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Esteri

Gaza affamata e diplomazia shock: UK pronto a riconoscere Palestina se Israele non cambierà rotta

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Foto: Archivio - Unicef UNI829270

Crisi umanitaria acuta: la situazione è vicina alla carestia. Allentate le restrizioni sugli aiuti, ma non placa la fame. Londra minaccia riconoscimento se Israele non cede

La Striscia di Gaza vive una crisi umanitaria senza precedenti. Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), sostenuta dalle Nazioni Unite, il territorio vive un peggior scenario di carestia: grave malnutrizione, malattie e conseguenze letali, con migliaia di morti per fame e condizioni igienico-sanitarie al collasso

L’IPC avverte che i criteri alimentari per una dichiarazione di carestia sono stati superati nella maggior parte della Striscia di Gaza. In assenza di rapide azioni umanitarie su larga scala, è prevista una “mortalità diffusa”

La situazione è aggravata dal fatto che ogni giorno, oltre alle vittime della guerra, ci sono decine di altri morti dovuti alla fame stessa, soprattutto tra i bambini. Lo riportano “The Guardian”, “Reuters”, il “Time” e “AP News”.

Londra: riconoscimento della Palestina se Israele non cambierà rotta

Il Premier britannico Keir Starmer ha annunciato dal Palazzo di Westminster che il Regno Unito riconoscerà lo Stato di Palestina entro settembre, durante l’assemblea generale dell’ONU, a meno che Israele non accetti un cessate il fuoco immediato, non personalmente metta fine al blocco sui corridoi umanitari e non avanzi verso una soluzione due-stati (gov.uk).

Il riconoscimento formale dello Stato palestinese è stato confermato anche in una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri britannico a Londra. Il cambio di linea del premier Starmer è dovuto alle forti pressioni politiche interne, provenienti da parlamentari laburisti e membri del governo, che sollecitano una svolta dopo la scelta già compiuta dalla Francia. Parigi ha approvato apertamente la decisione britannica, dichiarando: “Insieme riapriamo una prospettiva di pace”.

L’ex presidente americano Donald Trump, interpellato dopo un incontro con Starmer, ha commentato: “Non ne abbiamo parlato e non abbiamo un’opinione”.

La mossa britannica segue quella di Parigi e mira a mobilitare pressione diplomatica all’interno del Consiglio.

La risposta di Netanyahu all’annuncio di Londra

“Starmer premia il mostruoso terrorismo di Hamas e ne punisce le vittime. Uno Stato jihadista al confine con Israele OGGI minaccerà la Gran Bretagna DOMANI. La pacificazione nei confronti dei terroristi jihadisti fallisce sempre. Fallirà anche per voi. Non accadrà“, così il Peremier israeliano su X.

15 Paesi occidentali invitano a riconoscere la Palestina

La Francia e 14 paesi, tra cui Canada e Australia, “invitano” le Nazioni del mondo a esprimere la loro volontà di riconoscere lo Stato di Palestina, l’ha dichiarato il ministro degli Esteri francese.

“A New York, insieme ad altri 14 paesi, la Francia lancia un appello collettivo: esprimiamo la nostra volonta’ di riconoscere lo Stato di Palestina e invitiamo coloro che non l’hanno ancora fatto a unirsi a noi”, ha scritto Jean-Noel Barrot su X,

Oltre alla Francia, due membri del G20, Canada e Australia, aderiscono all’appello. Gli altri paesi firmatari sono: Andorra, Finlandia, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, San Marino, Slovenia e Spagna.

Nove di questi paesi, che non hanno ancora riconosciuto lo Stato palestinese, “esprimono la volontà o la considerazione positiva del loro paese” di farlo: Andorra, Australia, Canada, Finlandia, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, Portogallo e San Marino.

La posizione italiana sul riconoscimento dello Stato di Palestina

Il Governo italiano, pur accettando la posizione “due popoli, due stati” ha reso noto che quello attuale non è il momento giusto per riconoscere lo Stato di Palestina” in linea con gli Stati Uniti d’America.

Impatto e tensioni globali

Il bilancio aggiornato del conflitto supera ormai i 60.000 palestinesi uccisi dall’inizio dell’offensiva israeliana del 2023. Il monitoraggio dell’Osservatorio ONU sulla fame globale conferma lo stato di carestia effettiva nella Striscia.

Nonostante l’allentamento delle restrizioni sugli aiuti umanitari concessi da Israele, gli aiuti che entro a Gaza sono totalmente insufficienti per placare la fame dei cittadini, che stanno letteralmente morendo, soprattutto bambini.

La morte continua a colpire anche durante i tentativi di consegna di aiuti umanitari, spesso bloccati o colpiti da raid. Le principali capitali europee aumentano la pressione per i rifornimenti e annunciano una missione diplomatica congiunta Londra-Berlino-Parigi la prossima settimana.

Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha definito la crisi “una catatrofe umanitaria di proporzioni epiche”, sollecitando l’apertura immediata di corridoi per assistenza umanitaria senza restrizioni.

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