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Socialità Ritrovata Un nuovo progetto di Ilva Primavera e dell’Ass. “Primavera Arte”

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Ilva Primavera

“Ritmi d’Amore: pensieri dell’anima, amici di rosarydelsudArt news” la nuova rubrica di Ilva Primavera che racconterà emozioni: appuntamento l’8 giugno

Ilva Primavera, con la sua Rubrica “Ritmi d’amore: pensieri dell’anima, amici di rosasrydelsudArt news”, racconta le emozioni, attraverso la scrittura, di coloro che vogliono dare un contributo poetico, per costruire “un’Architettura del ricordo” per realizzare una memoria collettiva di com’erano la Campania e l’Italia ai tempi del coronavirus.

llva Primavera, cantante ed organizzatrice di eventi culturali, mostre d’arte e arte varia, rappresentante dell’Associazione Primavera Arte, appassionata da tempo per la scrittura, durante i mesi angoscianti a causa del coronavirus ha maturato l’idea di mettere su carta le emozioni, le ansie e le paure scaturite da questo male oscuro, mai vissuto, che ha sconvolto la vita di tutto il mondo, causando tanti morti e contagi, così è nata l’idea di realizzare una Rubrica “Ritmi d’amore: pensieri dell’anima, ai tempi del coronavirus”, iniziata nel mese di aprile 2020, invitando coloro che volevano esprimere le loro emozioni e fragilità a mettere su carta pensieri e frasi liberandosi delle loro angosce.

Il risultato ad oggi è stato sorprendente: tantissime persone hanno aderito all’appello di Ilva Primavera e moltissimi sono stati i contributi inviati alla sua Rubrica del lunedì. La scrittura è il miglior modo per comunicare con gli altri, un bisogno primario dell’essere umano, che libera i sentimenti più celati di tutti noi. In questo periodo drammatico la scrittura, la musica e l’arte tutta possono essere d’aiuto per superare i momenti di stress, di fragilità che affligge l’umanità, non preparata ad un evento così nefasto e di così elevata portata.

Ogni lunedì si è raccontato, fin dall’inizio dell’epidemia, quanto avveniva in Italia, i contagi, le morti, le restrizioni, le ordinanze varie, in modo da avere un diario di viaggio del coronavirus, che ha sconvolto il mondo e che sicuramente non sarà più lo stesso di prima.

Il prossimo appuntamento di Ilva Primavera Rubrica “Ritmi d’amore: pensieri dell’anima, amici di RosarydelsudArt new”, è per lunedì 8 giugno 2020 e verterà sulla SOCIALITA’ RITROVATA, il 3 giugno 2020, l’Italia finalmente, essendo i contagi diminuiti, riparte con l’apertura dei confini regionali e con la possibilità di spostarci da regione a regione senza nessuna autocertificazione, riavviando così le attività produttive, sempre in condizioni di sicurezza, dopo settimane di grandi sacrifici e grazie alle misure efficaci adottate contro il virus, facendo però sempre attenzione sul distanziamento fisico e uso delle mascherine, precauzioni che non devono essere abbandonate.

Grande entusiasmo e allegria per la vivezza ritrovata e per l’apertura di musei, parchi, spazi pubblici: è stato meraviglioso inoltrarsi nelle piazze piene di gente,e finalmente come un fiume in piena la vita ricomincia, lentamente, cautamente riprendendo i suoi ritmi, i suoi colori, i suoi profumi, consentendo di essere di nuovo sé stessi, mantenendo viva la socialità, non più toccandosi con le mani ma approcciandosi agli altri attraverso gli occhi, finestra del proprio dentro.

Nell’attesa di festeggiare la fine dell’epidemia si deve fare tesoro delle sofferenze patite e non affrettarsi a gettare via i ricordi e le esperienze di questo drammatico momento, che può insegnare molto e segnare, in termini di positività e saggezza, il futuro della vita.

Ecco un pensiero poetico di Ilva Primavera sul tema della socialità ritrovata

Socialità ritrovata

Come un fiume in piena la vita finalmente
ricomincia, lentamente, cautamente,
riprende I suo ritmi, i suoi colori, i suoi
profumi, consentendoci di essere di nuovo
noi stessi, di abbracciarla tutta e di viverla
fino in fondo nella sua fragilità e immensa
forza, mantenendo viva la socialità, non più
toccandoci con le mani ma approcciandoci
agli altri attraverso gli occhi, finestra
del nostro dentro, uno sguardo negli occhi degli
altri può dischiudere molto più di un approccio
fisico.

