Quantcast
Connettiti con noi

Esteri

Gaza, FAO, UNICEF e WFP: persistono le crisi alimentari e nutrizionali

Pubblicato

il

Unicef FAO WFP - malnutrizione Gaza

Nuova analisi IPC: progressi nella sicurezza alimentare a Gaza, ma la crisi umanitaria rimane grave e fragile

Migliorano alcuni indicatori, ma la situazione resta precaria

Una nuova analisi della Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare (IPC), pubblicata da FAO, UNICEF e Programma Alimentare Mondiale (WFP), evidenzia un miglioramento della sicurezza alimentare e della nutrizione infantile nella Striscia di Gaza.

Le tre agenzie delle Nazioni Unite sottolineano tuttavia che tali progressi restano estremamente fragili e dipendono in larga parte dall’aumento dell’assistenza umanitaria nei settori alimentare, nutrizionale, sanitario e agricolo. Nonostante un migliore accesso agli aiuti, rimane operativo un solo valico, Kerem Shalom/Abu Salem, nel sud della Striscia, circostanza che continua a limitare l’ingresso di beni essenziali e lascia gran parte della popolazione dipendente dal sostegno umanitario.

Oltre un milione di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare

Secondo l’analisi IPC, circa 1,4 milioni di persone, pari al 67% della popolazione di Gaza, si trovano ancora in condizioni di crisi o di grave insicurezza alimentare acuta (Fase 3 IPC o superiore).

Alla fine del 2025 la stima era di 1,6 milioni di persone, corrispondenti al 77% della popolazione.

Restano inoltre in condizioni di emergenza alimentare (Fase 4 IPC) circa 212mila persone, in particolare nelle aree vicine alle zone di controllo militare israeliano dove l’accesso agli aiuti continua a essere particolarmente complesso.

Bambini e donne tra i più vulnerabili

Le agenzie ONU evidenziano che i progressi registrati nella nutrizione infantile sono legati soprattutto all’espansione dei programmi di prevenzione e all’aumento dell’accesso alle cure per la malnutrizione acuta.

Nonostante ciò, le previsioni indicano che nel corso dei prossimi dodici mesi circa 74mila bambini avranno ancora bisogno di trattamento per malnutrizione acuta.

Nello stesso periodo, circa 25mila donne in gravidanza e in fase di allattamento necessiteranno di sostegno nutrizionale.

L’aumento degli aiuti ha prodotto risultati immediati

Dopo l’accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025, la risposta umanitaria è stata ampliata in maniera significativa.

Nel solo mese di maggio 2026:

  • circa 1,5 milioni di persone hanno ricevuto assistenza alimentare;
  • circa 700mila persone hanno beneficiato di aiuti economici diretti;
  • il sostegno nutrizionale ha raggiunto il 60% dei bambini sotto i cinque anni.

Le agenzie ricordano che nel settembre 2025 soltanto 500mila persone ricevevano qualche forma di assistenza alimentare e che la copertura nutrizionale per i minori sotto i cinque anni era inferiore all’1%.

Mezzi di sussistenza ancora in forte difficoltà

FAO, UNICEF e WFP evidenziano che la ripresa economica e produttiva rimane molto limitata.

Più del 70% dei terreni agricoli di Gaza risulta inaccessibile e solo il 3% è attualmente utilizzabile. Le restrizioni sull’ingresso di materiali agricoli, sementi, fertilizzanti e altri strumenti produttivi continuano a rappresentare un ostacolo per la ripresa della produzione alimentare locale.

Le agenzie segnalano tuttavia alcuni primi risultati nel comparto zootecnico, dove il numero di ovini è aumentato del 33% nelle aree che hanno beneficiato di un sostegno continuativo.

L’appello delle agenzie ONU

FAO, UNICEF e WFP ribadiscono che una pace stabile, la sicurezza e la protezione della popolazione civile sono condizioni indispensabili per consentire la ripresa delle attività economiche e agricole.

Le organizzazioni chiedono inoltre il mantenimento di un flusso costante di aiuti umanitari attraverso tutti i corridoi disponibili, l’ingresso di materiali per la ricostruzione, carburante, mezzi agricoli e forniture essenziali, oltre a un aumento dei finanziamenti internazionali.

Secondo le agenzie, senza nuove risorse economiche il rischio è quello di compromettere i progressi raggiunti e aggravare ulteriormente la situazione di circa 2,1 milioni di persone che vivono nella Striscia di Gaza.

Pubblicità