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Istruzione e lavoro 2024: cresce l’occupazione, ma restano i divari

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Nel 2024 aumentano i livelli di istruzione e i tassi di occupazione, ma persistono differenze territoriali, di genere e rispetto all’Europa

Un quadro in evoluzione: più istruiti, più occupati, ma con differenze marcate

Il 2024 conferma una tendenza positiva per l’Italia sul fronte dell’istruzione e dell’occupazione: aumentano sia i diplomati che i laureati, e il tasso di occupazione cresce in quasi tutte le fasce d’età e livelli di studio. Tuttavia, il nostro Paese resta ancora indietro rispetto alla media europea, soprattutto per quanto riguarda i titoli terziari, e persistono forti divari territoriali e di genere.

Crescono i livelli di istruzione, ma il gap con l’Europa resta

Nel 2024, il 44,4% dei 25-64enni italiani possiede almeno un diploma di scuola superiore, una quota in linea con la media UE27. Tuttavia, solo il 22,3% ha un titolo terziario (laurea o equivalente), contro il 36,1% della media europea. L’Italia si conferma penultima in Europa per quota di laureati, davanti solo alla Romania. La crescita dei laureati è più lenta rispetto all’UE, e il divario non si riduce.

Donne più istruite, ma meno occupate

Le donne italiane sono mediamente più istruite degli uomini: il 69,4% delle 25-64enni ha almeno un diploma, contro il 64% degli uomini. Anche tra i laureati, la quota femminile è superiore (25,9% contro 18,7%). Tuttavia, il tasso di occupazione femminile resta inferiore di 20 punti rispetto a quello maschile (60,1% contro 80,1%), con divari che si riducono solo tra le diplomate.

Occupazione: il titolo di studio fa la differenza

Il “premio” occupazionale dell’istruzione è evidente: tra i 25-64enni, il tasso di occupazione è dell’84,7% per i laureati, 74% per i diplomati e 55% per chi ha solo la licenza media. Anche il tasso di disoccupazione cala all’aumentare del titolo di studio (3,2% tra i laureati, 5,3% tra i diplomati, 9,1% tra i meno istruiti). Tuttavia, i laureati italiani lavorano meno dei colleghi europei (87,8% la media UE).

Divari territoriali: Nord e Sud ancora lontani

Il divario Nord-Mezzogiorno nei tassi di occupazione dei laureati si riduce, ma resta significativo: tra i 25-64enni, la distanza è di 11 punti percentuali (88,3% Nord, 77,3% Sud). Tra i giovani 30-34enni, il gap è ancora più ampio (91,1% Nord, 73,3% Sud). Anche l’abbandono scolastico precoce è più diffuso nel Mezzogiorno (12,4% contro 8,4% al Nord).

Giovani e transizione scuola-lavoro: segnali positivi, ma l’Europa è lontana

Nel 2024, il tasso di occupazione dei neo diplomati (20-34 anni, titolo conseguito da 1 a 3 anni) sale al 60,6%, quello dei neo laureati al 77,3%. Entrambi i dati sono in crescita, ma restano lontani dagli obiettivi europei (76,2% e 86,7% rispettivamente). L’Italia è terz’ultima in UE per occupazione dei neo diplomati e ultima per i neo laureati.

STEM: cresce il divario di genere, ma l’occupazione è alta

Solo il 23,6% dei 30-34enni laureati ha un titolo in discipline STEM, con una forte prevalenza maschile (36,9% uomini, 15% donne). Tuttavia, i tassi di occupazione per i laureati STEM sono tra i più alti (88,9%), con divari di genere più contenuti rispetto ad altre aree disciplinari.

Cosa sono le STEM

STEM è un acronimo inglese che indica le discipline:

  • Science (Scienze)
  • Technology (Tecnologia)
  • Engineering (Ingegneria)
  • Mathematics (Matematica)

Nel contesto dell’istruzione e del lavoro, i titoli di studio STEM sono quelli ottenuti in corsi universitari o post-universitari che riguardano queste aree scientifiche e tecnologiche. Le lauree STEM sono particolarmente richieste dal mercato del lavoro perché offrono competenze tecniche e analitiche molto ricercate e, come evidenziato dal report ISTAT, garantiscono i più alti tassi di occupazione tra i giovani laureati.

NEET e abbandono scolastico: miglioramenti, ma criticità persistenti

La quota di NEET (giovani 15-29 anni non occupati né in formazione) scende al 15,2%, ma resta superiore alla media UE (11,1%). L’abbandono scolastico precoce cala al 9,8%, vicino all’obiettivo europeo del 9%, ma ancora superiore in molte regioni del Sud e tra i giovani stranieri.

Cosa sono i NEET

NEET è un acronimo inglese che significa Not in Education, Employment or Training. In italiano, indica i giovani (di solito tra i 15 e i 29 anni) che:

  • non studiano (non sono iscritti a scuola o università)
  • non lavorano (non hanno un impiego)
  • non seguono corsi di formazione professionale

I NEET rappresentano una fascia di popolazione giovanile particolarmente vulnerabile, spesso a rischio di esclusione sociale e con difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. In Italia, la quota di NEET è superiore alla media europea, anche se in calo negli ultimi anni.

Analisi per punti

  • Crescono diplomati e laureati, ma l’Italia resta indietro rispetto alla media UE per titoli terziari.
  • Il titolo di studio incide fortemente sull’occupazione: laureati e diplomati lavorano di più e hanno tassi di disoccupazione più bassi.
  • Persistono forti divari territoriali: Nord e Centro più avanti rispetto al Mezzogiorno, sia per istruzione che per occupazione.
  • Le donne sono più istruite, ma meno occupate: il gap occupazionale di genere si riduce solo tra le diplomate.
  • I giovani migliorano nella transizione scuola-lavoro, ma l’Italia è ancora lontana dagli standard europei.
  • NEET e abbandono scolastico in calo, ma restano criticità soprattutto tra i giovani stranieri e nel Sud.
  • Le lauree STEM offrono le migliori prospettive occupazionali, ma il divario di genere è ancora molto ampio.
  • Il lavoro a termine e il part-time involontario restano più diffusi tra i giovani e nel Mezzogiorno.

Approfondisci

L’articolo è basato sui dati forniti nel Report Livelli di istruzione e ritorni occupazionali anno 2024. Per coloro che volessero approfondire si lascia in allegato il Report dell’Istat.

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