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Esteri

Trump-Zelensky, scontro frontale: stop ai fondi Usa per Kiev e nuove aperture di Trump a Putin

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Trump ribadisce lo stop ai finanziamenti Usa a Kiev, Zelensky replica sulle presunte concessioni russe: tensioni alla vigilia dei colloqui di Washington

Torna alta la tensione tra Washington e Kiev. Il presidente americano Donald Trump ha nuovamente attaccato Volodymyr Zelensky, definendolo “il più grande venditore del mondo” e annunciando che gli Stati Uniti non spenderanno più “alcun soldo” per l’Ucraina. Una presa di posizione che rischia di pesare sui colloqui in programma nel prossimo fine settimana nella capitale americana tra delegazioni ucraina e statunitense sul processo di pace.

A complicare ulteriormente il quadro, il tycoon ha rivelato di essere tornato a parlare con Vladimir Putin, con il quale sostiene di avere avuto “una buona conversazione”, proprio nelle stesse ore in cui riceveva alla Casa Bianca i leader ucraini ed europei. “Putin non vuole incontrare Zelensky perché non gli piace”, ha liquidato Trump, aggiungendo che la guerra in Ucraina “si è rivelata uno scontro tra caratteri”.

Il braccio di ferro con Washington

Il clima resta teso anche con il vice presidente americano JD Vance. Pochi giorni fa Vance aveva riconosciuto al presidente russo di avere fatto “concessioni importanti” a Trump, definendo Mosca “più flessibile” sulle proprie rivendicazioni fondamentali. Zelensky ha respinto con fermezza questa interpretazione, sottolineando che “non ci sono concessioni reali” e ricordando che l’unica proposta concreta di cessate il fuoco era arrivata proprio dagli Stati Uniti lo scorso 7 marzo, ora messa in discussione dallo stesso Trump.

L’attacco della Casa Bianca non si è fermato nemmeno di fronte al lavoro diplomatico in corso con l’inviato speciale Usa per l’Ucraina, Keith Kellogg. “Non spendiamo più alcun soldo per l’Ucraina, noi trattiamo con la Nato e non con l’Ucraina”, ha ribadito Trump, chiarendo che le armi americane dovranno d’ora in poi essere finanziate dai Paesi europei. Zelensky, ha ironizzato il presidente Usa, “ogni volta che lasciava la Casa Bianca si portava via milioni di dollari”.

Le incognite sulla sicurezza di Kiev

Le parole di Trump hanno gettato ombre anche sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev. Mentre fonti europee parlano di “progressi significativi” registrati negli ultimi dieci giorni, il presidente americano ha frenato, sostenendo che non vi siano stati passi avanti concreti. Più prudente il portavoce della Cancelleria tedesca, Stefan Kornelius, che ha invitato alla cautela: “La guerra in Ucraina non si chiuderà certo in una settimana. Serviranno lunghe trattative vista la complessità del confronto”.

La smentita di Pechino e la situazione sul campo

A livello internazionale, la Cina ha smentito con decisione le indiscrezioni della Welt am Sonntag, secondo cui Pechino sarebbe pronta a inviare truppe di peacekeeping in Ucraina sotto mandato Onu. “Le notizie in questione non sono vere”, ha chiarito il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun.

Sul terreno, intanto, Mosca ha rivendicato la conquista di un nuovo villaggio nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, non compresa tra le quattro aree già annesse unilateralmente dalla Russia insieme alla Crimea.

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