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“Natale in casa Cupiello” di Salemme: un’interpretazione che emoziona e sorprende
Pubblicato
1 anno fail
Di
Gioia Nasti
Una reinterpretazione emozionante e personale del capolavoro di Eduardo, tra innovazioni e omaggi all’originale
Desideravo da tempo vedere la versione di Salemme di un classico come “Natale in casa Cupiello”, ma un po’ per pigrizia, un po’ per l’impossibilità di trovare i biglietti, non mi era mai riuscito. Fino a ieri, quando Babbo Natale ha deciso di regalarmi l’opportunità di assistervi comodamente seduta sul divano di casa mia.
Inutile dire che molte battute le conoscevo a memoria – e, come me, la maggior parte dei napoletani – e all’inizio sono rimasta un po’ disorientata dall’inserimento di battute che non fanno parte del copione originale o l’utilizzo di tempi diversi rispetto alla versione di Eduardo. Tutto sommato, però, stiamo parlando di una reinterpretazione, quindi qualche cambiamento ci può anche stare. Come anche Salemme ha sottolineato, infatti, non si tratta di una imitazione dell’originale (e vorrei ben dire!) e di certo un paragone sarebbe fuori luogo, ma un confronto, anche involontario, è inevitabile.
E allora cominciamo con Tommasino. Un personaggio ben interpretato ma mancante di quella verve dispettosa che era peculiare di Luca De Filippo, ma che, tuttavia, dà il meglio di sé nel terzo atto, quando tutta la drammaticità del personaggio viene fuori ed esplode in tutto il suo fulgore. Zio Pasqualino, Nicolino, Ninuccia e Vittorio Elia all’altezza dell’originale, anche se l’interpretazione di Honorato nella parte di Vittorio è stata molto più intensa, veramente sopra le righe. Rimane di certo molto più impressa per la sua rabbia repressa, dettata dalla situazione sentimentale complicata e contrastata.
Posto che Pupella Maggio è inarrivabile, l’interpretazione di Antonella Cioli come Concetta mi è risultata leggermente sotto tono, drammaticamente contenuta rispetto alla Maggio.
Avrei preferito una donna più sanguigna, più “arraggiata”, invece la Cioli mi è apparsa dimessa, poco teatrale in un personaggio chiave dell’opera eduardiana, laddove Pupella aveva invece regalato un’interpretazione da “mamma leonessa”, che cerca di proteggere cuccioli e nido familiare con le zanne e con gli artigli per evitare che tutto vada a scatafascio.
Ed arriviamo al personaggio principale, Luca Cupiello, un uomo che, in realtà, è un altro figlio di Concetta, che volutamente vive nell’ignoranza di ciò che gli accade intorno, come probabilmente accade ancora oggi nelle famiglie del XXI secolo. Ecco la grandezza della commedia di Eduardo: la contemporaneità delle situazioni e dei sentimenti nonostante sia trascorso quasi un secolo dalla sua prima stesura.
Salemme nel personaggio di Luca Cupiello mi è piaciuto tantissimo. Ho apprezzato molto il suo modo di porsi verso un personaggio piuttosto scomodo da interpretare ma è riuscito ad offrire al pubblico un Lucariello che non facesse rimpiangere quello di Eduardo proprio perché gli ha dato un taglio diverso. Mi spiego meglio.
Il personaggio interpretato da Eduardo a suo tempo era caratterizzato da una semplicità straordinaria ma anche, a tratti, da una consapevolezza che faceva capolino tra le righe. Il personaggio interpretato da Salemme, invece, è il compendio dell’ingenuità, fa tenerezza, ha un tocco di comicità più esplicita e, per questo, più contrastante con la drammaticità del momento. Una vis comica dovuta anche alle espressioni del viso, a differenza di Eduardo, il cui volto emaciato contribuiva a donare un ulteriore tocco di drammaticità al personaggio.
Superba l’interpretazione nell’ultimo atto, nel quale spicca una spanna sopra tutti gli altri per la maestria con cui caratterizza un Luca ormai prossimo al trapasso. E superba anche la scena finale, in cui Tommasino porta sul palcoscenico il presepe che suo padre ha amorevolmente costruito e, alla fatidica domanda “Te piace ‘o presepio?” finalmente risponde di sì. Talmente commovente che, non mi vergogno a dirlo, per la prima volta non sono riuscita a trattenere le lacrime.

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