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Ultima Generazione, assolti a Roma gli attivisti per il blocco stradale sull’Aurelia del 7 dicembre 2021
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È stata una delle prima azioni del movimento. Tra assoluzioni, non luogo a procedere e tenuità del fatto siamo alla 63° sentenza favorevole
05 marzo 2026, Roma. “Il fatto non sussiste”: questa la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale di riguardo all’accusa di interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale del 7 dicembre 2021 sulla via Aurelia. Una sentenza, la 63° che tra assoluzioni piene, non luogo a procedere e tenuità del fatto, dimostra, ancora una volta che la protesta non è un crimine. Si è trattata di una delle prime azioni del movimento; un’azione, come le altre che seguiranno, compiuta tra lo stupore – e lo sconcerto – dei più, ma necessaria. Sono passati più di quattro anni; al collasso climatico, si è aggiunto il collasso del già fragile ordine internazionale. Le persone comuni, devono scegliere, noi dobbiamo scegliere: o subire le scelte di una classe dirigente sempre più incapace e criminale o organizzarci per far sentire la nostra voce e riprendere le nostre vite. Le persone imputate oggi in tribunale, difese dalle avvocate Francesca De Prosperis, Paola Bevere e dall’avvocato Cesare Antetomaso, così come le persone che decisero di seguirle e che si sono sedute sul GRA e su tante altre strade in Italia, questa decisione l’hanno già presa.
Oggi siamo stati assolti dall’accusa di interruzione di pubblico servizio dopo il blocco stradale di via Aurelia del 7/12/21. All’udienza hanno testimoniato un giornalista che era presente quel giorno (portato in commissariato insieme a noi) e un esperto di clima (Vittorio Marletto, fisico, già responsabile Osservatorio clima Arpae Emilia-Romagna, ideatore e coordinatore dell’ Atlante climatico regionale n.d.r.) che ha spiegato al giudice quanto fosse grave e drammatica già al tempo la situazione a livello climatico. Inoltre Peter (una delle persone imputate) ha dichiarato che durante il blocco abbiamo fatto passare le ambulanze. Oggi questa sentenza dimostra come fare azioni di protesta pensate strategicamente per essere eclatanti e attirare l’attenzione pubblica sia possibile senza ripercussioni a livello legale.
È quanto mai necessario ampliare il nostro immaginario di azione, per poter incidere sull’agenda mediatica e sull’opinione pubblica. Possiamo fare molto di più di così e dobbiamo! La crisi climatica avanza e con lei il nostro futuro si sgretola, le speranze per una vita in un ambiente sano e in equilibrio si fanno sempre più vane.
Dobbiamo pretendere giustizia, finché i nostri soldi non smetteranno di finanziare l’industria dell’energia fossile e delle armi, finché non vedremo un’equa distribuzione delle risorse e la messa in sicurezza dei territori. Davide 26 anni, una delle persone imputate

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