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Ultima Generazione: Ieri a Brescia, oggi sotto processo per l’azione alla fontana di Trevi

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Il rito abbreviato condizionato alla perizia tecnica è stato accettato e alla prossima udienza, fissata per il 5 giugno alle ore 11 in Aula 9, ci sarà discussione e sentenza.

Roma 16.01.2025 – Continuano i processi ad Ultima Generazione. Oggi 16 gennaio si è tenuta presso l’aula 9 del Tribunale di Roma l’udienza riguardante l’azione relativa alla campagna Non Paghiamo il Fossile, promossa da Ultima Generazione, durante la quale il 21 maggio 2023 8 persone hanno versato carbone vegetale diluito in acqua nella Fontana di Trevi per chiedere di interrompere immediatamente i sussidi pubblici a tutti i combustibili fossili, causa della crisi climatica. L’imputazione vede quindi sotto processo per delitto p. e p. dall’art. 110, 112, co 1, 518 duodecies co 2 c.p. perché in concorso tra loro e previo concerto, 8 attivisti di Ultima Generazione per un’azione che, come evidenzia la perizia tecnica depositata in Tribunale, non ha causato alcun danno:

Terminato il lavaggio, – si legge nel documento – si è verificato che le superfici non avevano assorbito il colorante: nessuna traccia è rimasta visibile sul marmo del bordo della vasca, né sui travertini della scogliera” mentre i responsabili del collasso climatico e i politici che si rifiutano di agire per contrastarlo restano al loro posto. Il rito abbreviato condizionato alla perizia tecnica è stato accettato e alla prossima udienza, fissata per il 5 giugno alle ore 11 in Aula 9, ci sarà discussione e sentenza.

DICHIARAZIONE DELL’ATTIVISTA: “Ho 21 anni, e oggi ero a processo al Tribunale di Roma per aver versato del colorante a base di carbone vegetale nella fontana di Trevi.

Non mi pento affatto di questo gesto, nonostante i rischi penali molto pesanti a cui io e le altre persone rischiamo di andare incontro (il reato di imbrattamento di bene storico è punibile con sanzioni amministrative che variano tra i 20.000 e i 60.000 euro e con la detenzione fino a 5 anni) per un’azione nonviolenta che non ha avuto nessuna ripercussione a lungo termine sull’opera d’arte in questione.

Continuo a credere che la disobbedienza civile sia l’unica risposta sensata a uno stato che rivela ogni giorno di più la sua vena autoritaria e repressiva: proprio qualche giorno fa ho partecipato al blocco della fabbrica della Leonardo di Brescia, portato avanti da Extinction Rebellion, Palestina Libera e Ultima Generazione, a seguito del quale io ed altre persone siamo state spogliate e perquisite completamente, obbligandoci a una prassi degradante e assolutamente inutile nel caso di manifestazioni pacifiche e costituzionali come le nostre.

Il processo di oggi e gli abusi subiti in Questura lunedì sono strumenti diversi usati dal nostro governo per continuare a tutelare lo status quo, a scapito della libertà dei cittadini di esprimere il proprio dissenso.”

MATTARELLA, IL DIRITTO AL DISSENSO DEMOCRATICO È IL SALE DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

Chiediamo che Mattarella non firmi il ddl Sicurezza, già approvato dalla Camera il 18 settembre e arrivato alla terza lettura: una legge che introduce nuove misure repressive, inasprisce pene e crea nuovi reati per colpire la libertà di protesta.

È il più grande attacco alla democrazia repubblicana e la nostra petizione, già a quota 25 mila, ne è la prova. Con una trentina di nuovi reati e sanzioni, questo Governo mostra il suo volto più autoritario, riducendo la “sicurezza” a un arsenale di divieti e punizioni, mentre ignora la vera sicurezza sociale, lavorativa e umana. Se Mattarella firmasse, confermerebbe che anche il Quirinale è complice del passaggio della nostra Repubblica a una “democratura“. Sta quindi a noi cittadini reagire: collettivamente, con la disobbedienza nonviolenta, possiamo rompere l’isolamento che vogliono imporci, pretendendo giustizia e un futuro vivibile.

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