Fuori dalle case liberate ritorna la felicità
nel cuore, esplosione d’amore, fratellanza
e speranza, non più soli nel dolore, ma uniti
nella gioia, insieme ritroviamo la socialità
perduta e i sussurri del risveglio della vita,
un concerto inesauribile di rumori,
un arcobaleno di colori, un caos
vivace di voci e di volti.

La vita è raccontarla, scriverla, viverla,
non è solo esistere.

Nota stampa Primavera Arte

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Addio all’immenso maestro Ennio Morricone

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ennio morricone
Di Georges Biard, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21288724

A darne notizia, tra gli altri, l’ANSA per le conseguenze di una caduta

Ci ha lasciato il maestro Ennio Morricone. A 91 anni il premio Oscar purtroppo non ce l’ha fatta per l’aggravarsi delle conseguenze di una caduta come riportato dall’ANSA. Una carriera costellata da successi che ha scritto la storia della musica contemporanea. Amato in tutto in mondo ha dato lustro all’Italia scrivendo note che rimarranno nella memoria di tutti.

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Per Sant’Angelo il Paese delle Fiabe, il nuovo murale di Stefania Marchetto

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SteReal
Foto Nota Stampa

La Street Art è donna nel Paese delle Fiabe. Dal 29 giugno al 4 luglio 2020 a Sant’Angelo di Roccalvecce

Torna a Sant’Angelo di Roccalvecce, per il secondo anno consecutivo, la street artist Stefania Marchetto in arte SteReal, pronta ad animare, di nuovi personaggi fantastici, i muri del piccolo borgo della Tuscia conosciuto come il Paese delle Fiabe, rivitalizzato negli ultimi anni grazie all’omonimo progetto d’arte urbana dedicato al mondo fiabesco e alla letteratura fantastica.

Dopo il primo favoloso murale ispirato alla storia de La spada nella roccia, dipinto per l’edizione del 2019, SteReal ritorna quest’anno con una sognante Cenerentola che prenderà vita su un’enorme parete del centro e che la vedrà esibirsi, dal 29 giugno al 4 luglio, in qualità d’artista d’apertura della terza edizione del festival.

Inaugurato nel 2017 con il grande murale di Alice nel paese delle meraviglie, il progetto di Sant’Angelo il Paese delle Fiabe ha trasformato il paesino in provincia di Viterbo in un museo a cielo aperto, una vera e propria galleria d’arte ricca di opere e installazioni artistiche legate al racconto fantastico e leggendario.

A rendere ancor più caratteristico e speciale questo fatato posto, immerso tra le valli laziali, è la scelta di affidare la realizzazione dei lavori a un team di donne street artist, tra le più celebri della scena italiana.

Così, insieme ad Artù e Mago Merlino, e agli altri personaggi dipinti in questi anni dalle numerose artiste urbane che si sono succedute a Sant’Angelo, la Cenerentola di SteReal si fonderà col paese reale, in un gioco dove il vero e la fantasia si rincorrono e confondono continuamente.

Promosso dall’Associazione ACAS con l’organizzazione di Alessandro Chiovelli e Gianluca Chiovelli, Sant’Angelo il Paese delle Fiabe conta già 30 opere disseminate lungo le vie del borgo, a creare un itinerario magico e incantato, un percorso artistico aperto a tutti, grandi e piccini, turisti appassionati o semplici curiosi, che camminando per le strade del centro abitato potranno sorprendersi nell’incontrare Don Chisciotte o PinocchioIl piccolo Principe o Hansel e Gretel.

Una galleria tutta al femminile, dunque, a formare un ideale Paese delle Dame Artiste, un luogo immerso in un’atmosfera da sogno dipinta dalla mano di alcune tra le più importanti street artist del panorama nazionale.

Stefania Marchetto, Tina Loiodice, Alessandra Carloni, Daniela Lai, Lidia Scalzo, Isabella Modanese, Stefania Capati, Cecilia Tacconi, Lena Ortmann, Ginevra Giovannoni: ognuna, con la propria inconfondibile cifra stilistica, ha reso unico questo piccolissimo e prezioso borgo, contribuendo alla sua rinascita, in un moto di valorizzazione della Tuscia e del suo ricchissimo folclore locale.

