Quantcast
Connettiti con noi

News

Difterite, cos’è la malattia tornata al centro dell’attenzione dopo il caso di Palermo

Pubblicato

il

difterite cosa è e come si trasmette

La morte di una bambina di 4 anni per una sospetta difterite riaccende l’attenzione su una malattia infettiva oggi rara grazie ai vaccini, ma ancora potenzialmente molto grave

La morte di una bambina di quattro anni a Palermo, per un caso al momento indicato come sospetta difterite, ha riportato improvvisamente al centro dell’attenzione una malattia che molti consideravano ormai appartenente al passato.

Secondo quanto riferito dalle principali fonti di stampa, la piccola non sarebbe stata vaccinata. La Procura di Palermo ha disposto l’autopsia e ulteriori accertamenti dovranno stabilire con certezza la causa del decesso.

Ma che cos’è esattamente la difterite? Come si trasmette? Quali sono i sintomi e perché la vaccinazione è così importante?

Cos’è la difterite

La difterite è una malattia infettiva acuta provocata principalmente dal batterio Corynebacterium diphtheriae.

Il problema più grave non è soltanto la presenza del batterio, ma soprattutto la tossina che alcuni ceppi possono produrre.

Questa tossina può danneggiare i tessuti delle vie respiratorie e, nei casi più gravi, diffondersi nell’organismo provocando complicanze a carico di organi importanti.

L’Istituto Superiore di Sanità spiega che la forma più comune interessa soprattutto gola, naso e tonsille, mentre esistono anche forme cutanee.

Come si trasmette la difterite

La difterite è una malattia contagiosa.

La trasmissione avviene prevalentemente da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo.

È possibile anche il contagio attraverso il contatto diretto con secrezioni o lesioni di una persona infetta e, più raramente, attraverso oggetti contaminati.

Anche persone che non sviluppano forme gravi della malattia possono contribuire alla circolazione del batterio.

Quali sono i sintomi della difterite

I sintomi compaiono generalmente alcuni giorni dopo l’esposizione al batterio.

Tra i più comuni ci sono:

  • mal di gola;
  • febbre;
  • debolezza;
  • gonfiore dei linfonodi del collo;
  • difficoltà a deglutire;
  • difficoltà respiratoria nei casi più gravi.

Una delle caratteristiche più tipiche della difterite respiratoria è la possibile formazione di una spessa membrana grigiastra o biancastra nella gola, costituita da tessuto danneggiato.

Questa membrana può arrivare a ostacolare la respirazione.

Perché la difterite può diventare pericolosa

La pericolosità della malattia è legata soprattutto alla tossina prodotta dal batterio.

Nei casi più severi possono comparire complicazioni che interessano:

cuore, sistema nervoso e, più raramente, altri organi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala tra le possibili complicanze la miocardite, cioè un’infiammazione del muscolo cardiaco, e danni ai nervi che possono determinare anche paralisi.

I bambini piccoli non vaccinati rappresentano una delle categorie maggiormente esposte alle conseguenze più gravi della malattia.

La difterite esiste ancora?

Sì.

Nei Paesi con elevata copertura vaccinale è diventata molto rara, ma non è stata eradicata.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che nessuna regione del mondo può essere considerata completamente libera dalla difterite e che focolai possono riemergere quando diminuisce la copertura vaccinale.

È proprio la diffusione della vaccinazione ad aver trasformato una malattia un tempo comune e temuta in un evento oggi relativamente raro in molti Paesi.

Il vaccino contro la difterite

La difterite è una malattia prevenibile con la vaccinazione.

Il vaccino non contiene il batterio capace di provocare la malattia, ma utilizza una forma inattivata della sua tossina, chiamata tossoide, che permette al sistema immunitario di sviluppare una protezione.

La vaccinazione antidifterica viene normalmente somministrata insieme ad altri vaccini, tra cui quelli contro tetano e pertosse.

Per mantenere una protezione adeguata nel tempo sono previste più dosi e successivi richiami.

L’OMS indica la vaccinazione come lo strumento più efficace per prevenire la malattia e limitarne la diffusione.

Il falso legame tra vaccini e autismo

Il caso di Palermo riporta inevitabilmente alla luce anche uno dei temi più discussi degli ultimi decenni: la convinzione che alcuni vaccini possano provocare l’autismo.

È importante chiarire che le evidenze scientifiche disponibili non dimostrano un rapporto causale tra vaccinazioni e autismo.

La convinzione contraria ebbe grande diffusione a partire da uno studio pubblicato alla fine degli anni Novanta, successivamente ritirato e smentito.

Numerosi studi condotti negli anni successivi su popolazioni molto ampie non hanno confermato quel collegamento.

Come viene curata la difterite

La difterite richiede una diagnosi e un trattamento tempestivi.

Quando esiste un forte sospetto clinico, il trattamento può essere iniziato anche prima della conferma definitiva degli esami di laboratorio.

La terapia comprende generalmente antitossina difterica e antibiotici.

L’antitossina serve a neutralizzare la tossina ancora presente nel sangue, mentre gli antibiotici contrastano il batterio e riducono la possibilità di trasmissione.

Nei casi più gravi può essere necessario anche il supporto respiratorio.

Una malattia rara non significa una malattia scomparsa

La vicenda di Palermo, qualora gli accertamenti confermassero definitivamente la diagnosi, rappresenterebbe un drammatico promemoria.

La difterite oggi viene incontrata raramente proprio perché per decenni la vaccinazione ne ha drasticamente ridotto la circolazione.

Quando però diminuisce la protezione individuale e collettiva, una malattia quasi dimenticata può tornare a rappresentare un rischio.

Ed è forse questo l’aspetto più importante da comprendere: non ricordiamo più quanto alcune malattie possano essere pericolose proprio perché gli strumenti di prevenzione hanno funzionato.


DISCLAIMER MEDICO

Questo articolo ha esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituisce in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o di altro professionista sanitario qualificato. In presenza di sintomi o dubbi relativi alla propria salute o a quella di un bambino è necessario rivolgersi al proprio medico, al pediatra o ai servizi sanitari competenti. Per informazioni sulle vaccinazioni è opportuno fare riferimento alle indicazioni del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e delle autorità sanitarie territoriali.

Fonti scientifiche: Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro; Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Pubblicità