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Esteri

Negoziati Usa-Iran in salita: slitta l’intesa su Hormuz e nucleare

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Trump

Energia e nucleare, il mondo aspetta l’accordo tra Washington e Teheran

Lo Stretto di Hormuz resta chiuso e l’accordo tra Stati Uniti e Iran, dato per imminente solo pochi giorni fa, continua a slittare. I negoziati proseguono intensamente, ma secondo fonti della Casa Bianca serviranno ancora diversi giorni prima di arrivare a una firma definitiva.

Dopo le dichiarazioni ottimistiche del presidente americano Donald Trump, che aveva lasciato intendere una svolta rapida, è stato lo stesso leader statunitense a raffreddare le aspettative: “Non c’è fretta, il tempo è dalla nostra parte”, ha dichiarato.

Washington parla di trattative costruttive e di progressi sui punti più delicati dell’intesa, anche se rimangono divergenze sul linguaggio di alcune clausole. Secondo funzionari americani, il rallentamento dipenderebbe anche dal sistema decisionale iraniano, definito “lento e opaco”. Da Teheran, però, i pasdaran accusano gli Stati Uniti di ostacolare l’intesa e avvertono che alcune richieste americane potrebbero far fallire tutto.

Islamabad possibile sede del nuovo round

Se l’accordo verrà firmato nei prossimi giorni, un nuovo ciclo di colloqui potrebbe svolgersi il 5 giugno a Islamabad. Il segretario di Stato Marco Rubio si è mostrato fiducioso, parlando della possibilità di “buone notizie” già nelle prossime ore.

Restano però profonde differenze tra la versione americana e quella iraniana dell’intesa.

I nodi: fondi congelati e nucleare

Secondo Teheran, tra le questioni ancora aperte ci sono gli asset iraniani congelati all’estero e il futuro del programma nucleare.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il Paese è pronto a rassicurare la comunità internazionale sul fatto di non voler costruire armi atomiche. Tuttavia, l’Iran sostiene di non aver ancora accettato alcuna proposta definitiva sul nucleare e ritiene che questo tema dovrà essere affrontato solo dopo l’accordo sul cessate il fuoco, in una fase successiva di negoziati che potrebbe durare dai 30 ai 60 giorni.

La posizione degli Stati Uniti

Secondo l’amministrazione americana, l’intesa prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco ai porti iraniani. Trump ha chiarito che le restrizioni resteranno in vigore fino alla firma ufficiale.

Sul tavolo ci sarebbe anche un possibile alleggerimento delle sanzioni petrolifere, legato però al rispetto da parte iraniana delle clausole previste.

Per quanto riguarda il nucleare, il memorandum includerebbe soltanto riferimenti generali all’uranio altamente arricchito. Le questioni più tecniche — compresa una eventuale moratoria sull’arricchimento — verrebbero discusse successivamente.

Secondo il New York Times, Washington sarebbe pronta a sbloccare fino a 25 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all’estero, cifra nettamente superiore a quella prevista dall’accordo firmato durante la presidenza Obama nel 2015.

Trump rassicura Israele

Trump continua a ribadire che “l’Iran non può avere l’arma atomica”, considerata la linea rossa invalicabile dell’amministrazione americana.

Il presidente ha inoltre rassicurato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando che Israele manterrà il diritto di difendersi da Hezbollah e dalle minacce regionali.

Critiche interne negli Stati Uniti

L’ipotesi di un’intesa con Teheran sta provocando tensioni anche all’interno del Partito Repubblicano.

I senatori Lindsey Graham e Ted Cruz, insieme all’ex segretario di Stato Mike Pompeo, hanno criticato duramente il possibile accordo, sostenendo che rischierebbe di rafforzare l’Iran e indebolire la sicurezza di Israele.

Trump, tuttavia, sembra intenzionato a proseguire sulla sua strada. L’obiettivo strategico della Casa Bianca sarebbe quello di favorire una maggiore stabilizzazione regionale e spingere altri Paesi arabi ad aderire agli Accordi di Abramo.

Il presidente americano ha persino ipotizzato che, in futuro, anche l’Iran possa normalizzare i rapporti con Israele.

Impatti economici globali

La riapertura dello Stretto di Hormuz resta cruciale per l’economia mondiale. Attraverso questo passaggio transitano grandi quantità di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali.

Secondo Gregorio De Felice di Intesa Sanpaolo, servirebbe circa un mese per riportare alla normalità i flussi petroliferi dopo la riapertura dello stretto, mentre per prodotti raffinati, chimici e alluminio potrebbero essere necessari dai tre ai sei mesi.

Nel frattempo, il mondo continua a guardare con attenzione a negoziati che potrebbero ridefinire gli equilibri geopolitici del Medio Oriente

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