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Pozzuoli, l’I.S. Pitagora replica sul progetto GOL Centro ARES

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IS Pitagora Pozzuoli

La scuola chiarisce: il progetto GOL ARES riguarda competenze digitali e droni civili, nessun legame con ambiti militari né “militarizzazione” dell’istruzione

A seguito di una nota stampa di “Potere al Popolo”, apparsa su alcuni media puteolani, riguardante il progetto GOL Centro Ares cui partecipano gli studenti del quinto anno dell’I.S. Pitagora, la scuola ha inviato una comunicazione che riportiamo integralmente.

La nota stampa dell’ISS Pitagora di Pozzuoli

In riferimento alle recenti dichiarazioni apparse sulla stampa locale riguardo al presunto progetto PCTO ARES, la comunità scolastica dell’I.S. Pitagora ritiene doveroso intervenire per ristabilire il senso e il valore educativo di un percorso che è stato rappresentato in modo profondamente distorto.

Il progetto rientra all’interno della cornice del GOL il Programma nazionale Garanzia Occupabilità Lavoratori in collaborazione con le istituzioni scolastiche voluto dalla regione Campania, per il conseguimento delle competenze digitali di base.

L’acronimo ARES è riferito semplicemente all’ente di formazione che sta per “Associazione ricerca e sviluppo”, nulla a che vedere con iniziative militari come evocativamente riportato; il luogo in cui si svolgono le lezioni è parco “San Lise”, ex base Nato, che è sede di alcune aziende senza alcun legame con attività militari.

Il corso, fra i diversi contenuti proposti, permetterà il rilascio di un patentino A1/A2 dopo il superamento di un esame, la cui preparazione non è a cura di nessun esperto militare. Definire un progetto formativo dedicato all’acquisizione di competenze nel pilotaggio dei droni come un esempio di “militarizzazione della scuola” significa proporre una lettura ideologica che non corrisponde alla realtà del lavoro svolto con gli studenti.

Conoscere una tecnologia non significa aderire a ogni suo possibile utilizzo.

Studiare informatica non significa fare guerra informatica.

Studiare chimica non significa produrre armi chimiche.

Studiare elettronica non significa costruire sistemi offensivi.

Formarsi sull’uso dei droni non significa educare alla guerra, dal momento che il loro utilizzo è potenzialmente applicabile a qualsiasi sfera lavorativa, dal cinema al genio civile, dalle attività di primo soccorso a quelle legate all’ambito sportivo.

Significa, al contrario, fornire strumenti di conoscenza, responsabilità e consapevolezza.

La scuola non addestra: educa.

Non indottrina: forma spirito critico.

Non normalizza la guerra: insegna a comprendere la complessità del presente.

Se durante un percorso formativo emergono anche riflessioni sugli usi etici, civili o persino problematici di una tecnologia, questo non rappresenta propaganda, ma esattamente il compito più alto della scuola: trasformare il sapere in coscienza critica.

Respingeremo sempre l’idea di una scuola subordinata a logiche estranee alla sua missione educativa. Ma respingiamo con altrettanta fermezza narrazioni che screditano percorsi pensati per offrire opportunità e futuro agli studenti. Percorsi di cui i nostri studenti appaiono soddisfatti come emerge dal colloquio costante che intratteniamo con loro quotidianamente. La scuola pubblica resta un luogo di libertà, dialogo e formazione democratica.

Per questo difendiamo il valore di progetti che avvicinano i giovani all’innovazione, alla responsabilità e al mondo del lavoro, nel pieno rispetto dei principi costituzionali di pace, cittadinanza e crescita della persona.

Il confronto è sempre legittimo. Le semplificazioni ideologiche, invece, non aiutano né la scuola né gli studenti.

Il dirigente scolastico
La comunità scolastica dell’I.S. Pitagora di Pozzuoli

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