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Marito e moglie possono avere due residenze diverse? La legge dice sì
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Una domanda molto frequente è questa: due persone sposate possono avere la residenza in due abitazioni diverse, magari addirittura in due Comuni differenti?
La risposta è sì. Il matrimonio, infatti, non impone automaticamente ai coniugi di avere la stessa residenza anagrafica. La residenza, secondo l’art. 43 del Codice civile, è il luogo in cui una persona ha la propria dimora abituale. Pertanto, se per ragioni di lavoro, familiari, assistenziali o per altre concrete esigenze della vita due coniugi dimorano abitualmente in luoghi differenti, possono avere legittimamente due diverse residenze.
Naturalmente la residenza non può essere soltanto “sulla carta”. Quando viene dichiarata al Comune deve corrispondere alla situazione reale: ciascun coniuge deve effettivamente avere la propria dimora abituale nell’abitazione indicata.
Residenze diverse non significano separazione
È importante chiarire un equivoco piuttosto diffuso: avere residenze diverse non significa essere separati legalmente, né determina di per sé una crisi del matrimonio.
I coniugi possono continuare a essere regolarmente sposati pur avendo, per concrete esigenze personali o professionali, due residenze anagrafiche differenti.
La questione è diventata particolarmente importante anche sul piano fiscale, soprattutto per quanto riguarda l’IMU.
La svolta della Corte costituzionale
Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 209 del 2022.
La Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittima la disciplina che, ai fini dell’esenzione IMU per l’abitazione principale, collegava il beneficio alla residenza e alla dimora abituale dell’intero nucleo familiare.
La Corte ha riconosciuto che le esigenze della vita moderna possono legittimamente portare i componenti della stessa famiglia a stabilire residenze anagrafiche e dimore abituali differenti, ad esempio per motivi di lavoro.
Oggi, quindi, ai fini dell’abitazione principale assume rilievo la situazione del singolo possessore: occorre verificare se egli abbia nell’immobile sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale.
Questo significa che, ricorrendone realmente tutti i presupposti, anche due coniugi possono beneficiare dell’esenzione IMU sulle rispettive abitazioni principali.
Attenzione: non basta spostare formalmente la residenza
Questo è probabilmente l’aspetto più importante.
La decisione della Corte costituzionale non consente di trasformare una seconda casa in abitazione principale semplicemente cambiando la residenza anagrafica.
Per ottenere l’esenzione occorre che l’immobile costituisca realmente la dimora abituale del proprietario.
La stessa Corte costituzionale ha precisato espressamente che la propria decisione non permette alle cosiddette “seconde case” dei coniugi di beneficiare automaticamente dell’esenzione. Se i coniugi hanno, nella realtà, la stessa dimora abituale, non possono ottenere due esenzioni semplicemente dichiarando due residenze differenti.
I Comuni possono effettuare controlli per verificare l’effettività della residenza e della dimora abituale.
Residenza, famiglia e nucleo ISEE non sono la stessa cosa
Bisogna infine evitare di confondere la residenza anagrafica con il nucleo familiare utilizzato per determinate prestazioni e agevolazioni.
Il fatto che marito e moglie abbiano residenze anagrafiche differenti non significa necessariamente che, ai fini di ogni normativa fiscale o assistenziale, vengano automaticamente considerati appartenenti a due nuclei distinti. Le regole possono cambiare a seconda della prestazione richiesta e della normativa applicabile.
In conclusione
Sì, due coniugi possono avere due residenze diverse.
Il matrimonio non obbliga marito e moglie ad avere necessariamente la medesima residenza anagrafica. Quello che conta è che la residenza dichiarata corrisponda alla reale dimora abituale della persona.
Ed è proprio questo il principio da ricordare: la legge tutela le situazioni reali, non le residenze create soltanto formalmente per ottenere un vantaggio fiscale.
La sentenza n. 209/2022 della Corte costituzionale ha compiuto un passo importante, riconoscendo che una famiglia può restare tale anche quando, per esigenze concrete della vita, marito e moglie abitano stabilmente in luoghi diversi.
Comunicato stampa a cura dell’Avv. Lelio Mancino

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