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La dea della seduzione: Carmilla
Pubblicato
11 mesi fail
Di
Gioia Nasti
Nel 1872 nasce la prima vampira della letteratura: Carmilla, figura femminile seducente e sovversiva che scardina i valori della società vittoriana.
In un mondo di vampiri maschi, aristocratici e superbi, simbolo della potenza dell’uomo, nel 1872 fa la sua comparsa, nella raccolta In a Glass Darkly, la prima vampira della, storia letteraria: Carmilla. Joseph Sheridan Le Fanu, l’autore irlandese che scrisse il racconto, modellò il personaggio di Carmilla sulla contessa Elizabeth Barthory, realmente esistita nel Seicento in Ungheria, che si narrava avesse ucciso centinaia di ragazze per poter fare un bagno rigeneratore nel loro sangue.
Carmilla si presenta come una giovane donna bella e affascinante; ha occhi scintillanti, una voce suadente e denti appuntiti, che mostra raramente. Ma l’aspetto più intrigante è che riesce a sopravvivere al tempo che scorre semplicemente cambiando il suo nome anagrammandolo: Carmilla, Millarca, Mircalla. Il romanzo comincia con un prologo in cui l’autore, secondo il topos del manoscritto ritrovato caro al romanzo gotico, afferma di aver scoperto un carteggio tra il dottor Hesselius e una donna, che sarebbe poi Laura, la narratrice e protagonista diciottenne del romanzo.
La vicenda è ambientata in Stiria, nell’Austria sud-orientale, in un paesaggio tipicamente gotico, fatto di boschi selvaggi, una cappella gotica in cui si trovano le tombe di famiglia e un villaggio abbandonato. Nel castello dove Laura abita con il padre vedovo e la servitù, lontano dal resto del mondo, viene ospitata una fanciulla, Carmilla, e tra le due ragazze nasce un’amicizia molto intima anche fisicamente.
Laura è affascinata dalla sua bellezza, ma anche dai suoi strani comportamenti: dorme tutto il giorno, si infuria se sente parlare di morti, sta lontana dalle funzioni religiose, di notte vaga nel giardino anche se la porta della sua stanza, nella quale non permette a nessuno di entrare, è chiusa a chiave dall’interno. Inoltre, Laura si rende conto della fortissima somiglianza tra Carmilla e una sua antenata, ritratta in un quadro, tale Mircalla, una donna crudele vissuta nel Seicento.
Intanto che la relazione tra le due giovani continua, nei dintorni muoiono diverse fanciulle senza alcuna spiegazione, mentre Laura è sempre più pallida e ha frequenti incubi, in cui vede l’immagine di un gatto accanto al letto e una figura femminile fuggire quando si sveglia. Il medico, chiamato dal padre, pone una diagnosi sconcertante; allo stesso tempo arriva al castello un conte, la cui figlia era morta dopo sintomi simili a quelli di Laura e un esperto di vampiri. Si decide quindi di aprire la tomba della contessa Mircalla e se ne scopre il corpo intatto, immerso nel sangue, con un respiro appena percettibile.
La contessa viene quindi uccisa definitivamente con un paletto piantato nel cuore, la testa tagliata e i suoi resti bruciati e dispersi nel fiume. Laura è salva e parte per il Grand Tour per dimenticare la vicenda e riprendere la salute, ma non riesce a togliersi dalla mente e dal cuore la bella Carmilla.
La pubblicazione di Carmilla fu uno spartiacque per la società vittoriana nella quale fu concepito. In un periodo puritano e attento all’apparenza, in cui le donne erano virtuose ed eroiche, dedite alla famiglia e alla religione, il personaggio di Carmilla, ma anche quello di Laura in seconda battuta, si pone come antitetico a tutto ciò che il vittorianesimo rappresentava.
Le Fanu umanizza la donna-vampiro evitando di indugiare sulle caratteristiche mostruose che la contraddistinguono; Carmilla viene rappresentata come la personificazione della parte oscura di Laura, che riesce a mettere in crisi la figura maschile e tutto ciò che incarna.
Innanzitutto, Carmilla è donna ed è una donna seducente e lesbica che irrompe in una società patriarcale ed eterosessuale, sconvolgendola e restando comunque presente nonostante la sua morte. Essa attacca e distrugge tutte le convenzioni sociali dell’epoca e sostiene conversazioni con uomini a tu per tu, con una sicurezza che va oltre ogni tradizione. Anche il suo annientamento viene considerato come un ristabilirsi delle convenzioni vittoriane, come da tradizione, con il paletto piantato nel cuore, la decapitazione e l’incenerimento dei suoi resti.
Tuttavia, Carmilla continuerà a vivere nel ricordo di Laura, la quale non potrà, e probabilmente non vorrà, disfarsi della sua presenza nel suo cuore e nel suo sangue.
Gioia Nasti

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