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Sarajevo: dove la guerra è passata, un fiore è cresciuto
Pubblicato
4 anni fail

Il racconto di una passeggiata a Sarajevo e le rose sull’asfalto
Passeggiando per Sarajevo può capitare di imbattersi in alcune strani segni rossi sull’asfalto.
La loro origine non è dovuta ad una cattiva manutenzione del manto stradale ma è stata la storia coi suoi errori e orrori a lasciarli lì.
Erano gli inizi degli anni Novanta quando questa città che nasce sulle sponde del fiume Miljacka e dove appena qualche anno prima, nel 1984, si erano svolte le olimpiadi invernali, fu smembrata dalla guerra dei Balcani che vide coinvolti tutti i paesi dell’ex Jugoslavia.
La capitale bosniaca fu presa d’assalto dai cecchini che, dalle montagne che circondavano la città, ne fecero il loro campo di un gioco che potremmo definire, rubando un’espressione romana, “’ndo cojo cojo”. Stabilita la loro postazione principale lungo la unica (strada) Zmaja od Bosne, chiamata poi col triste nome di “viale dei cecchini”, questi tiratori scelti diedero inizio al loro orribile divertimento che consisteva nel colpire tutto e tutti lanciando bombe, granate e colpi di mortai.
Non solo vittime ma questi colpi lasciavano sull’asfalto anche grossi buchi circondati da piccoli fori disposti come dei petali a raggiera prendendo così le sembianze di un fiore.

Dopo la fine della guerra, gli abitanti di Sarajevo decisero di non coprire la storia ma anzi di metterla in evidenza rendendola viva. Così cominciarono a riempire questi buchi con della resina rossa per commemorare quelle vittime che inconsapevolmente furono bersaglio di un gioco spietato dove l’unico vincitore è stata la disumanità.

La forma e il colore ricordano una rosa e perciò queste ferite sull’asfalto sono state denominate “Le Rose di Sarajevo” (in bosniaco Sarajevske Ružedi) ma, a differenza del fiore, il loro profumo è troppo intenso a tal punto da diventare puzza che disturba e dovrebbe scuotere l’animo umano.

La capitale bosniaca, dove oriente ed occidente s’ incontrano, dove in poche centinaia di metri ti imbatti in una moschea, in una sinagoga e in qualche chiesa ortodossa e cristiana, dovette convivere con questo orrore per ben 1452 giorni vivendo il più lungo assedio nella storia della fine del XX secolo.

Queste rose, che purtroppo sono ovunque, costituiscono una testimonianza di un momento imbarazzante e, neanche troppo lontano nel tempo, della storia europea che avrebbe dovuto insegnarci qualcosa ma gli eventi contemporanei ci dicono ben altro!

Le Rose di Sarajevo, così, sono diventate una sorta di street art alla cui realizzazione ha contribuito, e qui c’è il paradosso, vittima e carnefice.

Ancora oggi la strada, dove anni prima la vita incontrava la morte, fa da sfondo a un triste passato che diventa uno sprone alla riflessione: queste rose sono testimoni che proprio lì, dove oggi le persone svolgono le normali attività di vita quotidiana, fino a qualche decennio prima attraversare la strada costituiva una sfida mortale dove purtroppo in tanti hanno perso.

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