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Giornata Internazionale della Donna, Adinolfi (M5S): “Insegnate il rispetto per le persone”

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Isabella ADINOLFI in the EP in Strasbourg
Isabella ADINOLFI in the EP in Strasbourg - Foto: Comunicato

“Si discute spesso della parità di genere e dei diritti della donna, ma poi nei fatti ci accorgiamo che non esiste la parità tra uomo e donna”.

In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale in cui si celebra la Donna, rilancio il mio appello alle madri: insegnate il rispetto per le altre persone. Insegnate ai vostri figli maschi ad essere degli uomini con la U maiuscola e insegnate alle vostre figlie a non dover dipendere da nessuno e a difendere i propri diritti e la propria libertà, fisica e morale”.

A dirlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Isabella Adinolfi, rilanciando di fatto il suo appello a fare di più per educare le nuove generazioni in primis al rispetto per la altre persone.

Si discute spesso della parità di genere e dei diritti della donna, ma poi nei fatti ci accorgiamo che non esiste la parità tra uomo e donna – conclude l’europarlamentare salernitana – Nei fatti consentiamo che la donna venga svilita e umiliata. Per non parlare, poi, della cronaca quotidiana che ci mostra, purtroppo, donne uccise e sfregiate dagli uomini, donne ridotte in schiavitù. In molti Paesi europei, addirittura, è legalizzata la prostituzione e anziché combattere questa piaga si preferisce girarsi dall’altra parte. Le leggi ci sono, ma spesso sono solamente un palliativo rispetto a quanto realmente accade. Ecco dobbiamo cominciare a formare le nuove generazioni, educandole in primis al rispetto per le altre persone”.

Nota stampa on. Isabella Adinolfi europarlamentare M5S

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Kevin Spacey dovrà pagare 31 milioni a “House of Cards”

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Kevin Spacey
Foto da Wikipedia

Kevin Spacey a seguito delle molestie sessuali nei confronti di alcuni membri dello staff dovrà risarcire la società di produzione

Come riporta il giornale “la Repubblica”, Kevin Spacey dovrà pagare circa 31 milioni di dollari alla società di produzione della serie “House of Cards”.

Leggi anche: Ucciso l’ex premier giapponese Shinzo Abe

A seguito delle molestie sessuali nei confronti di alcuni membri dello staff, Spacey dovrà risarcire la società di produzione per le perdite subite a seguito dello scandalo.

La decisione presa dal tribunale di Los Angeles, ha stabilito che la condotta dell’attore ha provocato la rottura con colpa del contratto a cui era legato, con conseguente danno materiale e di immagine.

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Ucciso l’ex premier giapponese Shinzo Abe

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ex premier giapponese Shinzo Abe
Foto da Account twitter Shinzo Abe

L’ex premier giapponese Shinzo Abe è stato ucciso, colpito durante un evento elettorale Nara

L’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe è stato assassinato durante un evento elettorale a Nara.

Come riporta l’Ansa, il responsabile del pronto soccorso dell’ospedale dove era stato trasportato l’ex primo ministro ha spiegato alla tv nazionale: “Abbiamo tentato di rianimarlo per quattro ore. Due ferite hanno provocato due diverse emorragie, abbiamo cercato di bloccarle, ma la situazione era molto critica”.

Shinzo Abe era in stato di arresto cardiopolmonare già sulla scena del crimine, ha spiegato in conferenza stampa il responsabile dell’ospedale di Nara, riporta la Bbc.

Il medico ha affermato che non sono stati rilevati segni vitali quando l’ex primo ministro è stato trasferito in ospedale.

L’attacco è avvenuto intorno alle 11.30 (4.30 in Italia) nella città di Nara, dove Abe era impegnato in un evento elettorale a sostegno di un candidato del Partito Liberal Democratico.

Leggi Anche: I Pink Floyd di nuovo insieme a favore dell’Ucraina

La polizia ha arrestato il 41enne Tetsuya Yamagami. L’uomo, un residente locale, era riuscito a eludere la sicurezza e ad avvicinarsi ad Abe. Ancora poco chiare le ragioni del gesto.

L’uomo ex militare delle Forze di autodifesa ha deciso a uccidere Abe perché “insoddisfatto per l’operato dell’ex capo politico”, così riporta l’emittente pubblica Nhk. L’arma utilizzata dall’uomo, riferiscono i media nipponici, sembra essere a tutti gli effetti essere di produzione artigianale.