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Hollywood, “cosa sarebbe successo se…”

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Mentre HBO ritira “Via col vento” dal catalogo, su Netflix si racconta la vera storia di Hollywoood

Gli autori di Hollywood, Ryan Murphy e Ian Brennan, raccontano le ambigue e oscure macchinazioni, non solo dello star system degli anni ’30 ’50, ma di tutta la menzogna del sogno americano.

E fanno di più: ricostruiscono e riparano, recuperano e premiamo chi non veniva premiato.

Si riprendono e offrono rivincite.

Hollywood è la storia di speranze, sogni e ferite che si allargano mettendo il dito nel desiderio, mentre gli occhi guardano lontano e il naso si occupa di non badare agli odori della realtà nascosta sotto al mento.

Gerarchizzazione narrativa, codice Hays, la segregazione e la caccia al comunista spingono le produzioni a raccontare la patina, la polvere dorata che nasconde il tappeto su cui un po’ tutti ripulivano le suole delle proprie scarpe.

Il divismo non è altro che il potere esercitato da un’immagine che non appartiene più al soggetto che l’ha generata.

Cristina Jandelli – Breve Storia del divismo cinematografico

La star strategy trasformava gli attori in manichini in cui fisico, carattere e stile erano di proprietà della compagnia, del cast, dell’intera produzione.

Edgar Morin, in Les Stars, scriveva “i divi del cinema sono i miti della modernità, cioè la rivisitazione del culto classico greco-latino” mentre, secondo Metz, lo spettatore si identifica con l’attore in quanto star invece che col ruolo.

Rock Hudson, pseudonimo di Roy Harold Fitzgerald, per esempio, ha dovuto nascondere per anni la sua omosessualità, invece nota nell’ambiente.

Rivelarla avrebbe distrutto l’immagine virile e vigorosa con cui lo spettatore si identificava.

E così, di fronte al pubblico, Roy Harold Fitzgerald moriva per lasciar vivere Rock Hudson.

In Hollywood – che mescola continuamente realtà e finzione – l’attore dichiara invece la sua omosessualità, si presenta alle premiazioni dell’Oscar tenendo la mano a Archie Coleman, omosessuale e – per giunta – afroamericano sceneggiatore del film Meg.

Film che non esiste, ma che trae spunto dalla vera storia di Peg Entwistle, giovane attrice che si suicidò gettandosi dalla scritta Hollywood, al tempo ancora Hollywoodland.

Che è un po’ come dire Dreamland, parola in codice usata in una pompa di benzina dietro cui si cela un giro di prostituzione, un ulteriore micromondo che spiega bene la landa sconsolata del mondo dello star system.

E allora ci sembra forse più chiaro che l’andare verso il sogno poteva significare due cose: che se non arrivavi a morire realmente come Peg, lo facevi ogni giorno, come Roy Harold Fitzgerald.

In entrambi i casi, la Serie TV riscrive i finali.

E Meg diventa un pretesto per mostrare un fiume carsico che avrebbe dovuto esplodere allora, per mostrare e riparare da subito soprusi e ingiustizie, come quelli ai danni di Anna May Wong, attrice asiatica cui venivano offerti solo ruoli stereotipati e che in Hollywood vince invece addirittura un Oscar come migliore attrice non protagonista.

E mentre HBO ritira Via col vento dal catalogo, per ripubblicarlo con un video contestualizzante, e la questione razziale continua a fare su e giù senza mai risolversi, su Netflix si racconta sul serio come sarebbe stato se lo star system avesse da subito lottato per ripulire le sue storie da stereotipi ed emarginazioni.

In “Hollywood”, Hattie McDaniel ha già vinto il suo Oscar come attrice non protagonista proprio per l’interpretazione in Via col vento; ma mentre ancora oggi si contesta il suo silenzio nei confronti degli studios che continuavano, proprio come avevano fatto con lei, a relegare i neri a ruoli di servi spesso pigri, ottusi e violenti, nella serie TV è redenta, spiega i suoi errori, l’assurdità del suo silenzio e spinge Camille Washington, attrice nera protagonista di Meg, a prendersi tutto ciò che le spetta.

Insomma, Hollywood fa Hollywood.
Ricostruisce i finali, mostra la luce in fondo al tunnel, di fianco alla rabbia, in mezzo alla morte, circondato dalle sue ambiguità e mostra come per far nascere una stella bisogna tenere accesso a lungo il buio.

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