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Social Dilemma o Social Dramma?
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6 anni fail

The Social dilemma, il nuovo docu-film distribuito da Netflix racconta come i Social influisca nella vita di tutti i giorni
Già nel 2007 Andrew Kean scriveva, nel suo saggio Cult of the Amateur
MySpace e Facebook hanno generato una cultura giovanile fatta di narcisismo digitale; i siti open-source di condivisione della conoscenza come Wikipedia insidiano l’autorità degli insegnamenti scolastici.
PP 13 – 14
Oggi, Myspace è una piattaforma poco visitata, Wikipedia è gestita per lo più da esperti degli specifici settori culturali offerti e Facebook è luogo in cui trovare sì l’amatore che produce “un puro e semplice rumore” (ivi 36) ma anche studiosi, artisti e comunicatori capaci di sfruttare il mezzo.
Da anni la rete si conferma quel grande villaggio, per dirla con McLuhan, nel quale far continuare, non solo alcune attività lavorative, ma soprattutto i rapporti umani.
In questo contesto delineato, teso tra pratiche di condivisione e connessione, si crea uno stato di intimità digitale particolarmente complesso che mette in gioco trasformazioni rilevanti a livello sociale del nostro pensarci all’interno del rapporto tra pubblico e privato.
BOCCIA ARTIERI GIOVANNI, STATI DI CONNESSIONE. PUBBLICI, CITTADINI E CONSUMATORI NELLA (SOCIAL) NETWORK SOCIETY. FRANCO ANGELI SRL, MILANO, 2012 PP 112
Come scrive Luciano Floridi, che cito da La morte si fa social. Immortalità, memoria e lutto nell’epoca della cultura digitale di Davide Sisto,
è sbagliato credere che l’abitazione virtuale sia una via di mezzo tra «l’attitudine degli agenti umani ad adattarsi agli ambienti digitali» e «una forma di neocolonizzazione postmoderna degli ambienti digitali da parte degli agenti umani».
SISTO DAVIDE, LA MORTE SI FA SOCIAL. IMMORTALITÀ, MEMORIA E LUTTO NELL’EPOCA DELLA CULTURA DIGITALE, BOLLATI BORINGHIERI, TORINO, 2018 PP 14
The Social dilemma, usando le parole rilasciate da Mark Kennedy di ABC News, è «uno sguardo illuminante sul modo in cui i social media sono progettati per creare dipendenza e manipolare il nostro comportamento».
Il docufilm è caratterizzato da interviste con ex dipendenti dei maggiori Social Network mescolate a scene di finzione che tendono a drammatizzare la presenza dei social nella vita di tutti i giorni.
Solo a conclusione del docufilm il dramma raccontato diventa dilemma digitointerrogativa:
i social fanno bene oppure no?
- Rispetto di regole SEO che limitano la comunicazione a frasi per lo più in forma attiva e con non più di 25 parole;
- algoritmi che studiano il comportamento degli utenti per rafforzare la proposta pubblicitaria di beni di consumo:
«se il servizio è gratis, il prodotto sei tu», dice The Social Dilemma.
The Social Dilemma è per lo più catastrofista.
Cita l’aumento di autolesionismo e suicidi fra i più giovani dal 2009 senza affrontare la crisi economica, la disoccupazione e l’incertezza sul futuro.
Punta il dito contro il mezzo e non contro chi li sfrutta in mal modo e, solo a pochi minuti dalla conclusione, propone soluzioni e modi per difendersi.
The social dramma però non sembra mai spingere verso un’educazione sull’uso di un mezzo che, tra le altre cose, tiene in contatto immigrati di tutto il mondo, diffonde notizie di rivoluzioni e, come con la primavera Araba, ha contribuito a veri e propri stravolgimenti politici.
Così come populismo e tensioni sociali non si possono attribuire solamente all’uso distorto dei social.
Esiste uno spazio vuoto in cui le multinazionali si inseriscono persuasivamente per promuovere e vendere i loro prodotti.
Ed è qui che bisognerebbe dare risposte.

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