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Ultima Generazione: Roma, processo Eni contro l’attivista Michele Giuli, ascoltati i teste della difesa
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Sul banco dei testimoni Alessandro Giannì e Ferdinando Cotugno
Roma 10.02.2026 –Nell’udienza di ieri, presso il Tribunale di Roma, la quarta nell’ambito del processo per diffamazione intentato da Eni contro Michele Giuli, professore di storia e attivista di Ultima Generazione, sono stati ascoltati i teste della difesa, Alessandro Giannì ex direttore esecutivo di Greenpeace Italia e il giornalista Ferdinando Cotugno.
Questa udienza sì è concentrata in particolare su una delle affermazioni contestate a Giuli: “ Eni sapeva fin dagli anni settanta perché aveva pubblicato degli studi privati che dicevano, testuali parole che ci sarebbero state delle conseguenze devastanti se avessero continuato ad immettere anidride carbonica nell’atmosfera“. Su questo punto Giannì ci ha rilasciato una dichiarazione, che riassume quanto da lui affermato in aula:
ENI, come le altre compagnie petrolifere, dagli anni ’70 conoscevano le conseguenze dell’accumulo di gas serra in atmosfera e hanno deciso comunque di contrastare la scienza e le politiche climatiche. Le conseguenze di questa condotta sono evidenti. Se il rapporto di Greenpeace “Emissioni oggi, morti domani”, basato sul modello matematico sviluppato dal Prof. Bressler, definisce una stima di 27.000 morti da eccesso di calore entro il 2100 per le sole emissioni di ENI nel 2022, le evidenze scientifiche confermano che la strage è già in atto.
Secondo il Lancet Countodwn 2025, nel decennio 2012-2021, annualmente sono morte in media 546.000 persone l’anno a causa delle ondate di calore. Nel decennio 1990-99, la mortalità annua era di 335.00 persone: un aumento del 63,2%. Numeri agghiaccianti che non potranno che peggiorare se le compagnie petroliferi – e gli Stati che le appoggiano – non smetteranno prima possibile di estrarre combustibili fossili.
Che Eni – in buona compagnia con altre multinazionali del fossile – sapesse dei rischi correlati all’utilizzo di fonti fossili è emerso da un’indagine portata avanti a ReCommon e Greenpeace Italia che fa riferimento a studi e pubblicazioni interni all’azienda risalenti agli anni settanta e ottanta. All’epoca i vertici della multinazionale ignorarono il rischio. Oggi, il cane a sei zampe si mostra al grande pubblico con pubblicità e sponsorizzazioni di grandi eventi, in ultimo le Olimpiadi invernali a Milano-Cortina. mentre continuano gli investimenti nel fossile – è di questi giorni l’annuncio dell’inizio della fase 2 del progetto Congo LNG per importare gas naturale liquefatto dal paese africano

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