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Roma, protesta Ultima Generazione ed Extinction Rebellion a ENI
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Azionisti blindati nel palazzo, negato l’accesso a un azionista critico
Roma, 6 maggio 2026 – Questa mattina alle ore 10, a Roma EUR, otto persone appartenenti a Ultima Generazione e Extinction Rebellion si sono presentate in abiti religiosi di fronte alla sede di ENI dove si sta svolgendo l’assemblea dei soci azionisti di ENI, per portare un nuovo messaggio: di fronte a un decreto sicurezza che inasprisce ulteriormente la repressione verso forme di protesta pacifiche e democratiche, non resta che pregare e chiedere perdono a chi viene reso ancor più inavvicinabile dal decreto. Ma la repressione non è toccata solo a noi: “Agli azionisti critici non viene permesso di partecipare: questa stessa mattina è stato impedito di entrare ad un azionista accreditato che arrivava dall’Austria” testimoniano le persone sul posto.
Preghiere ironiche e laiche come “Trivellaci, sfruttaci e acceleraci all’ora della nostra morte” e “Cane nostro che inquini i cieli” hanno fatto da sfondo sonoro alla mattinata della nomina del Presidente del Consiglio di Amministrazione. Ma prima del perdono, è arrivata la penitenza: tutte le persone sono state identificate sul posto dalle forze dell’ordine.
ENI E GOVERNO MELONI ALLEATI ANCHE PER IMPEDIRE PARTECIPAZIONE E TRASPARENZA
“L’ennesimo Decreto Sicurezza del Governo inasprisce ulteriormente la repressione verso forme di protesta pacifiche e nonviolente” dichiara Extinction Rebellion. Il nuovo decreto sicurezza introduce infatti 14 nuovi reati e nove aggravanti per chiunque eserciti il proprio diritto di manifestazione, tanto da spingere gli esperti ONU a definirlo “il più grave attacco alla libertà di protesta degli ultimi decenni”. “In questo contesto, sembra non rimanerci altra possibilità che inginocchiarci e pregare che multinazionali come ENI facciano da guida verso la salvezza dell’umanità. Non importa che i loro profitti siano destinati ad aumentare mentre il costo della vita nel nostro paese sale. Noi siamo qui per chiedere perdono per le nostre proteste.” continua ironicamente Ultima Generazione.
Per il settimo anno consecutivo, l’assemblea degli azionisti di ENI si sta svolgendo a porte chiuse: una modalità che limita il dibattito e impedisce una partecipazione attiva e critica della società civile, nonostante subisca le ripercussioni delle politiche aziendali, dal coinvolgimento in conflitti agli impatti ambientali.
GLI INTERESSI DI ENI SONO INTRECCIATI CON IL GENOCIDIO A GAZA
ENI, la principale compagnia fossile italiana e partecipata statale al 30%, dalla firma degli Accordi di Parigi nel 2015 ha prodotto circa 6,39 miliardi di barili equivalenti di petrolio e gas, dichiarando ogni anno la propria intenzione di aumentare la produzione almeno fino al 2030. Ad oggi é la principale azienda coinvolta nel Piano Mattei, che punta a rendere l’Italia un hub del gas mediterrano attraverso accordi con Paesi africani spesso attraversati da instabilità e conflitti, in continuità con il passato coloniale italiano. I profitti dell’azienda avvengono infatti a discapito delle popolazioni locali, spesso legati a violazione di diritti umani e crimini contro l’umanità. Il caso più noto è il Delta del Niger, dove l’azienda opera a partire dalla loro presenza durante la guerra del Biafra, che ha causato piú di 500 mila vittime. Ancora oggi, il 75% di tutte le fuoriuscite di petrolio avvenute nel Delta del Niger tra il 2006 e il 2020 sono attribuite a Shell ed ENI. Da ultimo vi inoltre è il tentativo di collaborazione con Israele per l’estrazione di gas e petrolio nelle acque antistanti Gaza, da poco ritirato, nonostante sussistano gli accordi il gruppo israeliano Delek, uno dei principali fornitori di combustibile dell’esercito israeliano, inserito nella “lista nera” delle Nazioni Unite a causa delle sue operazioni illegali in Palestina.
“Abbiamo rivolto le nostre preghiere, ma i precedenti di ENI non ci fanno ben sperare. Sarà necessario continuare a protestare, con o senza perdono: per questo invitiamo tutte le persone preoccupate per il nostro presente e per il futuro che ci attende ad unirsi alle nostre campagne” concludono i due gruppi

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