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Politica

Qualiano e la politica che non ascolta più

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Quando l’assenza dei cittadini non è disinteresse, ma un atto d’accusa silenzioso. Il vuoto nei consigli comunali e il crollo del voto a Qualiano raccontano una frattura profonda tra istituzioni e cittadini

Negli ultimi consigli comunali di Qualiano, i cittadini presenti ad assistere si contavano sulle dita di una mano: al massimo cinque persone. Non cinque decine, non cinque gruppi organizzati. Cinque individui. Un dato che, da solo, basterebbe a imporre una riflessione profonda e urgente sullo stato della democrazia locale.

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Eppure, questo silenzio sembra non fare rumore. Come se fosse un dettaglio marginale, un fatto secondario, quasi fisiologico. Ma non lo è. Perché la sala consiliare vuota non racconta apatia: racconta distanza. Racconta una frattura che negli anni si è allargata fino a diventare quasi irreparabile.

Chi ricorda la vita politica di Qualiano ad esempio prima del Covid sa bene che non è sempre stato così. In passato il consiglio comunale era uno spazio osservato, discusso, vissuto. La presenza dei cittadini non era un’eccezione, ma una consuetudine. Oggi, invece, quello stesso luogo appare come un teatro senza pubblico, dove si recita a porte aperte ma senza spettatori.

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A rafforzare questo quadro ci sono i numeri delle ultime elezioni regionali: ha votato il 46,54% degli aventi diritto, contro il 55,12% delle precedenti consultazioni. Un calo netto, che assume un significato ancora più grave se si considera che tra i candidati figuravano diversi qualianesi, alcuni noti, riconoscibili, con una lunga storia pubblica alle spalle. Nemmeno la prossimità territoriale, nemmeno il “volto conosciuto”, è riuscita a riattivare la partecipazione.

E allora la domanda diventa inevitabile, ma anche profondamente scomoda: come fanno i politici locali, soprattutto quelli che siedono negli scranni comunali da decenni, a non sentirsi almeno in parte responsabili di tutto questo? Come si può assistere a un simile svuotamento della partecipazione senza interrogarsi sui propri metodi, sul linguaggio utilizzato, sulle scelte fatte e su quelle mai fatte?

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La politica, a Qualiano come altrove, sembra aver rimosso il problema. Come se la disaffezione fosse colpa esclusiva dei cittadini, della “gente che non ha più voglia”, del tempo che cambia. È una lettura comoda, ma profondamente sbagliata. Storicamente, quando le persone si allontanano dalla politica, non lo fanno per leggerezza: lo fanno perché non si sentono ascoltate, rappresentate, coinvolte.

Il punto centrale, forse il più doloroso, è proprio questo: la mancanza di autocritica. La difficoltà, se non l’incapacità, di riconoscere che qualcosa si è rotto e che non può essere riparato con le stesse formule, gli stessi nomi, le stesse dinamiche di sempre. Riavvicinare i cittadini non significa organizzare eventi di facciata o moltiplicare annunci. Significa cambiare approccio, accettare il confronto, rimettere al centro le persone e non le carriere.

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La storia insegna chiaramente dove conduce una democrazia svuotata della partecipazione: a istituzioni più deboli, a comunità frammentate, a un terreno fertile per derive che non hanno mai prodotto nulla di buono. Il silenzio della sala consiliare non è vuoto. È un messaggio politico potentissimo. Ignorarlo, oggi, significa assumersi una responsabilità che domani potrebbe essere molto più difficile da sostenere.

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