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Mario Adinolfi dopo 14 ore di perquisizione: «Sono innocente»

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Mario Adinolfi - Leader del Popolo della Famiglia

Mario Adinolfi dopo 14 ore di perquisizione: «Sono innocente, in casa mia trovato solo un bancomat e due fogli»

Mario Adinolfi passa al contrattacco. Dopo il provvedimento che lo ha portato agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva”, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia ha affidato a una lunga dichiarazione la propria versione dei fatti, respingendo ogni contestazione e annunciando battaglia giudiziaria.

Al centro dell’indagine c’è un sistema di raccolta di denaro attraverso un circuito definito dagli investigatori “scommessa collettiva”, promosso anche attraverso i social network. Secondo la Procura, il meccanismo avrebbe coinvolto numerosi partecipanti ai quali sarebbero stati prospettati guadagni collegati alle scommesse sportive. Le ipotesi di reato contestate comprendono, tra le altre, truffa, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e violazioni fiscali.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe movimentato milioni di euro e prodotto un danno economico vicino ai cinque milioni, con una contestazione fiscale quantificata in circa 400 mila euro. Le accuse, tuttavia, dovranno essere confermate nel corso del procedimento giudiziario e Adinolfi, come previsto dalla legge, resta una persona sottoposta a indagini fino a eventuale sentenza definitiva.

La difesa di Adinolfi: «Una vicenda surreale»

Dopo una perquisizione durata circa 14 ore nella sua abitazione, Adinolfi ha raccontato la propria esperienza sostenendo che gli investigatori non avrebbero trovato elementi tali da dimostrare le accuse contestate.

«Dopo 14 ore di perquisizione in casa mia – ha dichiarato – sono andati via con due fogli di carta e un bancomat». Una frase utilizzata dal giornalista per ribadire la propria convinzione di non aver accumulato ricchezze attraverso attività illecite.

Adinolfi ha definito la vicenda “surreale” e ha dichiarato di sentirsi vittima di una ricostruzione che, a suo giudizio, avrebbe anticipato una condanna mediatica prima ancora del processo. Nella sua difesa ha ribadito di vivere in modo semplice e di non avere condotto uno stile di vita incompatibile, secondo la sua versione, con le accuse mosse dalla Procura.

«Ho sempre giocato, ma non ho mai truffato nessuno»

Uno dei punti centrali della difesa riguarda proprio il funzionamento della “scommessa collettiva”. Adinolfi ha ammesso di aver partecipato negli anni a forme di gioco collettivo, ma ha negato che si trattasse di un sistema fraudolento o di una raccolta abusiva di risparmio.

Secondo la sua ricostruzione, alcuni partecipanti avrebbero ottenuto guadagni mentre altri avrebbero registrato perdite, dinamica che rientrerebbe nel normale funzionamento delle scommesse. «Non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri», è il principio ribadito dal giornalista nella sua difesa.

Il ricorso al Tribunale del Riesame

La strategia difensiva punta ora al Tribunale del Riesame. Il legale di Adinolfi, avvocato Riccardo Di Lorenzo, ha annunciato l’intenzione di contestare le esigenze cautelari che hanno portato alla misura degli arresti domiciliari.

Secondo la difesa non sussisterebbero il rischio di reiterazione del reato, quello di inquinamento delle prove o altri elementi tali da giustificare il provvedimento restrittivo.

Un’inchiesta che divide l’opinione pubblica

La vicenda ha riportato sotto i riflettori la figura pubblica di Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e fondatore del Popolo della Famiglia, personaggio spesso al centro del dibattito politico e televisivo italiano.

Da una parte gli investigatori stanno ricostruendo un presunto sistema ritenuto illecito; dall’altra Adinolfi rivendica la propria innocenza e sostiene di essere vittima di un’accusa ingiusta.

La parola finale spetterà alla magistratura. Fino a quel momento, ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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