tutte le articolazioni dello Stato”. Davanti a tali dichiarazioni, considerando forse eccessiva la reazione del ministro, Mentana e Giletti si sono schierati con il soccorritore e il sacerdote ospiti. 

“Questa è una minaccia, si tratta evidentemente di un atto di non umiltà”. Cosi è intervenuto immediatamente Mentana in collegamento con la trasmissione, ed ha continuato: “Facciamo nostre le parole che sono state dette, così l’Avvocatura dello Stato se la prende anche con noi”. “In una televisione libera – ha chiosato Giletti – gli ospiti devono dire quello che sentono”. 

Adesso bisognerà attendere come andrà a finire. Non è certo un bello spettacolo quanto accaduto nei confronti di un soccorritore e di un sacerdote. La politica ha un potere immenso quindi può accettare le critiche e adoperarsi per risolvere i problemi.

Sulla vicenda del naufragio il cordoglio unanime di tutto il mondo politico. Appare chiaro però che senza ulteriori sforzi, resta solo retorica in attesa di un’altra tragedia, sulla quale vi sarà altra retorica e così via all’infinito.

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