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Fecondità in Italia: sempre meno intenzioni di avere figli, cresce l’incertezza

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ISTAT 2024: solo il 21% degli italiani tra 18 e 49 anni pensa a un figlio nei prossimi tre anni. Motivazioni economiche, lavoro e mancanza di partner frenano la natalità

Sempre meno italiani vogliono figli: il quadro delle intenzioni di fecondità

Secondo il report ISTAT sulle intenzioni di fecondità, nel 2024 solo il 21,2% delle persone tra 18 e 49 anni intende avere un figlio nei successivi tre anni, in calo rispetto al 25% del 2003. Oltre 10,5 milioni di italiani non vogliono figli né nei tre anni successivi né in futuro. Tra le motivazioni principali, un terzo cita ragioni economiche, il 9,4% condizioni lavorative inadeguate e l’8,6% la mancanza di un partner.

La metà delle donne teme che l’arrivo di un figlio peggiori le proprie opportunità di lavoro (tra le 18-24enni oltre il 65%), mentre il 59% degli uomini non prospetta effetti sul proprio percorso professionale. Le priorità per favorire la natalità sono il sostegno economico (28,5%), i servizi per l’infanzia (26,1%) e le agevolazioni abitative (23,1%).

Intenzioni di fecondità: dati, differenze e motivazioni

  • Calo delle intenzioni: Nel 2024 solo il 45,6% degli italiani tra 18 e 49 anni desidera avere un figlio nell’arco di tre anni o in futuro, contro il 50,7% del 2003. Il 41,7% di chi vuole figli ne desidera due, il 14,4% tre o più, mentre il 36% non sa indicare un numero preciso.
  • Differenze di genere e titolo di studio: Il 42,9% delle donne laureate vuole avere figli, contro il 36,9% tra le donne occupate. Tra chi ha già un figlio, circa un terzo degli uomini e poco più di un quarto delle donne vorrebbero un altro figlio nei tre anni successivi. Se non si hanno figli, la quota di chi ne desidera uno entro tre anni è più alta tra le donne (29,7%) rispetto agli uomini (23,6%).
  • Giovani e futuro: Quasi il 90% dei 18-24enni non intende procreare entro tre anni, ma l’81,8% di loro desidera comunque avere figli in futuro. Al contrario, tra i 45-49enni che non vogliono figli entro tre anni, il 95% non ne vuole nemmeno in futuro.
  • Realizzazione delle intenzioni: Meno della metà delle donne che desideravano un figlio nel 2016 sono riuscite ad averlo nei tre anni successivi. La probabilità di realizzare il progetto genitoriale è più alta tra le donne giovani, istruite, occupate e già madri.

Ostacoli e priorità per la natalità

  • Motivi economici: Un terzo di chi rinuncia a figli lo fa per ragioni economiche, seguiti da difficoltà legate all’età, alla cura dei genitori anziani, a condizioni lavorative inadeguate e alla mancanza di partner stabile.
  • Ripercussioni lavorative: Due giovani donne su tre temono effetti negativi sul lavoro dall’arrivo di un figlio. Tra gli uomini, il 59% non prevede ripercussioni, ma il 34,7% pensa che la partner possa essere penalizzata professionalmente.
  • Misure richieste: Il sostegno economico è la misura più indicata per favorire la natalità, seguito da servizi per l’infanzia, politiche abitative, lavoro e conciliazione vita-lavoro. Le priorità variano per età, titolo di studio, condizione familiare e territorio.

Tra incertezza e nuove priorità

Il report ISTAT sulle intenzioni di fecondità fotografa un’Italia dove il desiderio di figli è in calo, frenato da incertezze economiche, precarietà lavorativa e cambiamenti sociali. Le politiche di sostegno alla natalità, i servizi per l’infanzia e le agevolazioni abitative emergono come leve fondamentali per invertire la tendenza e sostenere le famiglie nel percorso genitoriale.

Differenze territoriali nelle intenzioni di fecondità

Le intenzioni di avere figli e le priorità per sostenere la natalità variano sensibilmente tra le diverse aree geografiche italiane, riflettendo condizioni economiche, sociali e di servizi molto differenti.

Nord: più certezze, desiderio di due figli e attenzione ai servizi

  • Nel Nord Italia, la quota di chi indica due figli come numero desiderato è superiore alla media nazionale: 48,4% nel Nord-ovest e 46,0% nel Nord-est.
  • Nel Nord-ovest non è infrequente anche il modello del figlio unico (9,7%), mentre nel Nord-est si tende più che altrove a desiderare famiglie numerose (16,4% pensa a tre o più figli).
  • I residenti del Nord-est segnalano come priorità il sostegno economico alle famiglie (30,9%) e, in misura maggiore rispetto ad altre aree, le politiche di conciliazione lavoro-famiglia (17,1%).

Centro: incertezza e focus sulle politiche abitative

  • Nel Centro Italia, il 39,7% desidera due figli, ma la quota di chi non sa esprimere una preferenza è elevata.
  • Le politiche abitative (affitti e mutui agevolati) sono particolarmente sentite: il 26,4% dei residenti le indica come priorità, dato più alto rispetto alle altre ripartizioni.
  • Anche nei comuni centro delle aree metropolitane, la questione abitativa è molto rilevante (27,5%).

Sud e Isole: più incertezza, priorità al sostegno economico e ai servizi per l’infanzia

  • Nel Sud solo un terzo indica due figli come numero desiderato, mentre il 47,1% non sa esprimere una preferenza: l’incertezza è molto elevata.
  • Nelle Isole, il sostegno economico alle famiglie è la misura più richiesta (un terzo dei residenti la indica come priorità), seguito dai servizi per l’infanzia (28,5%), in coerenza con la forte carenza di posti nei servizi educativi per la prima infanzia (solo 17,8 posti ogni 100 bambini di 0-2 anni, contro i 38,8 del Centro).
  • Nel Sud e nelle Isole, il contrasto della precarietà lavorativa e l’inserimento di donne e giovani sono particolarmente sentiti (23,2% nelle Isole).

Grandi città e piccoli comuni

  • Nei comuni centro delle aree metropolitane, la questione abitativa è molto sentita (27,5%), così come le politiche del lavoro (25,5%).
  • Nei comuni con oltre 50.000 abitanti, il lavoro è una priorità per il 24% dei residenti.
  • Nord: desiderio più diffuso di due figli, attenzione a servizi e conciliazione lavoro-famiglia.
  • Centro: incertezza elevata, focus su politiche abitative.
  • Sud e Isole: forte incertezza, priorità a sostegno economico e servizi per l’infanzia, attenzione alla precarietà lavorativa.
  • Grandi città: emergono con forza le esigenze abitative e lavorative.

Le differenze territoriali riflettono la varietà delle condizioni economiche, sociali e di servizi in Italia, e suggeriscono la necessità di politiche per la natalità calibrate sulle specificità locali.

Approfondisci

L’articolo è basato sul report sulle “Intenzioni di fecondità ANNO 2024”. Per coloro che volessero approfondire, si lascia in allegato il Report dell’Istat.

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