“Ero frustrato e insoddisfatto di Shinzo Abe, ho mirato per ucciderlo”. Queste le parole del responsabile, secondo quanto ha riferito la polizia nipponica citata dalla tv Nhk.

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I Pink Floyd di nuovo insieme a favore dell’Ucraina

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Pink Floyd
Foto da Profilo Instagram Pink Floyd

Dopo 28 anni i Pink Floyd tornano di nuovo insieme con il brano “Hey Hey Rise Up'” a favore dell’Ucraina

I Pink Floyd di nuovo insieme con il brano “Hey Hey Rise Up’” a favore dell’Ucraina. Si tratta della prima nuova musica originale registrata dalla band, dai tempi di The Division Bell del 1994.

Il gruppo il 12 marzo aveva annunciato il ritiro della sua musica da tutte le piattaforme russe e bielorusse in segno di protesta contro l’invasione dell’Ucraina.

La traccia vede la collaborazione di David Gilmur e Nick Mason con il bassista Guy Pratt, il compositore britannico di origini indiane Nitin Sawhney alle tastiere, e, con una performance vocale di Andriy Khlyvnyul, della band ucraina BoomBox. Il quale, come riporta anche l’edizione di ieri della testata giornalistica “la Repubblica”, ha lasciato il tour che stava svolgendo in America e Canada, per tornare in Ucraina a difendere il suo paese.

La traccia, registrata lo scorso 30 marzo, utilizza la voce di Andriy estrapolata da un suo post Instagram che lo immortala mentre canta a Sofiyskaya Square a Kiev.

Il titolo del singolo dei Pink Floyd viene preso dall’ultima frase della canzone Oh, The Red Viburnum In The Meadow brano ucraino folk di protesta scritto durante la prima guerra mondiale.

Gilmour ha parlato del disco durante un’intervista dichiarando: “Mi auguro una grande visibilità per questa canzone. Vogliamo raccogliere fondi per beneficenza e mostrare a tutto i mondo il nostro supporto all’Ucraina”. Hai poi continuato parlando del video: “Abbiamo costruito tutto il set in un giorno e fatto cantare Andriy sullo schermo mentre noi quattro suonavamo in diretta. Avevamo un cantante, anche se fisicamente non con noi”.

La copertina del disco, creata dall’artista cubano Yosan Leon, è un riferimento alla donna che distribuiva semi di girasole ai soldati russi, dicendogli di portarli nelle loro tasche, in modo che poi una volta perso la vita, i girasoli sarebbero cresciuti.

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Morto a 75 anni Frank Pesce, la star di Top Gun e Beverly Hills Cop

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Foto post da account Twitter di New York Post

L’attore si è spento all’età di 75 anni per complicazioni legate alla demenza senile

L’attore statunitense Frank Pesce è morto all’età di 75 anni al Providence Saint Joseph Medical Center di Burbank in California, per complicazioni legate alla demenza senile. A dare l’annuncio della sua scomparsa è stata la compagna Tammy Scher.

L’attore era diventato celebre grazie ai due film della serie “Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills” e ai telefilm “Casalingo superpiù” e “Miami Vice”

Frank Pesce è nato New York l’8 dicembre 1946 da genitori italoamericani, ha lavorato come attore per più di quarant’anni dando inizio alla sua carriera cinematografica come comparsa ne «Il Padrino».

Come riportano diversi giornali, l’attore ha combattuto la demenza per diversi anni. La sua ultima interpretazione risale al 2015, in “Creed – Nato per combattere”.

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Afghanistan: verso la distruzione dei diritti

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Le Nazioni Unite l’hanno definita «la peggiore crisi umanitaria mai vista»

Il 15 agosto 2021 i talebani hanno conquistato la capitale afgana Kabul. In seguito all’annuncio del ritiro delle truppe internazionali, l’esercito fondamentalista islamico ha rovesciato il governo civile, prendendo il controllo del paese.

Diversamente dalle loro dichiarazioni sul rispetto dei diritti umanitari, ad oggi commesse svariate violazioni. Hanno nuovamente imposto limitazioni della libertà d’espressione e restrizioni della società civile, soprattutto nei confronti delle donne.

