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Sulla “(mezza)luna”, tra Bayeux, Honfleur ed Étretat
Pubblicato
11 mesi fail

“Invito al Viaggio” tra i tesori di Francia
Quando si attraversa il “Pont de Normandie” non è subito chiaro se è il fiume che termina il suo corso o se è l’oceano, oltre il Canale della Manica, che sta iniziando a invadere la terra. Il ponte, sospesa cerniera metallica dai grandi numeri, permette di attraversare (in poco più di un lampo) un tratto di territorio francese in cui le acque si agitano e si mescolano, non essendo più quelle della Senna, ma non ancora quelle dell’Atlantico.

Nel perimetro di un’area di una “sottile falce di luna”, lungo appena 150 chilometri, terra e mare condividono equamente una forza di attrazione potente. Un richiamo atavico e irresistibile.
Un approdo sicuro per i navigatori e conquistatori venuti dal Nord. Un’inesauribile ispirazione per scrittori, pittori e compositori, spinti a modellare, ognuno col proprio estro, diverse forma d’arte. Un itinerario di viaggio, sempre affascinante, per chi cerca un’estate dai ritmi rilassati e un meteo mutevole, ma piacevole.

A Bayeux, se non fosse per le auto, il tempo sembra essersi fermato.
Piccole botteghe dalle insegne in legno e ferro battuto colorato, costruzioni medievali si allineano lungo tranquille stradine e grandi ruote di vecchi mulini che continuano a girare, rendendo ancor più bucolici i canali del fiume Aure che attraversa il centro.
La cittadina francese, dalle modeste dimensioni, ha l’enorme incarico di custode della memoria.
Tra i suoi angoli incantati trovano spazio diversi musei che hanno una duplice funzione: conservare e tramandare storie di imprese belliche, epiche e dolorose, antichissime e recenti, ma anche talenti manuali e maestria artigianale di grande tradizione.

Gli eventi dello Sbarco in Normandia (ripercorribili nel Memoriale) sono sicuramente storia recente rispetto alla cronaca della diatriba tra normanni e inglesi per la conquista del trono. Questa storia, a Bayeaux, non viene raccontata a parole, ma è illustrata da scene tratteggiate con filo di lana su telo di lino: è l’Arazzo o Tapisserie (datato intorno al 1100), una lunghissima striscia di finissimo tessuto, lungo 70 metri, sulla quale è stata ricamata a mano, una sequenza di 58 scene in cui compaiono oltre 1500 disegni (tra uomini, animali, oggetti), la cronologia della Battaglia di Hastings del 1066.
Honfleur, Veiux Bassin
Il talento delle mani è arte da celebrare, ma anche da preservare e la lavorazione della porcellana e dei pizzi sono parte preziosa dell’identità di questa città. La cura della memoria si esprime anche attraverso altri due simboli di Bayeaux:

il “Faggio piangente”, un esemplare botanico di grande rilievo e la svettante cattedrale gotica che, nelle sere della bella stagione, si accende letteralmente.
E’ il “Rendez-vous à la Cathedrale”, lo spettacolo di luci e suoni, che vede l’edificio religioso prestare la superficie dei suoi esterni quale schermo d’eccezione, per continuare ad essere, per alcuni, la splendente conclusione, mentre per altri solo l’inizio di una speciale serata nell’estate normanna.
Una giornata di pioggia a Honfleur è pura melodia, anche in piena estate. La pioggia accarezza le barche mentre riposano in porto, rende vivi i grigi tetti di ardesia degli edifici medievali che si specchiano nelle acque del Vieux Bassin, e tira a lucido gli impermeabili gialli e rossi delle persone che continuano indifferenti la loro passeggiata, nelle vie, strette tra le case.

Un’immagine, senza tempo, apparentemente stereotipata, che invece restituisce, a chi preferisce una vacanza estiva lontano dal caos mediterraneo, esattamente ciò che cerca: un ritmo più misurato. Un’immagine che puoi sentire, tra le note del pianoforte della “Gymnopedie” di Erik Satie, estroso compositore nativo di Honfleur, collezionista di ombrelli che non usava, perché anche lui amava passeggiare sotto la pioggia.
È immergersi completamente nell’atmosfera respirata da Baudelaire proprio ad Honfleur, che, con il suo “Invito al Viaggio”, realizza una sorta di poesia promozionale, per convincere l’amata a vivere momenti splendenti sotto “soli bagnati e cieli foschi”. I “ricchi soffitti, specchi profondi e mobili lucenti levigati dagli anni” non saranno certo gli stessi, ma rappresentano ancora, con una certa verosimiglianza, la descrizione delle camere dei vari boutique hotel in cui pernottare in città.
Il sabato mattina, a Honfleur, si va a caccia: di piccoli e grandi tesori, tra antico e “brocante”, esposti sui banchi del mercatino di Place Sainte Catherine; nella stessa piazza, si può entrare nell’omonima chiesa di legno, risalente alla fine del 1400 (completa di campanile aggiunto), la cui cupola è stata realizzata come se fosse una chiglia rovesciata di un’enorme nave. Perché a Honfleur il mare è ovunque: nella poesia, nella musica, sulle tele, in chiesa, nel Museo della Marineria e, ovviamente, anche nei piatti.
Un’estensiva “talassoterapia” che valica i confini della pura medicina. La cura dell’animo attraverso il mare.
Nei quadri, nei film, nelle cartoline di un tempo, un “evergreen” dei post sui social. Uno straordinario “deja-vu”, per un luogo in cui non si è mai stati prima.
Nulla riesce a limitare la meraviglia assoluta, da togliere il respiro. Costa di Alabastro: è così che si chiama il tratto di litorale sul canale della Manica, caratterizzato da altissime scogliere, di un gesso bianco e traslucido, che precipitano, a picco, nel mare.
Alla sinistra della cittadina di Étretat, la Falesia d’Amont, con la sagoma della chiesa di Notre Dame- de- la- Garde, protettrice di chi va per mare; alla destra, la Falesia d’Aval, dalla forma a “proboscide d’elefante” (come descritta dallo scrittore Guy de Maupassant), con i suoi archi naturali e con l’Aiguille.

Proprio questo scoglio dalla forma appuntita è stato scelto dallo scrittore Maurice Leblanc quale fantastica cassaforte dei tesori del re di Francia, in uno dei suoi romanzi con protagonista Arséne Lupin, il “ladro gentiluomo”.
Tre ore e mezza di passi col fiato sospeso, tra raffiche di vento che spingono, veloci, nuvole minacciose. Durante la fatica nel percorso, (non così impegnativo, per la verità) il corrispettivo per l’impegno. La Natura, con la sua forza e la sua fragilità, si fa metafora della vita e commuove. Étretat è brivido e silenzio. Vertigini irrinunciabili.
Sulla mappa della Normandia, Bayeux, Honfleur ed Étretat sono quelle tappe imperdibili che disegnano un’immaginaria mezzaluna, tra terra e mare, dove l’emozione del viaggio è tutta un “crescendo”.

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