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Burnout e benessere, il libro che invita a rallentare senza illusioni
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“Crollare bene, illuminarsi meglio” di Jasmina von Büren riflette su burnout, fragilità e crescita personale senza formule facili o slogan motivazionali.
C’è una parola che, negli ultimi anni, è uscita dagli studi medici ed è entrata nelle conversazioni quotidiane: burnout. La usano professionisti, studenti, genitori, lavoratori autonomi. Qualcuno la pronuncia con leggerezza, qualcun altro con pudore. In ogni caso racconta qualcosa del nostro tempo: la difficoltà, sempre più diffusa, di riconoscere il momento in cui il corpo e la mente chiedono di fermarsi.
È un paradosso. Viviamo nell’epoca che parla di benessere più di ogni altra, eppure continuiamo a considerare la stanchezza come un ostacolo da superare in fretta. Ci concediamo pause purché siano produttive, impariamo tecniche di rilassamento con la stessa determinazione con cui impariamo a essere più efficienti. Anche il riposo rischia di trasformarsi in un obiettivo da raggiungere. Non sorprende, allora, che la crescita personale occupi ormai uno spazio sempre più ampio sugli scaffali delle librerie. Sorprende, semmai, quando un libro decide di non seguire le regole più consolidate di quel mercato.
È il caso di Crollare bene, illuminarsi meglio (senza meditare alle 4), il nuovo lavoro di Jasmina von Büren, disponibile sui principali negozi digitali. Il titolo incuriosisce perché contiene una piccola contraddizione. “Crollare” appartiene al linguaggio della perdita, della caduta, del cedimento. L’aggiunta dell’avverbio “bene” modifica immediatamente la prospettiva. Non elimina il crollo, non lo addolcisce, ma suggerisce che anche un’esperienza percepita come esclusivamente negativa possa essere osservata da un’altra angolazione.
L’origine del libro è autobiografica. Von Büren racconta di aver iniziato a raccogliere pensieri e affermazioni dopo aver attraversato un periodo di profondo esaurimento. Sarebbe stato facile trasformare quella vicenda in un racconto esemplare o nel resoconto di una rinascita personale. L’autrice sceglie invece una strada più sobria. Il vissuto rimane il punto di partenza, ma lascia presto spazio a un progetto che cerca di parlare anche a chi ha conosciuto forme diverse di fatica, di smarrimento o di perdita di equilibrio.
Crollare bene, illuminarsi meglio (senza meditare alle 4) si sviluppa attraverso oltre cento affermazioni distribuite in un percorso articolato in quattro sezioni. Non è una costruzione casuale. C’è un ordine, ma non ha il tono di un programma da seguire rigidamente. Piuttosto, restituisce l’idea che alcuni passaggi della vita non possano essere accelerati e che ogni trasformazione abbia bisogno del proprio ritmo.
È proprio questa rinuncia alla fretta a distinguere il volume da molte pubblicazioni dello stesso ambito. Oggi siamo abituati a cercare risposte immediate: pochi passaggi, risultati concreti, cambiamenti visibili. Crollare bene, illuminarsi meglio non promette nulla di tutto questo. Non offre formule risolutive né propone un modello di felicità valido per chiunque. Preferisce interrogarsi sul modo in cui ciascuno costruisce il rapporto con sé stesso, lasciando che sia il tempo a dare peso alle parole.
Anche la scrittura riflette questa scelta, in quanto il linguaggio è diretto, essenziale, privo di tecnicismi e lontano da quell’enfasi motivazionale che spesso caratterizza il settore. L’autrice non cerca continuamente l’effetto della frase memorabile. Molte pagine mantengono un tono raccolto, quasi confidenziale, come se fossero nate prima per essere ascoltate che per essere citate.
C’è un’altra caratteristica che colpisce durante la lettura. Von Büren evita di trasformare la vulnerabilità in uno spettacolo. Negli ultimi anni la narrazione della fragilità è diventata quasi una forma di linguaggio pubblico: si raccontano crolli, crisi e rinascite con una velocità che talvolta lascia poco spazio alla complessità. Qui accade il contrario. L’esperienza personale non viene esibita, ma utilizzata come punto di osservazione per parlare di qualcosa che riguarda molte persone senza pretendere di rappresentarle tutte.
Forse è anche per questo che il libro evita accuratamente di dividere il mondo tra chi “ce l’ha fatta” e chi invece deve ancora riuscirci. Non esiste una linea d’arrivo da raggiungere. Esiste, piuttosto, un invito a riconoscere che la propria storia non procede sempre in modo lineare e che le fasi di arresto non coincidono necessariamente con un fallimento.
In un periodo storico in cui la parola resilienza è stata utilizzata fino quasi a consumarsi, Crollare bene, illuminarsi meglio propone una riflessione meno appariscente, ma forse più attuale. Ricorda che non tutte le risposte arrivano quando le cerchiamo e che non ogni momento difficile deve trasformarsi immediatamente in una lezione di vita. È probabilmente questa la ragione per cui il libro riesce a parlare anche a chi non frequenta abitualmente la saggistica dedicata al benessere. Più che indicare una direzione, apre uno spazio di riflessione su una domanda che riguarda molti di noi: siamo davvero diventati capaci di prenderci cura di noi stessi o stiamo semplicemente imparando a farlo con maggiore efficienza?
Se il merito di un libro consiste anche nella capacità di inserirsi dentro una conversazione già aperta nella società, allora il lavoro di Jasmina von Büren arriva in un momento significativo. Non perché abbia l’ambizione di offrire una risposta definitiva, ma perché sceglie di rallentare il ritmo di una discussione che, troppo spesso, sembra avere fretta perfino quando parla di benessere.

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