Le donne tra le prime ad essere allontanate dai loro posti di lavoro. Dal 20 settembre 2021, alle ragazze afgane al di sopra dei 12 anni non è più permesso  andare a scuola.

I talebani hanno imposto l’istruzione divisa per genere nelle università, dove vige l’obbligo di coprirsi il capo per studentesse, insegnanti e impiegate.

Quando un gruppo di donne appartenenti al movimento spontaneo delle donne attiviste in Afghanistan  si è riunito per manifestare, i talebani hanno sparato spray al peperoncino sul corteo.

Il raduno si è tenuto davanti all’università di Kabul per chiedere il diritto al lavoro e all’istruzione. Come conseguenza  l’esercito ha vietato le manifestazioni spontanee non autorizzate.

Inoltre, c’è da considerare la critica situazione economica.

L’Afghanistan per decenni ha contato sugli aiuti provenienti dall’estero. Con il ritorno dei talebani, i finanziamenti sono stati interrotti. Se prima gli stanziamenti esteri sorreggevano più di tre quarti della spesa pubblica, ora i fondi stanziati dalla comunità internazionale a sostegno del governo afgano – pari a miliardi di dollari – sono di fatto bloccati.

Qualche giorno fa il Presidente statunitense Biden ha annunciato la firma di un decreto per scongelare 7 miliardi di dollari della banca afghana depositati nella Federal Reserve. Il denaro sarà utilizzato in parte per risarcire le famiglie delle vittime dell’11 settembre e in parte per gli aiuti umanitari sul territorio.

La notizia è arrivata lo stesso giorno in cui l’Unhcr (l’Alto Commissionato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha comunicato l’arresto da parte dei talebani di due giornalisti loro collaboratori e alcuni cittadini afgani dello staff a Kabul. Fortunatamente solo successivamente rilasciati.

L’emergenza ha raggiunto livelli insostenibili. La popolazione è alla fame, come testimoniato dalle organizzazioni internazionali (Amnesty, Emergency, Medici senza Frontiere) che riescono a fornire solo l’assistenza minima necessaria.

In questo contesto dove le persone rischiano sempre più la propria vita, l’intervento delle governance mondiali appare molto ridotto. A farsi carico dell’emergenza sono quasi esclusivamente le organizzazioni non governative, le quali non possono continuare a fornire soccorso senza fondi.

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Party gate, Boris Johnson si scusa in parlamento

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Primo Ministro UK Boris Johnsos-PM-gov-uk
Boris Johnson - Foto archivio

Il leader dell’Opposizione il Laburista Keir Starmer ritiene che le scuse siano senza valore e chiede le dimissioni del Primo Ministro

Alla fine, travolto dalle critiche, Boris Johnson si scusa in parlamento per la festa avvenuta nel giardino di Downing Street. Il party fu organizzato il 20 maggio del 2020, quando tutto il Regno Unito era in un ferreo lockdown.

Il Primo ministro britannico ha ammesso di essere presente al party ma di avervi partecipato per circa 25 minuti. Il suo intento quello di “ringraziare il personale”.

Nel chiaro tentativo di ridimensionare lo scandalo ha dichiarato “con il senno di poi avrei dovuto rimandare tutti dentro, avrei dovuto trovare un altro modo per ringraziarli, e avrei dovuto riconoscere che ci sarebbero stati milioni e milioni di persone che semplicemente non l’avrebbero vista in quel modo”.

ha tenuto poi a ricordare che il numero 10 di Downing Street con il suo giradino è una sorta di estenzione dello spazio di lavoro soprattutto in un momento dove era consigliato stare all’aria aperta.

Scuse di Boris Johnson

Johnson ha più volte ripetuto le scuse, ricordando le miglia di persone che nel Regno unito hanno sofferto per la pandemia, ma non ha convinto il Leader del Partito Laburista Keir Starmer. Il Leader dell’opposizione, infatti, ha chiesto le dimissioni di Johnson, accusandolo di aver mentito alla Camera dei Comuni. Ha, inoltre, ritenuto prive di valore le scuse.

La replica di Keir Starmer alle Scuse

Johnson, in chiara difficoltà, subito dopo ha preso di nuovo la parola chiedendo di nuovo scusa al Parlamento, assumendosi la responsabilità.

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