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No al CPR a Castel Volturno: proposta alternativa per Caserta
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Petizione contro il Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno: si chiede di realizzarlo nell’area Ma.Cri.Co. di Caserta per ridurre l’impatto sul Litorale Domizio
La proposta del Governo e la reazione del territorio
Il Governo ha proposto la realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) a Castel Volturno, scelta che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. Il progetto coinvolgerebbe un territorio già segnato da criticità sociali, economiche e ambientali, alimentando timori sull’ulteriore pressione che una struttura di questo tipo potrebbe esercitare sul Litorale Domizio.
Secondo i promotori della petizione lanciata su Change.org, la decisione rischierebbe di condannare Castel Volturno a un destino di isolamento e degrado, invece di favorire interventi di rilancio e sviluppo.
Castel Volturno tra stigma e potenzialità
Nel testo della petizione si sottolinea come Castel Volturno venga spesso etichettata in maniera riduttiva come “ghetto dei clandestini”, nonostante una storia e una vocazione turistica e commerciale che potrebbero rappresentare una risorsa per l’intera area. I firmatari temono che l’insediamento di un CPR possa compromettere definitivamente l’economia e l’immagine del territorio.
Il ruolo delle diocesi e il nodo delle alternative
Il dibattito coinvolge anche le diocesi unite di Capua e Caserta, che hanno espresso contrarietà alla realizzazione del CPR a Castel Volturno. La petizione evidenzia però come la diocesi di Capua gestisca già in città il Centro Fernandes, struttura di prima accoglienza per immigrati, finanziata con fondi pubblici provenienti da diverse fonti.
Da qui la richiesta di individuare un’alternativa concreta, evitando di concentrare ulteriori funzioni di trattenimento sullo stesso territorio.
La proposta Ma.Cri.Co. di Caserta
L’alternativa indicata dai promotori è l’area Ma.Cri.Co. di Caserta, una vasta zona attualmente dismessa, un tempo utilizzata dal Ministero della Difesa e oggi di proprietà della diocesi di Caserta. Secondo la petizione, si tratterebbe di un’area recintata, facilmente controllabile e idonea a garantire condizioni più dignitose per le persone destinatarie dei provvedimenti di rimpatrio.
La collocazione del CPR in questa zona viene presentata anche come occasione per un intervento di risanamento e valorizzazione ambientale, con la creazione di un polmone verde attrezzato.
Il richiamo alle parole del vescovo Lagnese
Nel testo viene citata la posizione del vescovo Pietro Lagnese, che ha dichiarato che “non serve un CPR a Castel Volturno”. Una presa di posizione che ha trovato eco nel mondo associativo e religioso regionale, come documentato anche da recenti conferenze stampa e appelli pubblici.
La petizione e l’appello ai cittadini
Con la petizione, i promotori chiedono di riflettere su una soluzione alternativa che possa offrire sostegno concreto a Castel Volturno e all’area del basso Volturno, evitando di aggravare una situazione già complessa. L’appello invita cittadini e istituzioni a partecipare al confronto, nella convinzione che decisioni di questa portata debbano tenere conto delle specificità del territorio e del principio di equità nella distribuzione delle strutture di trattenimento.
Il dibattito resta aperto e la questione del CPR di Castel Volturno si conferma uno dei temi più delicati di queste settimane in Campania.

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